Bring Me The Horizon – L.I.V.E. in São Paulo
Il 25/03/2026, di Filippo Corso.
I Bring Me The Horizon sono uno di quei rari casi in cui si può parlare apertamente e con convinzione di band “generazionale”. Il motivo è semplice, sono riusciti a canalizzare un genere come il metalcore — che loro stessi hanno contribuito a far crescere — verso uno step successivo, portandolo dall’underground a un mainstream meritato e, per certi versi, inusuale per una band che suona musica così “dura”.
“Generazionale” perché i fan di un’intera epoca si identificano in loro e ne sono grati anche nella vita quotidiana. Ma anche perché, attraverso dischi fondamentali come ‘Sempiternal’, la band è riuscita a creare un sound e un approccio vincenti che, grazie anche a influenze pop, hanno pochi eguali a livello globale.
Tutto questo trova piena conferma in ‘L.I.V.E. In São Paulo’, riproposizione del concerto tenuto nella città brasiliana nel 2024 in promozione dell’album ‘Post Human: NeX GEn’. Una trasposizione per il grande schermo che immortala uno spettacolo totalmente immersivo, simile a un vero e proprio rituale, e a una sorta di accettazione — quasi impotente — dell’approccio furioso della band, di fronte a uno stadio gremito da oltre 50.000 fan in delirio.
L’immersività dello spettacolo passa anche dalla capacità di gestire l’emotività del pubblico, attraverso segnali e “alert” provenienti dalla regia che suggeriscono stati emotivi critici, spesso in relazione diretta alle performance della band. Un espediente che contribuisce a rafforzare l’idea di trovarsi di fronte a qualcosa di più di un semplice concerto, fino a evocare in chiave scenica vere e proprie “possessioni” durante i momenti più estremi e aggressivi della scaletta.
La qualità della proposta è evidente: poche band, oggi, possono permettersi uno spettacolo di questo tipo, in cui tutto appare digitalizzato, quasi “post-umano”, come se si fosse proiettati in un universo parallelo. Ma è soprattutto il concetto di rituale a emergere con forza: un rituale oscuro, per certi versi vicino a immaginari alla ‘American Satan’, pellicola che richiama in maniera neanche troppo velata certe estetiche legate al metalcore. Ed è proprio questa dimensione a rendere la performance ancora più coinvolgente, grazie a un equilibrio riuscito tra atmosfere cupe e una resa sonora estremamente pulita e precisa.
Dal punto di vista della scaletta, i Bring Me The Horizon possono contare su un catalogo ampio e stratificato, e infatti non emergono particolari punti deboli. La setlist è centrata sul materiale più recente, in linea con il tour dell’epoca, ma lascia comunque spazio ai momenti più rappresentativi della carriera come i tre estratti da ‘Sempiternal’. Resta però qualche piccolissimo rimpianto per una presenza limitata degli esordi, in particolare di ‘Count Your Blessings’ e di ‘There Is a Hell Believe Me I’ve Seen It. There Is a Heaven Let’s Keep It a Secret’, due lavori fondamentali per comprendere l’evoluzione della band.
È evidente poi come la presenza scenica sia quella di professionisti navigati, e lo si percepisce chiaramente anche nella gestione del pubblico: i moshpit vengono chiamati e immediatamente raccolti, con una risposta carica di enfasi, gratitudine e, in molti casi, anche emotività pura e lacrime. C’è un senso diffuso di partecipazione totale, come se tutti fossero consapevoli di assistere a qualcosa destinato a rimanere, non solo nella storia della band, ma anche in quella del genere.
A emergere in modo particolare è la performance del frontman Oliver Sykes, vero catalizzatore dell’intero spettacolo. La sua presenza è dominante, capace di guidare e trascinare con sé il resto della band in un concerto che assume i connotati dell’immortalità.
In definitiva, si può comunque affermare che i Bring Me The Horizon sono riusciti ad andare oltre: oltre il genere, oltre i pregiudizi, oltre quei limiti che la scena degli esordi sembrava imporre. Questo concerto ne è la dimostrazione più evidente, il punto di arrivo, almeno per ora, di un percorso costruito con ambizione, visione e identità. Un apice che non rappresenta solo una grande performance, ma il racconto compiuto di una storia destinata a rimanere.
Setlist
01. (Interlude) Press Start – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment)
02. DArkSide – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment)
03. MANTRA – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment)
04. Happy Song – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment)
05. Teardrops – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment)
06. AmEN! – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment)
07. (Interlude) Project Angel Dust – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment)
08. Kool-Aid – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment)
09. Shadow Moses – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment)
10. [ost] (spi)ritual – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment)
11. n/A – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment)
12. Sleepwalking – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment
13. Itch for the Cure (When Will We Be Free?) – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment)
14. Kingslayer – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment
15. Parasite Eve – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment)
16. Follow You – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment)
17. LosT – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment)
18. Can You Feel My Heart – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment)
19. (Interlude) You People Are All Doomed – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment)
20. Doomed – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment)
21. (Interlude) Aura Gauger – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment)
22. Drown – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment)
23. Throne – L.I.V.E. In São Paulo (Live Immersive Visual Experiment)