Iron Maiden + Trivium @ Stadio Giuseppe Meazza in San Siro – Milano, 17 giugno 2026

Il 18/06/2026, di .

Iron Maiden + Trivium @ Stadio Giuseppe Meazza in San Siro – Milano, 17 giugno 2026
Nella vita di un amante dell’hard rock e dell’heavy metal esistono eventi, accadimenti ai quali si desidera partecipare ma, soprattutto, ai quali bisogna essere presenti. La serata del 17 giugno 2026, per i seguaci italiani del metallo pesante, rappresenta una di quelle date destinate a rimanere scolpite nella memoria non soltanto per i prossimi anni, ma per tutta la vita.
Gli Iron Maiden, la band che più di ogni altra incarna il concetto stesso di heavy metal, quella che nell’immaginario collettivo riconduce immediatamente alla musica che tutti noi amiamo, hanno consacrato, o forse sarebbe meglio dire sconsacrato, lo stadio Giuseppe Meazza di Milano sotto il segno della Vergine di Ferro. Non soltanto il tempio del calcio nazionale, ma uno dei luoghi simbolo dello spettacolo dal vivo nel nostro Paese.
Il “Run For Your Lives” Tour, dedicato alla prima parte della carriera degli inglesi dall’omonimo debutto a ‘Fear Of The Dark’, approda anche a Milano dopo il trionfale passaggio dello scorso anno a Padova. L’attesa che accompagna questo appuntamento è quella riservata alle occasioni speciali, a quelle serate che sembrano trascendere la dimensione del semplice concerto per assumere i contorni di qualcosa di più grande.
Il popolo metallaro, naturalmente, risponde presente e da tutto lo stivale. Perché di fronte agli Iron Maiden non esiste assuefazione, non esiste sazietà. Esiste soltanto la voglia di tornare ancora una volta al cospetto di una realtà che da mezzo secolo rappresenta un punto di riferimento assoluto per intere generazioni di appassionati.
Fin dalle prime ore del pomeriggio i dintorni dello stadio iniziano a tingersi di nero. Le vie che conducono all’impianto milanese vengono progressivamente invase da centinaia di magliette degli Iron Maiden, molte delle quali provenienti da tour lontani nel tempo, testimonianza di un legame che accompagna tanti appassionati da una vita. Un legame reso ancora più evidente dal sold-out della t-shirt celebrativa, esaurita addirittura prima dell’apertura dei cancelli. Pochi minuti prima dell’inizio dello show alcuni articoli di merchandising vengono inoltre lanciati verso le prime file, accolti con entusiasmo da un pubblico già completamente immerso nel clima di festa che accompagna l’intera giornata. Accanto ai veterani trovano spazio anche i più giovani, pronti a vivere il loro primo incontro con la band britannica. Tra una birra, una foto davanti ai camion del tour e le immancabili visite agli stand del merchandising, l’atmosfera che si respira all’esterno dello stadio ricorda quella di una grande riunione di famiglia chiamata a raccolta dalla musica che tutti sono accorsi a celebrare.

Ad aprire la serata sono i Trivium, formazione che negli ultimi vent’anni è riuscita a costruirsi un ruolo importante all’interno della scena metal internazionale grazie a una proposta capace di fondere thrash metal, metalcore e melodia in una formula personale e immediatamente riconoscibile. La band guidata da Matt Heafy, frontman che sorprende per il suo italiano, sfrutta al meglio il tempo a disposizione, proponendo una performance energica e compatta capace di scaldare rapidamente un pubblico già numeroso fin dalle prime ore della serata. Tra aggressività, tecnica e una presenza scenica ormai consolidata, gli americani confermano tutte le qualità che li hanno portati a diventare uno dei nomi più importanti del metal contemporaneo, ricevendo una risposta calorosa da parte di San Siro e preparando nel migliore dei modi il terreno per l’evento principale della serata.

Setlist
01. Pull Harder
02. Strife
03. The Sin and The Sentence
04. Down from the sky
05. Until the World Goes Cold
06. Light To The Flies
07. The Heart from your Hate Capsize/In Waves

Quando dagli impianti iniziano a risuonare le note di ‘Doctor Doctor’ degli UFO, l’attesa accumulata nel corso della giornata lascia definitivamente spazio all’entusiasmo. L’intero stadio accompagna il brano come un rituale ormai consolidato, perfettamente consapevole che il momento tanto atteso è finalmente arrivato. Pochi istanti più tardi ‘The Ides Of March’ introduce l’ingresso degli Iron Maiden, accolti da un boato che rende immediatamente evidente la portata dell’evento.
Da quel momento prende forma un viaggio attraverso la prima parte della carriera della band. ‘Murders In The Rue Morgue’, ‘Wrathchild’, ‘Killers’ e ‘Phantom Of The Opera’ riportano i presenti agli anni pionieristici del gruppo inglese, dimostrando come il repertorio degli esordi conservi ancora oggi una forza fuori dal comune e riesca a coinvolgere con la stessa intensità tanto i fan storici quanto le generazioni più giovani.
Se la prima parte dello show rappresenta un omaggio alle radici della band, uno dei passaggi più attesi dell’intero concerto arriva con ‘Infinite Dreams’. Quando Bruce Dickinson pronuncia le prime parole del brano, lo stadio sembra quasi trattenere il fiato. Per molti dei presenti non si tratta semplicemente di una canzone particolarmente amata, ma di un pezzo che non veniva eseguito dal vivo da trentotto anni e che in tanti non pensavano di poter ascoltare nuovamente su un palco degli Iron Maiden.
L’accoglienza riservata a questo pezzo è quella che si riserva ai brani entrati da tempo nell’immaginario dei fan. Lo stupore lascia rapidamente spazio all’emozione, mentre San Siro accompagna ogni passaggio di una canzone che per decenni è rimasta confinata nei sogni degli appassionati. Le sue atmosfere sospese, i continui cambi di intensità e il crescendo finale trovano una partecipazione totale da parte dei presenti, perfettamente consapevoli di assistere a uno dei momenti più intensi dell’intero concerto.
Se ‘Infinite Dreams’ rappresenta il cuore emotivo dello spettacolo, ‘Rime Of The Ancient Mariner’, a mio avviso, ne costituisce probabilmente il momento più monumentale. A oltre quarant’anni dalla sua pubblicazione, l’epopea ispirata a Samuel Taylor Coleridge continua a esercitare un fascino immutato sugli appassionati. Questa incredibile suite scorre con una naturalezza impressionante nonostante la sua durata, ribadendo perché venga considerata uno dei massimi capolavori della carriera della band ed evidenziandone la capacità di trasformare opere monumentali in esperienze di assoluta partecipazione collettiva.
Se ‘Rime Of The Ancient Mariner’ coincide con  uno dei vertici compositivi della produzione maideniana, ‘Powerslave’ continua invece a testimoniare la straordinaria forza dell’immaginario costruito dalla band. Il celebre riff conserva intatta tutta la propria potenza, mentre l’assolo sembra provenire da un’altra dimensione. Sullo sfondo domina l’Egitto immortale di ‘Powerslave’, con quel volto di Eddie in veste faraonica che ha accompagnato la crescita di migliaia di ragazzi innamorati di questa musica. Un’immagine capace di alimentare sogni, fantasie e passioni e che ancora oggi conserva un fascino quasi magnetico. Quando Bruce Dickinson urla il classico “Scream for me Italia!”, la risposta del Meazza è semplicemente travolgente.
C’è poi spazio per ‘2 Minutes To Midnight’, altro classico intramontabile che conferma quanto il tempo sembri avere un significato relativo quando si parla degli Iron Maiden. Certo, sui volti dei musicisti oggi si intravedono inevitabilmente i segni di una carriera lunga quasi mezzo secolo. Eppure il rock è anche questo: vedere artisti che hanno attraversato generazioni continuare a salire sul palco con entusiasmo, convinzione e passione rappresenta qualcosa di profondamente bello e autentico.
Il viaggio prosegue con ‘Seventh Son Of A Seventh Son’. Le atmosfere visionarie del capolavoro del 1988 avvolgono San Siro in un’aura quasi irreale, esaltando il lato più progressivo, teatrale e affascinante della band britannica. L’atmosfera cambia completamente, assumendo contorni quasi onirici e trasformando la musica in immagini, in uno dei passaggi più suggestivi dell’intero concerto. Un’esecuzione che ribadisce il valore senza tempo di uno dei capitoli più amati della carriera maideniana.
È necessario dire che in una serata dedicata ai brani che hanno costruito il mito degli Iron Maiden, la figura di Steve Harris emerge in tutta la sua importanza. Fondatore, principale autore e anima della band, il bassista britannico si conferma il filo conduttore che lega ogni epoca del gruppo, guidandolo con la consueta autorevolezza e naturalezza. La sua presenza domina il palco con la stessa sicurezza che accompagna la storia degli Iron Maiden da mezzo secolo. Se è vero poi che nessuno potrà mai essere Nicko McBrain, è altrettanto vero che la forza degli Iron Maiden va ben oltre il singolo musicista. Nel corso della serata il sound della band continua infatti a mostrarsi incredibilmente acceso, coinvolgente e vitale, dimostrando ancora una volta come la magia costruita in quasi cinquant’anni di carriera sia rimasta sostanzialmente intatta.
‘The Number Of The Beast’ scatena una delle vere esplosioni della serata. Se su disco il brano mantiene intatta tutta la propria forza evocativa, dal vivo assume contorni ancora più oscuri e minacciosi, esaltando quella componente teatrale che da sempre rappresenta uno dei tratti distintivi della band.
‘Fear Of The Dark’ conferma invece il rapporto speciale che lega questa canzone a generazioni di appassionati. Il celebre coro che accompagna l’introduzione cresce progressivamente fino ad avvolgere l’intero stadio, trasformando San Siro in un’unica gigantesca anima oscura. Uno di quei momenti in cui il confine tra artista e pubblico si assottiglia fino quasi a scomparire, lasciando spazio soltanto alla forza della musica.
Quando poi risuonano le note di ‘Hallowed Be Thy Name’, si ha la sensazione che l’intera esibizione sia stata un lungo percorso diretto verso il proprio culmine. San Siro canta ogni parola all’unisono con Bruce Dickinson, dando vita a uno dei punti più alti dell’intera setlist. Per qualche istante il confine tra palco e pubblico sembra dissolversi completamente, lasciando spazio soltanto alla forza di un brano che rappresenta ancora oggi uno dei vertici assoluti della storia dell’heavy metal.
Ad accompagnare gli ultimi istanti dello spettacolo è invece ‘Wasted Years’, il cui attacco scatena immediatamente una risposta di massa che attraversa ogni settore dello stadio. Quando parte il celebre riff, diventa impossibile non pensare a quanta vita sia passata attraverso quelle note. Per molti dei presenti, ‘Wasted Years’ non è soltanto una canzone, ma un frammento della propria storia personale, capace di riportare alla mente gli anni trascorsi ad ascoltarla nella propria stanza quando il futuro sembrava ancora tutto da scrivere. In questo contesto il classico tratto da ‘Somewhere In Time’ assume un significato ancora più profondo. In un tour dedicato ai primi capitoli della carriera degli Iron Maiden, il suo invito a guardare al passato senza rimanerne prigionieri acquista infatti una forza particolare. Non c’è nostalgia, ma consapevolezza. Non c’è la celebrazione di ciò che è stato, ma di ciò che continua ancora oggi a essere.
A rendere ancora più speciale il tutto contribuiscono anche le parole di Bruce Dickinson che, rivolgendosi al pubblico, ricorda come gli Iron Maiden siano finalmente riusciti a esibirsi nel Giuseppe Meazza dopo quarantotto anni di carriera. Una riflessione accolta con entusiasmo che restituisce perfettamente la portata storica dell’evento. Non un semplice concerto, ma un appuntamento destinato a occupare un posto speciale nella storia della band nel nostro Paese.
Quando le luci dello stadio si riaccendono e gli spettatori iniziano lentamente a dirigersi verso le uscite, ciò che rimane non è soltanto il ricordo di un grande concerto, ma la sensazione di aver preso parte a qualcosa di speciale.
I sorrisi che accompagnano il ritorno verso casa raccontano meglio di qualsiasi recensione l’esito della giornata. Le immagini appena vissute e la certezza di aver condiviso un’esperienza destinata a rimanere impressa a lungo sono pienamente visibili nei volti di chi lascia lo stadio, trasformati e accesi da quella luce che soltanto il metallo autentico sa regalare.
Per qualche ora il Giuseppe Meazza è stato molto più di uno stadio. È stato il luogo nel quale si è consumato un grande rito pagano nel quale ad essere venerate sono state le nostre divinità di sempre.
Gli Iron Maiden appartengono infatti a quella ristretta categoria di artisti che accompagnano le persone lungo il corso della vita. Li si ascolta da ragazzi, li si continua ad ascoltare da adulti e, quasi senza accorgersene, le loro canzoni finiscono per intrecciarsi ai ricordi, alle amicizie e ai momenti che hanno contribuito a renderci ciò che siamo.

E per chi ama questa musica, è tutto ciò che conta.

Setlist
01. Murders In the Rue Morgue
02. Wrathchild
03. Killers
04. Phantom of the Opera
05. The Number of the Beast
06. Infinite Dreans
07. Powerslave
08. 2 Minutes To Midnight
09. Rime of the Ancient Mariner
10. Run To The Hills
11. Seventh Son of a Seventh Son
12. The Trooper
13. Hallowed Be Thy Name
14. Iron Maiden
15. Aces High
16. Fear Of The Dark
17. Wasted Years

Galleria Fotografica a cura di Mathias Marchioni
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