A Perfect Circle @ Ferrara Summer Festival – Ferrara, 13 giugno 2026
Il 14/06/2026, di Francesco Faniello.
Al via il Ferrara Summer Festival 2026, kermesse che sembra diventare progressivamente un punto di riferimento per gli amanti di heavy e derivati, pur mantenendo un taglio generalista che al contempo la avvicina ai contenitori analoghi di stampo europeo.
In ogni caso, la scelta del primo nome in cartellone ha il sapore dello statement raffinato e dirompente allo stesso tempo: si tratta degli A Perfect Circle, supergruppo americano espressione del cantante Maynard James Keenan e del chitarrista e produttore Billy Howerdel. Raffinato e dirompente: due aggettivi in antitesi che probabilmente descrivono più di mille parole le geniali alchimie sonore progettate dal duo e oggetto di culto da un abbondante quarto di secolo. Ecco, le tante polemiche che hanno acceso i riflettori sull’imminente calata del Reverendo Manson rischiano di oscurare una figura chiave per lo sviluppo del sound del nuovo millennio qual è Maynard James Keenan, la cui aura non appare minimamente scalfita dal tempo e dal centellinarsi delle uscite discografiche, a giudicare dal numero dei convenuti e dalla qualità dell’accoglienza, degna di una grande occasione quale è il concerto degli A Perfect Circle.
“Clever got me this far, then tricky got me in. Eye on what I’m after, I don’t need another friend”… sono i ritmi familiari di batteria e le linee vocali del singer a chiamare a raccolta un pubblico variegato, che fa dell’aspetto tipico dei metalheads la propria bandiera pur mantenendo un atteggiamento mutuato dalle varie incarnazioni del prog e del neoprog nel corso dei decenni: l’attacco è dunque affidato a ‘The Package’ (opener del secondo album della band) e nel corso della scaletta sarà chiaro come il quintetto indugerà fortemente su ‘Thirteenth Step’ e sull’ultimo ‘Eat the Elephant’ (qui la nostra recensione), dedicando relativamente poco spazio al mio preferito, l’incredibile debut ‘Mer de Noms’.
Pazienza, perché se ‘Disillusioned’ continua a tenere in sospensione i presenti con le sue tastiere danzanti, tocca a ‘The Contrarian’ dare il via all’orgia distorta guidata da Howerdel, forte di una ritmica incalzante che prende piede dopo le prime note. Sono le secche bordate di ‘The Doomed’ a fare da contraltare a uno stile declamatorio che ricorda quello di Roger Waters, senza contare la consueta scelta di una posizione defilata da parte del frontman, stavolta collocato su una piattaforma nelle retrovie. Le luci fredde che sottolineano l’ultimo disco e quelle gialle che sono il colore della loro personale 12 steps saga lasciano per un attimo spazio al caldo rosso di ‘Rose’, primo estratto dal debut i cui tempi secchi sono accolti in tripudio dal pubblico in estasi.
E a proposito di tonalità di colore, è ‘Blue’ a dire la sua alla fine dell’ultimo barlume di luce crepuscolare, neanche la cosa fosse preparata (non mi stupirei di apprenderlo, fossi in voi!). Il calare delle tenebre porta con sé una sensazione straniante, ben sottolineata dagli arpeggi di ‘Talk Talk’ e di ‘Gravity’: la formula sonora degli A Perfect Circle si insinua tra gli astanti assumendo quasi connotazione di musica da camera, tali sono le atmosfere raccolte che emergono in questa sezione del concerto. Tanto però per non venir meno alla propria natura, i Nostri piazzano il riff trascinante di ‘Pet’ che ha l’effetto di sferzare una piazza preda di un vero e proprio incantesimo sonoro, come avviene analogamente con l’incedere spigoloso di ‘The Noose’.
L’ho detto, l’album giallo è decisamente nelle grazie degli A Perfect Circle, che a fine traccia rompono il silenzio per salutare e ringraziare, un thank you very much comunque asciutto che rende Maynard e Billy più affini al citato Waters che ad altri campioni un po’ più affabili del prog che fu, come Peter Gabriel o Fish.
È la quiete prima della tempesta finale, rappresentata dall’irrompere di una ‘Judith’ cantata a squarciagola da tutto il pubblico. Uno di quei centri perfetti al bersaglio, che non può non ricordarci il gesto di Paz Lenchantin che si annoda i capelli nel break dell’iconico videoclip – mostrare una band che suona in un basement qualunque era diventata una pratica irrinunciabile nel decennio precedente a quel fatidico 2000, da ‘Digging the Grave’ a ‘I’m broken’ solo per citarne alcuni. Ecco, se è vero che per me gli A Perfect Circle restano quelli di quel disco (e quanto avrei voluto la presenza di ‘The Hollow’ in scaletta…) è altrettanto vero che i presenti hanno decretato con il loro boato la loro affinità con il mio pensiero, che esula dalla qualità e dall’encomiabile percorso artistico della band per abbracciare in questa sede la comprensibile e perdonabile (spero, da parte vostra!) nostalgia per quella grande stagione che vedeva gli ultimi scampoli di grunge, alternative e groove unirsi per dar vita a qualcosa di unico.
Unico come questo live vissuto e “partecipato” quasi religiosamente dai tanti presenti (ma anche dai due leader, che ci hanno regalato un vistoso inchino a fine set), un’esibizione che resterà nella memoria collettiva e che offre gli auspici migliori per l’apertura della succosa kermesse estiva nella piazza ferrarese.