Saor + Lili Refrain + Dewfall + Ghostheart Nebula @ Slaughter Club, Paderno Dugnano, 22 marzo 2026
Il 26/03/2026, di Filippo Corso.
L’ultimo concerto italiano del tour di supporto a ‘Amidst The Ruins’ dei Saor, andato in scena allo Slaughter di Paderno Dugnano, rappresenta un appuntamento di grande interesse, anche alla luce dell’ottimo riscontro ottenuto dal nuovo album degli scozzesi, da sempre dediti a un black metal dalle forti tinte atmosferiche ed epiche. Un’occasione preziosa per verificare dal vivo la resa di un lavoro in grado di conquistare pubblico e critica, e per immergersi nel mondo sonoro che da anni caratterizza la cifra stilistica della band.
Il bill si presenta ben assortito, soprattutto per la qualità delle band coinvolte oltre agli headliner — tutte italiane — che contribuiscono a costruire una serata varia ma assolutamente coerente. Ogni gruppo porta sul palco un’identità ben definita, dando vita a un evento ricco di sfumature e momenti degni di nota, in cui alcune diverse declinazioni del metal estremo si intrecciano con naturalezza.
I milanesi Ghostheart Nebula inaugurano la serata con il loro doom metal dalle tinte post-black, offrendo una prova convincente davanti al poco pubblico ancora presente. La simbiosi tra il growl di Maurizio Caverzan e la splendida voce clean di Lucia Amelia Emanueli risulta particolarmente evocativa, richiamando le sonorità del gothic doom più intenso e ipnotico.
Una performance solida che, anche grazie alla chitarra intensa di NM, mette in luce la classe buia del combo, già evidente nella qualità del loro ultimo lavoro, ‘Blackshift’. Brani come ‘Elegy of the Fall’ trasmettono oscurità e pesantezza, in un sound che dimostra quanto la fusione tra gothic doom e black metal possa risultare profonda e capace di insinuarsi negli strati più intimi dell’animo umano. Per il sottoscritto, un’autentica sorpresa: complimenti!
Altra band di assoluto talento a salire sul palco dello Slaughter sono i Dewfall, dediti a un pagan black metal di grande impatto. Il favore della critica ottenuto dall’ultimo album ‘Landhaskur’, uscito a fine 2024, trova piena conferma dal vivo in una prova violenta e trascinante.
L’attitudine del combo è autentica e carica di enfasi: l’alternanza tra intro atmosferiche e improvvise accelerazioni risulta efficace, così come il contrasto tra scream e clean vocals, capace di creare passaggi davvero memorabili. Il muro sonoro non si limita al black metal, ma si arricchisce di contaminazioni speed e thrash, donando ulteriore dinamismo a una proposta già ben strutturata.
Non c’è un attimo di pausa e l’incanto non si spezza nemmeno nei passaggi più rarefatti, valorizzati da cori eseguiti con grande intensità e carattere primordiale. La chitarra di Flavio Paternò sprigiona epicità e violenza, ma anche un forte senso di antico, come nelle velocissime ‘Skranna’ e ‘Maska’: un equilibrio che rende l’esibizione dei Dewfall potente e dominante anche nelle parti più cadenzate, che risultano davvero impressionanti. Anche qui una prova maiuscola, ricca dal punto di vista evocativo, capace di riportare a sensazioni di un tempo ormai perduto.
Tantissima è la curiosità per Lili Refrain, compositrice e polistrumentista in grado di costruire un universo sonoro estremamente personale, sospeso fuori dal tempo e dallo spazio e in bilico tra luce e buio. Le sue performance abbracciano una vasta gamma di influenze, avvolgendo completamente lo spettatore.
Il live looping che la contraddistingue si traduce in un’esperienza immersiva, un vero e proprio percorso sensoriale in una dimensione altra, dove suoni, synth, tamburi, chitarre e una voce straordinaria si intrecciano dando forma a una ritualità ancestrale e ipnotica.
Sul palco, ogni gesto assume un significato preciso: i brani prendono forma in tempo reale, strato dopo strato, in un crescendo che cattura e trascina. Non è soltanto musica, ma arte allo stato puro — antica, colta e viscerale — capace di fondersi con il linguaggio del corpo e di dar vita a qualcosa di perfettamente sincrono, magnetico e profondamente evocativo.
Lo Slaughter viene letteralmente trasportato in un universo parallelo, dove richiami pagani, mai legati a una tradizione specifica, conducono a uno stato di trance in cui il concetto stesso di rito diventa parte integrante della performance.
Impossibile incasellare lo spettacolo dell’artista romana in un genere preciso: elementi folk, ambient, rituali e psichedelici si fondono in un linguaggio unico. Ciò che resta è un’esperienza intensa e totalizzante, capace di lasciare un segno profondo e difficilmente dimenticabile.
Ed eccoci ai tanto attesi Saor, band che nel corso degli ultimi anni si è ritagliata un ruolo di primo piano nel panorama black metal internazionale grazie a una proposta che fonde in modo organico elementi di folk celtico scozzese — anche attraverso l’utilizzo di strumenti come flauto e tin whistle — oltre a liriche profondamente radicate nella propria tradizione.
Andy Marshall, ideatore del progetto, costruisce la scaletta principalmente sull’ultimo ‘Amidst The Ruins’, dando vita a una performance pressoché perfetta. La formazione che lo accompagna incarna pienamente questa visione, restituendo con naturalezza le atmosfere delle Highlands scozzesi attraverso una componente tradizionale autentica e mai forzata.
Sin dai primi istanti l’atmosfera è da brividi: le melodie, intrecciate a un immaginario folklorico colto e antico, diventano il fulcro di un approccio in cui lo scream tipicamente black metal si inserisce con efficacia, esaltandone fascino e profondità espressiva.
Avvolti da luci fredde e da un’aura quasi rituale, i momenti in cui entrano in gioco flauto e tin whistle amplificano ulteriormente l’impatto emotivo dell’esibizione, trasportando lo spettatore in paesaggi sonori dal forte richiamo arcaico.
Sul palco i Saor trovano la loro dimensione ideale e trasformano ogni brano in un flusso sonoro denso di pathos. Il risultato è un insieme ricco e coerente, in cui ogni elemento contribuisce a costruire una narrazione musicale perfettamente bilanciata e di grande intensità.
Gli scozzesi chiudono la serata confermandosi una realtà ormai matura e pienamente consapevole dei propri mezzi, capace di unire tradizione e intensità black con grande naturalezza. L’esibizione si sviluppa come un percorso continuo, in equilibrio tra momenti contemplativi e aperture più impetuose, senza mai perdere coesione. Il pubblico resta immerso in una trama sonora carica di significato, tra slanci epici e profondi richiami alla terra e alla memoria. Un finale potente e coinvolgente, che suggella una serata di grande qualità e dall’altissimo quoziente di classe e autenticità.
Setlist Saor
01. Amidst the Ruins
02. Bròn
03. Echoes of the Ancient Land
04. The Sylvan Embrace
05. Rebirth
06. Aura
Galleria fotografica a cura di Jamile Barcelo