Agriculture + Ponte del Diavolo @ Legend, Milano, 09 giugno 2026
Il 12/06/2026, di Filippo Corso.
In una Milano ricca di eventi il 9 giugno 2026 per la musica dura, va in scena uno concerto destinato a rimanere impresso nella memoria di chi ha avuto la fortuna di affollare il Legend. Un appuntamento che, una volta concluso, assume immediatamente i contorni dell’happening da ricordare grazie alla presenza di due autentiche entità di fatto co-headliner.
Da un lato gli italianissimi Ponte del Diavolo, probabilmente il talento più luminoso dell’attuale panorama tricolore. Con il recente ‘De Venom Natura’ hanno confermato tutte le qualità già emerse in passato, mostrando una maturità artistica e un potenziale tali da poterli proiettare ancora di più tra le realtà più importanti del metal alternativo europeo. Dall’altro gli americani Agriculture, formazione che supera i confini del black metal tradizionale per trasformarlo in un linguaggio d’avanguardia ricco di contenuti e significati per nulla scontati, assolutamente personali definito dagli stessi come “ecstatic black metal”. Una proposta la loro che si sviluppa attraverso un continuo alternarsi di accelerazioni e rallentamenti, esplosioni di furia incontrollata e passaggi atmosferici, creando un equilibrio affascinante tra emozioni profondamente diverse. Ma procediamo con ordine.
Fin dall’apertura delle porte si percepisce chiaramente la sensazione di essere di fronte a qualcosa di speciale. Tra i numerosi presenti, complimenti e attestati di stima si concentrano soprattutto sui Ponte del Diavolo, protagonisti di un periodo particolarmente felice dal punto di vista discografico. Non sorprende quindi che il loro banco del merchandise sia il più frequentato, trasformandosi ben presto in un punto d’incontro tra fan, amici e appassionati.
La performance dei piemontesi prende il via poco dopo, imponendosi immediatamente per carisma e presenza scenica, accompagnata inizialmente dalle note dell’intramontabile ‘Un Bacio a Mezzanotte’. Nei momenti successivi la devozione del pubblico appare pressoché totale. La forza di Erba del Diavolo e compagni risiede nella capacità di costruire un dark sound che assorbe e rielabora elementi di black metal, rock e suggestioni oscure, senza mai ricorrere necessariamente alla velocità come unico strumento espressivo. Al contrario, la loro musica vive di atmosfere e intensità, declinate attraverso una marcata componente melodica che ne amplifica ulteriormente il fascino.
Fin dai primi brani la band mette in mostra una personalità fuori dal comune, chiarendo immediatamente la caratura artistica di cui è fatta. ‘Every Tongue Has Its Thorns’ e ‘Lunga Vita alla Necrosi’ ne sono un esempio assoluto, frangenti nei quali ritengo fondamentale anche il ruolo giocato dalla sezione ritmica. Non ci sono attimi di tregua in tutto quel veleno che i nostri rilasciano sulla platea, un veleno che sembra fare effetto in maniera decisa e costante attraverso quel portale che la stessa Erba riesce ad aprire grazie a un’esibizione a tratti ammaliante, a tratti aggressiva, a volte arcana ma sempre caratterizzata dai connotati di una moderna strega.
‘Zero’, ‘Nocturnal Veil’ e soprattutto ‘In the Flat Field’ evidenziano tutta la coscienza occulta di un sound che esplode con la conclusiva ‘Covenant’, brano che chiude uno spettacolo eccelso, ancora una volta mistico e misterioso.
Arriva il momento degli americani Agriculture, band che nella seconda metà del 2025 ha dato alle stampe il proprio secondo album, ‘The Spiritual Sound’, dal quale viene estratta la quasi totalità dei pezzi eseguiti. La natura del gruppo è, come già evidenziato, totalmente singolare e affascinante: un approccio più veloce e meno dedicato all’oscurità, ma assimilabile a quello della band italiana per meravigliosa complessità.
Qui il black metal non è tinto da atmosfere plumbee, ma da continui cambi di ritmo che esaltano le infuocate accelerazioni. La cantante e bassista Leah B. Levinson trasuda rabbia furente attraverso urla superbe, che fanno da contraltare alle parti più pulite affidate a Dan Meyer, capace a sua volta di alternarle a uno scream particolarmente incisivo.
Ne viene fuori uno show che incanta tutti i presenti e che, come da tradizione della band, scatena un incessante pogo dal secondo pezzo fino alla fine. La iniziale ‘My Garden’ sembra servire al pubblico soltanto per prendere le misure e capire che la serata avrebbe potuto prendere una piega decisamente spaccaossa.
Il concerto quindi si apre a una dimensione nuova, che personalmente raramente mi era capitato di vedere. Virtuosismi presenti in quasi tutti i brani, ma mai fini a se stessi, arricchiscono una proposta sonora innovativa in cui il black metal diventa soltanto un percorso per arrivare nell’animo del pubblico passando attraverso ambientazioni e suggestioni sempre diverse.
Tracce come ‘The Weight’, ‘Micah’ e ‘Hallelujah’ trasformano le note in pensieri, regalando momenti di “apparente” calma mentre all’interno del locale si scatena l’inferno. A volte il tutto assume le sembianze di un’enorme jam session, che effettivamente prende forma quando proprio Dan Meyer rompe due corde della chitarra ed è costretto a sostituirle mentre il resto della band continua a macinare musica. In definitiva, un concerto rivelatorio.
Una serata per pochi e per tanti, mi verrebbe da dire. Un concerto che, per l’accoppiamento delle due band, merita un plauso agli organizzatori. Due assolute realtà che continueranno a ritagliarsi uno spazio sempre più rilevante all’interno della musica che amiamo, in maniera ovviamente diversa ma ugualmente affascinante, ricca di nuovi traguardi e soprattutto di emozioni.