Machine Head @ Alcatraz, Milano, 22 aprile 2026
Il 27/04/2026, di Filippo Corso.
‘An Evening With Machine Head’ è l’evento del 22 aprile all’Alcatraz di Milano, partiamo subito col dire che una definizione del genere non poteva essere più azzeccata. Ci troviamo di fronte a uno dei concerti più intensi, soddisfacenti e carichi di adrenalina dell’intero 2026: una serata costruita esclusivamente attorno ai Machine Head, senza headliner aggiuntivi, senza band di supporto, senza distrazioni.
Solo Robb Flynn e soci, faccia a faccia con il proprio pubblico, in un dialogo diretto, continuo, quasi viscerale. Tre ore di concerto senza interruzioni, in cui si è instaurato uno scambio autentico di energia ed emozioni tra band e fan, sostenuto da una prestazione semplicemente stratosferica.
La venue non ha registrato il sold out, ma poco importa: l’Alcatraz è stato comunque riempito da un pubblico in totale stato di grazia. I fan, in delirio per tutta la durata della setlist, hanno trasformato ogni metro della sala in un’esplosione di adrenalina e devozione: pogo incessante, stage diving continuo e cori su ogni brano, dai più recenti ai classici ormai intramontabili.
Un’atmosfera elettrica e travolgente che ha reso la serata qualcosa di più di un semplice concerto: una vera celebrazione del rapporto tra i Machine Head e il loro pubblico. Un rapporto che va oltre l’ammirazione e si è trasformato negli anni in una connessione profonda, capace di amplificarsi tra momenti più aggressivi e passaggi più intimi. Basta osservare qualsiasi esibizione della band per rendersi conto di quanto questa sintonia sia forte e universale. È come se tra band e pubblico esistesse un patto non scritto, qualcosa che va oltre la musica e si trasforma in un vincolo profondo, difficile da spiegare.
Quando si parla degli americani, ogni concerto diventa un evento da segnare. I brani oggi considerati classici, già negli anni ’90 erano avanti anni luce e risultano ancora incredibilmente attuali, spesso più di molte produzioni recenti.
La scaletta attraversa tutti e tre i decenni di carriera dei californiani e parte subito a razzo con ‘Imperium’, ‘Ten Ton Hammer’ e ‘Now We Die’: un inizio devastante, con il locale messo al tappeto nei primi venti minuti. La band è in forma smagliante e anche le piccole imperfezioni contribuiscono a rendere la performance ancora più autentica.
Brani inizialmente criticati negli anni della loro uscita per sonorità più vicine al nu metal, come ‘From This Day’ e ‘The Blood, The Sweat, The Tears’ da ‘The Burning Red’, oggi appaiono come autentiche gemme, accolte da boati spontanei e carichi di pathos.
Solo Robb Flynn e soci, faccia a faccia con il proprio pubblico, in un dialogo diretto, continuo, quasi viscerale. Tre ore di concerto senza interruzioni, in cui si è instaurato uno scambio autentico di energia ed emozioni tra band e fan, sostenuto da una prestazione semplicemente stratosferica.
La venue non ha registrato il sold out, ma poco importa: l’Alcatraz è stato comunque riempito da un pubblico in totale stato di grazia. I fan, in delirio per tutta la durata della setlist, hanno trasformato ogni metro della sala in un’esplosione di adrenalina e devozione: pogo incessante, stage diving continuo e cori su ogni brano, dai più recenti ai classici ormai intramontabili.
Un’atmosfera elettrica e travolgente che ha reso la serata qualcosa di più di un semplice concerto: una vera celebrazione del rapporto tra i Machine Head e il loro pubblico. Un rapporto che va oltre l’ammirazione e si è trasformato negli anni in una connessione profonda, capace di amplificarsi tra momenti più aggressivi e passaggi più intimi. Basta osservare qualsiasi esibizione della band per rendersi conto di quanto questa sintonia sia forte e universale. È come se tra band e pubblico esistesse un patto non scritto, qualcosa che va oltre la musica e si trasforma in un vincolo profondo, difficile da spiegare.
Quando si parla degli americani, ogni concerto diventa un evento da segnare. I brani oggi considerati classici, già negli anni ’90 erano avanti anni luce e risultano ancora incredibilmente attuali, spesso più di molte produzioni recenti.
La scaletta attraversa tutti e tre i decenni di carriera dei californiani e parte subito a razzo con ‘Imperium’, ‘Ten Ton Hammer’ e ‘Now We Die’: un inizio devastante, con il locale messo al tappeto nei primi venti minuti. La band è in forma smagliante e anche le piccole imperfezioni contribuiscono a rendere la performance ancora più autentica.
Brani inizialmente criticati negli anni della loro uscita per sonorità più vicine al nu metal, come ‘From This Day’ e ‘The Blood, The Sweat, The Tears’ da ‘The Burning Red’, oggi appaiono come autentiche gemme, accolte da boati spontanei e carichi di pathos.
‘Is There Anybody Out There?’ introduce una vena più metalcore, ma all’interno di una scaletta così varia funziona perfettamente, al pari di pezzi più recenti e affini come ‘ARRØWS IN WØRDS FRØM THE SKY’ e ‘BØNESCRAPER’. Nei Machine Head non esiste una distinzione tra passato e presente: esiste solo il momento, ed è estremamente coinvolgente.
Poi ci sono i brani che ti trascinano nel circle pit anche quando avevi deciso di restare fermo: ‘Locust’ e ‘Catharsis’ incarnano perfettamente l’essenza del metal, pezzi talmente iconici da poter essere utilizzati per spiegare il genere a chiunque.
Uno dei momenti più intensi arriva invece con la sezione acustica: ‘Circle the Drain’ e ‘Darkness Within’ vengono cantate interamente dal pubblico. Qui emerge ancora di più la figura di Robb Flynn, capace di un’interpretazione carica di sentimento e autenticità, da vero cantautore.
Non c’è un attimo di pausa. Straordinaria la resa di ‘Aesthetics of Hate’, scelta dal pubblico rispetto a ‘Blood for Blood’, con un impatto amplificato da un lavoro luci impeccabile. Di grande effetto anche la scenografia, con imponenti ledwall sul fondo e ai lati del palco.
Poi ci sono i brani che ti trascinano nel circle pit anche quando avevi deciso di restare fermo: ‘Locust’ e ‘Catharsis’ incarnano perfettamente l’essenza del metal, pezzi talmente iconici da poter essere utilizzati per spiegare il genere a chiunque.
Uno dei momenti più intensi arriva invece con la sezione acustica: ‘Circle the Drain’ e ‘Darkness Within’ vengono cantate interamente dal pubblico. Qui emerge ancora di più la figura di Robb Flynn, capace di un’interpretazione carica di sentimento e autenticità, da vero cantautore.
Non c’è un attimo di pausa. Straordinaria la resa di ‘Aesthetics of Hate’, scelta dal pubblico rispetto a ‘Blood for Blood’, con un impatto amplificato da un lavoro luci impeccabile. Di grande effetto anche la scenografia, con imponenti ledwall sul fondo e ai lati del palco.
L’apice si raggiunge con ‘Davidian’, brano ormai leggendario che trascina l’Alcatraz in una dimensione infernale, espressione pura dell’essenza di un pezzo immortale ed impreziosito dalla presenza alla chitarra di Helena Kotina delle Nervosa come peraltro in ‘ØUTSIDER‘. Subito dopo arriva il tributo ai Black Sabbath e a Ozzy, con un accenno dell’immortale ‘Iron Man’ che rende omaggio alla band più influente di sempre.
La conclusiva ‘Halo’ sigilla un’apparizione incredibile e lascia spazio a una riflessione inevitabile sul ruolo della band nel metal di oggi. Alla domanda che sempre più spesso ci si pone — chi sarà in grado di raccogliere l’eredità delle grandi band storiche destinate, prima o poi, a lasciare il trono — una risposta, personalmente, ce l’ho chiara. E serate come questa non fanno altro che confermarla.
La conclusiva ‘Halo’ sigilla un’apparizione incredibile e lascia spazio a una riflessione inevitabile sul ruolo della band nel metal di oggi. Alla domanda che sempre più spesso ci si pone — chi sarà in grado di raccogliere l’eredità delle grandi band storiche destinate, prima o poi, a lasciare il trono — una risposta, personalmente, ce l’ho chiara. E serate come questa non fanno altro che confermarla.
Setlist
01. Imperium
02. Ten Ton Hammer
03. CHØKE ØN THE ASHES ØF YØUR HATE
04. Now We Die
05. The Blood, the Sweat, the Tears
06. Is There Anybody Out There?
07. ARRØWS IN WØRDS FRØM THE SKY
08. Exhale The Vile
09. This Is The End
10. SLAUGHTER THE MARTYR
11. Aesthetics of Hate
12. Game Over
13. Old
14. ØUTSIDER
15. Locust
16. BØNESCRAPER
17. Circle the Drain (acoustic)
18. Darkness Within (acoustic)
19. Catharsis
20. Bulldozer
21. From This Day
22. Davidian
23. Iron Man (Black Sabbath cover)
24. Halo
Galleria fotografica a cura di Erika Gagliardi