Harakiri for the sky + SVNTH @ Locomotiv Club, Bologna, 27 febbraio 2026
Il 03/03/2026, di Valentina Ceccatelli.
Per come la vedo io, ci sono tre motivi per cui qualcuno urla su un palco: può essere il genere che fai che lo richiede, può essere perché ti serve per sfogarti, o può essere perché se non lo fai l’alternativa è strapparsi la pelle e vedere se esce anche l’ansia. Se non vi siete mai sentiti così, buon per voi. Se invece sapete di cosa sto parlando, benvenuti a un concerto degli Harakiri for the sky.
Fatemi però iniziare dai SVNTH (si legge Seventh): band romana che ho la fortuna di vedere per l seconda volta, e che trasuda tanta freddezza nella musica quanto calore sul palco. Un misto fra Alcest e Amenra, nel mio modestissimo parere, che dovreste assolutamente recuperare. E’ una proposta musicale rara in questo paese, e personalmente spero di vederli suonare presto su palchi giganteschi perché sarà il caso che iniziamo ad esportare anche roba decente oltre alla Pausini e Tiziano Ferro che cantano in spagnolo.
Ci dev’essere un confine diverso da quello geografico, fra Austria e Italia: siamo così vicini, eppure il muro di gelo (e fumo) che scende sul palco con gli Harakiri for the Sky è una cosa che puoi letteralmente toccare. Non perché siano distanti dal pubblico, o perché non diano relazione ai loro fan: è semplicemente una sensazione che ti entra sotto pelle appena le prime luci azzurro ghiaccio iniziano ad accendersi ad intermittenza (l’incubo dei fotografi, le strobo) e Michael Wahntraum sale sul palco dandoti le spalle fin da subito. Fra l’altro indossando una magnifica maglietta di Leonard Cohen.
Si girerà raramente, se non per nascondere il viso dietro i capelli, e il muro di ghiaccio resterà su per quasi tutto il tempo. Si romperà solo quando scenderà fra il pubblico a fine concerto.
Gli Harakiri for the Sky non sono famosi per la positività esasperata, se volete una cosa del genere vi consiglio di tornare a Fivelandia 5, ed è una cosa che si capisce anche solo dai titoli degli album: Harakiri for the Sky, l’ultimo Scorched Earth, Trauma ma, soprattutto Aokigahara, la foresta dei suicidi in Giappone. Uscito nell’inverno del 2025, Scorched Earth non è un disco che si acchiappa al primo ascolto, ma è giusto così: la roba semplice non ti fa frizzare il cervello, e se qualcosa non ti fa frizzare il cervello vuol dire che non lo usi. Non lo dico io, lo diceva Federico Frusciante. E aveva ragione.
Come cantano in Heal me, visto che non sembra che le cose miglioreranno (potete smettere di bombardare tutto ciò che si muove per 5 minuti?) “Saremo il vuoto che vorremmo vedere nel mondo”.