Kreator + Carcass + Exodus + Nails @ Alcatraz, Milano, 07 aprile 2026
Il 12/04/2026, di Filippo Corso.
Il palco è quello delle grandi occasioni e il pubblico risponde presente fin dall’apertura delle porte anche se non si raggiungerà il sold-out. La comunque grande affluenza non è una sorpresa: i Kreator si sono sempre dimostrati una macchina da guerra dal vivo, capaci di attirare appassionati provenienti da diversi ambiti del metal, dal thrash al black fino al cosiddetto “evil” metal che forse è il piano principale sul quale poggiano le composizioni degli ultimi album del combo teutonico.
Si parte con i californiani Nails, band assolutamente di matrice hardcore punk ma che, in maniera molto interessante, incorpora nel proprio sound numerose contaminazioni thrash e death. La scaletta attinge in larga parte dal loro lavoro più rappresentativo, ‘Unsilent Death’, riuscendo fin da subito a scaldare il pubblico nel migliore dei modi.
Nonostante il set ridotto, la performance mette in luce una band che meriterebbe di essere apprezzata in un contesto più ampio: l’attitudine sul palco è infatti di grande impatto, carica di aggressività e intensità, elementi che in questa occasione emergono solo in parte a causa del minutaggio limitato a loro disposizione, tuttavia l’esperienza del combo si sente in modo netto ed il ricordo che lascia al pubblico e’ senza ombra di dubbio positivo.
Setlist
01. The Hammer (Motörhead)
02. Suffering Soul
03. Violence Is Forever
04. God’s Cold Hands
05. Wide Open Wound
06. I Will Not Follow
07. Endless Resistance
08. You Will Never Be One of Us
09. Unsilent Death
Il gioco si fa sempre più duro: è il turno degli Exodus, veterani del thrash californiano e mondiale. Dal vivo, come sappiamo, sono un’autentica garanzia e il nuovissimo ‘Goliath’, a cui si rifà anche la scenografia, viene omaggiato con due pezzi che, a mio parere, rendono molto bene in sede live: l’iniziale nonché esplosiva ‘3111’ e la title track che, con il suo incedere quasi doom, spezza il ritmo demoniaco che fa da perno all’intera esibizione.
È ovvio che il pubblico attenda i grandi classici, che non tardano ad arrivare grazie a tre estratti da ‘Bonded By Blood’, capaci di riportare l’intera venue direttamente negli anni ’80. Menzione particolare per ‘A Lesson In Violence’, davvero un pezzo spaccaossa, che scatena una risposta da autentico girone infernale.
La prestazione è entusiasmante, piena di carica e intensità, con Rob Dukes alla voce e Gary Holt che emanano “grazia”, storia e talento all’interno di una scaletta fin troppo breve rispetto alla fame dell’audience.
Un concerto che non ha bisogno di molte spiegazioni: memorabile e assolutamente da ricordare. Anche questa volta i grandi “vecchi” del thrash hanno avuto ragione attraverso la loro musica, dimostrando di saper regalare emozioni genuine e vere a un pubblico che ha risposto con grande devozione e rispetto.
Setlist
01. 3111
02. Bonded by Blood
03. Deathamphetamine
04. Blacklist
05. Goliath
06. A Lesson in Violence
07. The Toxic Waltz (con intro “Raining Blood”)
08. Strike of the Beast
È il tempo dei maestri: per ciò che hanno rappresentato per il deathgrind e il death metal, i Carcass ne incarnano perfettamente l’immaginario. Attraverso i primi cinque album “fondamentali” hanno contribuito in maniera determinante, e con diverse sfaccettature, alla creazione di un mito ancora oggi vivo.
Lo si percepisce chiaramente dall’attesa e dalla devozione dei fan, evidenti anche nelle numerosissime t-shirt presenti all’Alcatraz, in quantità praticamente pari a quelle degli headliner.
Il set si apre con due estratti dal più “recente” ‘Surgical Steel’, per poi affondare il colpo con ben quattro brani dall’insuperabile ‘Heartwork’: un’esibizione in cui la risposta dei fan è letteralmente clamorosa. Tra pogo, stage diving e moshpit si assiste a scene di totale trasporto, con tanto di interventi della sicurezza e del personale a sostegno di alcuni spettatori. Personalmente non vedevo un coinvolgimento così ampio da tantissimo tempo.
‘Buried Dreams’ e la stessa ‘Heartwork’ restituiscono pienamente lo stato di grazia del combo, ulteriormente esaltato dalle performance degli immortali Bill Steer e Jeff Walker. Sarò forse un tantino esplicito, ma raramente come in questa occasione è apparsa evidente la differenza di status tra le band presenti: da un lato vere e proprie leggende come i Carcass, dall’altro grandissime e storiche realtà.
Una prestazione sontuosa, impreziosita da brani rappresentativi dei momenti più alti della carriera degli inglesi, tra cui la maestosa ‘Corporal Jigsore Quandary’. In definitiva, un concerto semplicemente mostruoso!
Setlist
01. 1985
02. Unfit for Human Consumption
03. Buried Dreams
04. Incarnated Solvent Abuse
05. No Love Lost
06. Death Certificate
07. Dance of Ixtab
08. Genital Grinder
09. Exhume to Consume
10. Corporal Jigsore Quandary
11. Heartwork
I Kreator, ovviamente, sono la grande attrazione della serata: una band che ormai può essere annoverata a pieno titolo tra i più grandi della scena metal mondiale. Lo si percepisce sin da subito dall’imponente scenografia presente sul palco, formata dal “Violent Mind” sul fondo della scena — figura presente da sempre nelle cover degli album dei tedeschi — e da enormi corna posizionate subito dietro le spalle di Petrozza e compagni, probabilmente uno dei più grandi allestimenti scenici mai visti all’Alcatraz di Milano.
La platea appare in grande attesa e l’ingresso trionfale avviene con uno dei pezzi dell’ultimo ‘Krushers Of The World’, ovvero ‘Seven Serpents’. L’album viene degnamente rappresentato con ben cinque tracce estratte, ma ciò che si nota è una carica non pienamente trasmessa al pubblico, soprattutto nella prima parte della setlist. Forse una questione di volumi: il concerto impiega un po’ prima di prendere quota.
La situazione migliora, a mio parere, da ‘People Of The Lie’ in poi, anche se complessivamente il ricordo dell’ultima esibizione italiana del dicembre 2024, proprio nello stesso locale, resta per me superiore. I fan nella stragrande maggioranza, ed è questa la cosa più importante, rispondono presenti e dimostrano tutto l’affetto verso la band teutonica.
I pezzi che funzionano di più e coinvolgono tutti sono quelli tratti dai primi album seminali come ‘Endless Pain’ e ‘Pleasure to Kill’, mentre la consueta ‘Violent Revolution’ è sempre un piacere da riascoltare dal vivo. Particolarmente accattivante è stata la prestazione in ‘Tränenpalast’, con la presenza sul palco anche di Britta Görtz. Meno convincenti, invece, almeno rispetto alle versioni in studio, brani come ‘Satanic Anarchy’ e ‘Loyal To The Grave’, i cui ritornelli presentano un timbro quasi clean.
Un concerto, quindi, di una band che si conferma assolutamente una grandissima realtà, nel pieno della propria maturità artistica, ma che lascia qualcosa in termini di impatto complessivo e capacità di coinvolgimento su parte del pubblico.
Dell’evento nel suo complesso non possiamo che sottolinearne la piena riuscita: l’insieme delle realtà messe in campo si è rivelato tra i più azzeccati e convincenti dell’anno, capace di offrire una proposta varia e sempre avvincente, ma se proprio dobbiamo individuare un vero mattatore della serata, la scelta non può che ricadere sugli straordinari Carcass, ripeto autori di una prestazione semplicemente impeccabile.
Setlist
01. Seven Serpents
02. Hail to the Hordes
03. Enemy of God
04. Satanic Anarchy
05. Hate Über Alles
06. People of the Lie
07. Betrayer
08. Krushers of the World
09. Hordes of Chaos (A Necrologue for the Elite)
10. Satan Is Real
11. Loyal to the Grave
12. Phantom Antichrist
13. Tränenpalast
14. Endless Pain
15. 666 – World Divided
16. Violent Revolution
17. Pleasure to Kill