Frontiers Rock Festival @ Trezzo d’Adda (BG), 01 maggio 2026

Il 06/05/2026, di .

Frontiers Rock Festival @ Trezzo d’Adda (BG), 01 maggio 2026

Il Frontiers Rock Festival si è confermato, anche in questa edizione, come uno degli appuntamenti più attesi e rilevanti per gli appassionati di rock melodico e hard rock a livello internazionale. Nel corso di tre intense giornate, il festival ha offerto un’esperienza musicale ricca e variegata, riunendo sullo stesso palco artisti affermati e nuove promesse del panorama rock.

L’evento non è stato soltanto una celebrazione della musica, ma anche un’importante occasione di incontro e condivisione per fan provenienti da diverse parti del mondo, accomunati dalla stessa passione. L’organizzazione si è distinta per professionalità e attenzione ai dettagli, contribuendo a creare un’atmosfera coinvolgente e dinamica.

Streetlight: Prima band del festival, con il compito decisamente ingrato di aprire le danze, assolto comunque con professionalità. La chitarra del cantante è una Larivee gialla, resa celebre anni fa da un altro svedese quando ci regalava il “Volo del Calabrone”. Prestazione senza infamia e senza lode.

Shiraz Lane: Una delle band che aspettavo di rivedere, tra le più energiche della giornata. Nonostante siano i più giovani musicisti delle tre giornate, dimostrano grande professionalità e gusti musicali raffinati, evidenti nelle scelte stilistiche dei loro album. Ottima prova.

Dan Bryne: Chiamato all’ultimo per coprire le defezioni di altre band, offre una buona prestazione, ideale per chi apprezza il melodic rock più classico con una forte enfasi sull’interpretazione vocale. Una sorpresa che meriterebbe un nuovo ascolto.

Creye: AOR moderno, molto curato. Perfetti per chi ama suoni puliti, tastiere e ritornelli catchy. Personalmente li andrò a riascoltare anche su disco. Piacevoli.

Russ Ballard: Qui si parla di storia. Sarebbe stato giusto esserci anche solo per dire “c’ero”, vista la quantità di hit scritte per altri artisti. A ottant’anni dimostra di sapere ancora perfettamente come stare sul palco. Prestazione di altissimo livello, chiusa in un vero tripudio durante l’esecuzione di tre dei suoi brani più celebri — ‘Voices’, ‘Since You Been Gone’ e ‘God Gave Rock’n’Roll to You’ — portati al successo da altri artisti.

Giant: La band ha superato diverse sfortune: prima il problema al passaporto del batterista David Huff, poi la slogatura della spalla del bassista Mike Brignardello. Nonostante tutto, sono saliti sul palco spiegando la situazione e chiedendo al pubblico il consenso per esibirsi senza bassista. Data la situazione e l’umiltà dimostrata, la risposta è stata positiva. Ne è uscita una delle migliori performance del festival, con qualità tecniche altissime pienamente confermate. Ovazione soprattutto per i brani dei primi album.

Starship: La chiusura della prima giornata spetta agli Starship, band fortemente legata agli anni ’80, capace di regalare classici e creare un’atmosfera festosa, anche rispetto a chi li ha preceduti. Ancora una volta si tratta di veterani del genere, perfettamente consapevoli di come costruire uno spettacolo coinvolgente. La setlist ha attraversato tutta la loro storia, alternando energia rock e momenti più melodici: dall’impatto iniziale di ‘Layin’ It on the Line’ e classici come ‘Jane’, fino alle atmosfere più morbide e radiofoniche di ‘Sara’. Nel finale si torna al repertorio più popolare, fino al gran finale con ‘We Built This City’, ancora oggi divisiva ma impossibile da ignorare, trasformata in un vero inno corale.

 

 

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