Foo Fighters + Idles + Fat Dog @ I-Days, Ippodromo Snai La Maura – Milano, 05 luglio 2026
Il 07/07/2026, di Filippo Corso.
A volte ci si rende conto dell’importanza di una band soltanto quando la si ritrova davanti dopo tanti anni. Succede ad esempio con i Foo Fighters. È proprio osservandoli sul palco che si comprende fino in fondo quanto le loro canzoni abbiano accompagnato la vita di un’intera generazione, indipendentemente dal genere musicale che ciascuno abbia poi scelto di seguire. C’è chi è cresciuto con il metal estremo, chi con l’hard rock, il punk o il rock alternativo. Eppure, in un modo o nell’altro, i Foo Fighters sono sempre rimasti lì, riaffiorando in molti momenti della vita musicale di tantissimi.
Gran parte di questo legame porta inevitabilmente il volto di Dave Grohl. Prima batterista dei Nirvana, poi anima dei Foo Fighters, negli anni è diventato molto più di una semplice rockstar. Per chi è cresciuto con il rock delle ultime tre decadi rappresenta un volto familiare, una presenza rassicurante, uno di quei musicisti che sembrano accompagnarti da sempre. Forse è proprio questa familiarità, costruita nel tempo, a renderlo una figura così speciale.
È con questa consapevolezza che il pubblico raggiunge l’Ippodromo Snai La Maura per l’unica data italiana del tour 2026 dopo otto lunghi anni. Il caldo soffocante accompagna l’intera giornata, ma non basta a smorzare l’entusiasmo. L’aria è quella delle grandi occasioni, di una festa nella quale si ritrovano persone accomunate da un patrimonio di ricordi e passione prima ancora che dalla passione per una band.
Ad aprire il lungo pomeriggio sono i Fat Dog e gli Idles. I primi propongono il loro personale intreccio di post-punk, elettronica e dance-punk, mentre i secondi confermano tutta la forza del proprio post-punk contaminato dal noise rock. Il chitarrista che abbandona il palco per continuare a suonare in mezzo alla folla e i ripetuti stage diving raccontano perfettamente la natura istintiva della formazione britannica. Due set convincenti che assolvono al meglio il compito di accompagnare il pubblico verso il momento che tutti stanno aspettando.
Quando le prime note di ‘All My Life’ rompono finalmente l’attesa, l’Ippodromo Snai La Maura esplode in un boato liberatorio. In un istante il caldo, le ore trascorse sotto il sole e la lunga attesa sembrano scomparire. Sul palco non ci sono scenografie monumentali, effetti speciali o trovate spettacolari. Ci sono sei musicisti che si mostrano per fare ciò che sanno fare meglio: suonare del vero rock. E tutto ciò è quello che il loro pubblico brama.
Tra un brano e l’altro Dave Grohl scherza e dialoga con il pubblico, sorprendendo per il suo italiano (bellissimo il suo “Ragazzi Tutti Pazzi”) che in realtà deriva da un suo passato nel bel paese agli inizi della sua carriera quando ancora militava negli Scream. Ogni frase viene accolta da un’ovazione, a testimonianza di un rapporto con i fan che va ben oltre la semplice tappa di un tour. Il frontman non perde occasione per manifestare il proprio affetto, confermando quell’umanità e quella spontaneità che lo hanno reso, nel tempo, uno dei volti di riferimento dell’intero panorama rock globale. Quando ricorda che il primo album dei Foo Fighters è stato pubblicato trentuno anni fa, più che celebrare una ricorrenza sembra condividere un pezzo della propria storia con chi quel cammino lo ha vissuto fin dall’inizio.
Basta l’attacco di ‘My Hero’ per capire che quella canzone non appartiene più soltanto ai Foo Fighters. Dave Grohl arretra di qualche passo, lascia che il microfono siano i fan a raccoglierlo e, per lunghi istanti, è tutto il pubblico a cantare il brano dall’inizio alla fine. Più che un semplice coro, è il segno tangibile di un rapporto costruito in maniera autentica e profonda.
La stessa sensazione accompagna ‘These Days’. L’introduzione viene accolta all’unisono ancora prima che Grohl inizi a cantare, confermando come il brano sia diventato uno degli inni generazionali della band, proprio come ‘Walk’.
A colpire è soprattutto la naturalezza con cui tutto prende forma. Nessuna pausa studiata, nessun passaggio appare costruito. È una semplicità solo apparente, perché dietro c’è l’esperienza di una band che continua a muoversi con la sicurezza di chi conosce perfettamente il proprio linguaggio.
Con ‘La Dee Da’ il volto dell’evento si trasforma ancora una volta. Il centro del prato inizia lentamente ad animarsi fino a trasformarsi in un gigantesco pit che coinvolge centinaia di persone, restituendo alla serata anche la sua componente più fisica. Poco dopo ‘No Son Of Mine’ mostra il lato più duro del combo americano grazie al suo riff incalzante e alla splendida prova di Chris Shiflett. Il chitarrista si prende la scena con un assolo di grande gusto che sfocia nel graditissimo omaggio ad ‘Ace Of Spades’ dei Motörhead, uno dei passaggi più applauditi dell’intero spettacolo.
Ogni brano sembra trovare il proprio spazio senza forzature. I Foo Fighters come in un “best of”, senza peraltro proporre pezzi dal loro ultimo ‘Your Favorite Toy’, alternano episodi più diretti ad altri maggiormente introspettivi con una naturalezza sorprendente, mantenendo costante il coinvolgimento del pubblico per oltre due ore e mezza. È anche questa, come in precedenza accennato, una delle loro qualità più evidenti: riuscire a costruire uno spettacolo lungo, dinamico e mai prevedibile senza ricorrere a espedienti scenici, ma affidandosi esclusivamente alla forza del proprio repertorio e all’intesa tra i musicisti.
Uno dei momenti più riusciti coincide con la presentazione della band. Ogni componente viene introdotto dalle note di un brano che ha segnato il proprio passato nelle varie formazioni di origine, mentre sul ledwall scorrono fotografie che li ritraggono da ragazzi, quando il futuro dei Foo Fighters era ancora tutto da scrivere. Un’idea semplice ma estremamente efficace, capace di raccontare oltre trent’anni di storia attraverso immagini che restituiscono il lato più umano degli artisti.
La solidità dei Foo Fighters emerge anche e soprattutto dalla prova dei singoli musicisti. Chris Shiflett impreziosisce ogni brano con una chitarra solista brillante e con un prezioso contributo nei cori, Nate Mendel rappresenta il punto di equilibrio della sezione ritmica con la consueta affidabilità, mentre Pat Smear e Rami Jaffee completano una formazione che continua a suonare con una naturalezza invidiabile.
Merita una menzione particolare anche Ilan Rubin. Taylor Hawkins rimarrà per sempre una figura imprescindibile ed insostituibile nella storia dei Foo Fighters e del rock, ma c’è anche da dire che l’ultimo arrivato in casa Foo Fighters si è inserito con assoluta naturalezza ed efficacia in un gruppo che sembra suonare insieme da sempre, distinguendosi per solidità e precisione dietro la batteria. Durante la presentazione della band sorprende inoltre per la propria versatilità, imbracciando la chitarra mentre Dave Grohl torna incredibilmente dietro ai tamburi, dando vita al momento più epico dell’intero concerto. Un’immagine destinata a rimanere impressa nei ricordi di tutti i presenti, che potranno dire di aver visto, almeno una volta nella vita, il grande Dave Grohl sedersi con la sua innata classe ed attitudine dietro la batteria, proprio come ai tempi dei leggendari Nirvana.
La parte conclusiva dello show concentra alcuni dei momenti più applauditi della serata. ‘Monkey Wrench’ scatena uno dei cori più potenti dell’intero concerto, mentre durante ‘Breakout’ è ancora una volta il pubblico a sostenere buona parte del brano praticamente da solo. L’impressione è che Dave Grohl, più che guidare quelle canzoni, si limiti ad accompagnarle insieme a decine di migliaia di persone.
Dopo tanta adrenalina arriva la splendida ‘Aurora’. Un momento raccolto, quasi sospeso, un omaggio a Taylor Hawkins affrontato con grande delicatezza e capace di preparare nel migliore dei modi l’ultimo tratto della serata, fino all’immancabile ‘Everlong’, salutata da un urlo di insieme che accompagna la band fino all’ultima nota di un concerto memorabile.
Resta una riflessione difficile da ignorare. Solo osservando dal vivo i Foo Fighters si comprende fino in fondo quanto le loro canzoni abbiano accompagnato la crescita di un’intera generazione. Per questo motivo il concerto agli I-Days non lascia soltanto il ricordo di una grande esibizione. Lascia qualcosa di ancora più importante: la consapevolezza che, dopo oltre trent’anni, loro continuino a rappresentare una delle espressioni più autentiche del rock. Quello vero, sudato, viscerale. Quello costruito sulle canzoni, sui musicisti e su un legame con il pubblico che, nemmeno il tempo, è riuscito a scalfire.
Setlist Foo Fighters
01. All My Life
02. The Pretender
03. Times Like These
04. Rope
05. Stacked Actors
06. My Hero
07. Learn to Fly
08. These Days
09. Walk
10. This Is a Call
11. No Son of Mine
12. Wheels (Acoustic)
13. Marigold
14. Big Me
15. La Dee Da
16. Run
17. Invincible / Seven / One Headlight / Manimal / Tap Dancing in a Minefield (Band Introductions)
18. Monkey Wrench
19. Breakout
20. The Sky Is a Neighborhood
21. Aurora
22. Best of You
Encore
23. Exhausted
24. Everlong