The Gathering + Lizzard @ Live Club, Trezzo sull’Adda (MI), 23 maggio 2026

Il 25/05/2026, di .

The Gathering + Lizzard @ Live Club, Trezzo sull’Adda (MI), 23 maggio 2026

Anneke van Giersbergen ha calcato i palchi di mezzo mondo con i The Gathering, durante tre lustri. Fa quindi una certa impressione vederla uscire sul palco del Live di Trezzo sull’Adda visibilmente emozionata, travolta dal calore smisurato e dall’affetto di un pubblico entusiasta che riempie ogni centimetro del locale per un sold-out prevedibile e annunciato. Il tour che celebra i trent’anni di ‘Mandylion’ (1995) è partito nel 2025 e non è sembrato un caso a molti, dato che proprio alla fine dello scorso anno la cantante che sostituiva Anneke dal 2009, Silije Wergeland, aveva annunciato di voler lasciare la band. Senza nulla togliere alla norvegese (gran talento), mai, in questi sedici anni, era riuscita a levarsi di dosso l’etichetta di “nuova” cantante dei The Gathering, nonostante al netto abbia militato nella band più a lungo dell’olandese: ma, a onor del vero, mai sia nemmeno riuscita a raggiungere le vette di chi l’ha preceduta, in quanto a intensità tecnica ed emotiva (e la band con lei), e men che meno nel cuore dei fan più assidui e di vecchia data. Naturale, dunque, che molti abbiano sperato in un tour di rodaggio in vista di una nuova collaborazione (leggi: nuovo disco), anche se nulla di ufficiale è stato annunciato. Ma, si sa, si torna sempre ai vecchi amori. E quindi è imperdibile l’unica data italiana di questa reunion a vent’anni dall’ultima esibizione in Italia con Anneke alla voce,  in formazione “originale” se si considera il debutto della cantante olandese come punto zero della carriera del sestetto. Mandylion è infatti il punto svolta per la band: il sound si ammorbidisce, diviene più intricato e marcatamente ambient e progressive, ma non meno malinconico e per certi versi oscuro, i pezzi sono elaborati e la voce di Anneke riequilibra le nuove eteree atmosfere intessute dai cinque di Oss, prima che prendano una piega più post rock ed elettronica, che vedrà poi il suo culmine con ‘Home’, capolavoro assoluto che marca la fine della collaborazione con van Giersbergen.
Ad aprire la serata ci avevano pensato i Lizzard, trio francese con vent’anni di carriera alle spalle, nel roster dell’infallibile Pelagic Records, che regalano tre quarti d’ora di coinvolgimento totale ad alto tasso tecnico. La band, in realtà per due terzi composta da britannici, trascina un pubblico già carico a molla con il suo mix di progressive, groove martellante, atmosfere introspettive e una voce graffiante, inserti math (notevole il dialogo tra le due componenti ritmiche), e appunto virtuosismo tecnico ma mai scolastico. Travolgenti e convincenti, si rivelano scelta azzeccatissima per preparare il terreno per la band olandese.
I fan sanno già cosa aspettarsi dai The Gathering (la scaletta verte sull’intera esecuzione del disco del 1995, anche se l’ordine dei brani viene stravolto) ma le sorprese non mancano. I brani sono addirittura quindici, e l’apertura è affidata alla title-track, seguita da ‘Eléanor’, ‘Fear the Sea’ e ‘In Motion #1’. Anneke, come detto, pare visibilmente emozionata, ma la voce è quella di sempre e l’energia pure. La band non perde un colpo e si rivela in formissima. Quattro brani fanno da spartiacque prima dell’esecuzione del secondo poker calato direttamente da ‘Mandylion’. A spezzare il ritmo due capolavori imprescindibili della band, ‘Broken Glass’ e ‘Waking hour’. L’intensità e l’emotività sono quasi soverchianti, ed è qui che si rivela l’insuperabilità di Anneke e si fa manifesta: a 54 anni la sua voce è limpida e cristallina, potentissima, e ha raggiunto un controllo tecnico e un’ampiezza che la pongono ben più di un gradino sopra a quello che lei stessa era trent’anni fa (quando era più irriverente, più energica fisicamente -non che ora non lo sia- ma forse anche più “dispersiva” e meno controllata) e a qualsiasi altra cantante metal femminile. L’assolo quasi lirico su accompagnamento di piano nella seconda parte di quello che è -forse- il miglior brano di ‘Home’ è qualcosa che dà i brividi e commuove. Superato lo shock emotivo, è il momento della seconda parte di ‘Mandylion’, con gli ultimi quattro brani, su cui spiccano ‘Leaves’ e il classicone ‘Strange Machine’, osannati dal pubblico.
Ma è con i bis che si tocca il secondo apice della serata. ‘Travel’ è un pezzo che scava nel profondo, l’incedere iniziale lento e ipnotico progredisce inesorabilmente, e l’esecuzione della band è assolutamente impeccabile. Anneke vola su un pianeta sconosciuto già dalla prima strofa (mai più azzeccata di “Melodic stanzas/ are symphonizing their way/ through your weary head […]”) e serve al pubblico degli acuti ultrasonici su spirali spaziali di chitarra e basso. Il pubblico, ammutolito o imbambolato sussurrando le strofe del pezzo, si riprende con l’attacco di ‘Saturnine’, pezzo iconico originariamente paradossalmente irriverente nel ritmo tanto quanto struggente nell’atmosfera sospesa e dolorosa di un amore perduto e di un’assenza incolmabile, che in arrangiamento live si fa ormai da molto tempo più naturalmente orchestrale e saturnino, appunto. L’amore per i The Gathering il pubblico italiano non l’ha mai perso, invece, e il coro che accompagna l’inchino finale della band (visibilmente soddisfatta e travolta da tanto affetto) ha il sentore del ringraziamento per una serata assolutamente perfetta, e di una incrollabile speranza in un ultimo lavoro insieme dopo un battito di ciglia durato vent’anni di “pausa di riflessione” -come si direbbe di un grande amore che non riesce a separarsi.

Galleria fotografica di Nicola Neso.

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