Southammer Metal Fest 2026 @ Flava Beach – Castel Volturno (CE), 27 giugno 2026
Il 10/07/2026, di Aleksandra Katarina Klepic.
All’ora del tramonto di sabato 27 giugno, il cielo sopra il Flava Beach di Castel Volturno si tingeva coi colori di Turner, e il palco del Southammer Metal Fest si fondeva, collimando con il mare.
Ecco, se dovessimo scegliere un’immagine per raccontare la seconda edizione di questo festival campano, sarebbe questa: distorsioni e onde, blast beat e risacca, che si rincorrevano a pochi metri di distanza l’uno dall’altra. Un’accoppiata che in Italia non si vede quasi mai, e che da sola valeva il viaggio fino al litorale domizio.
Il Flava Beach non è stato un semplice “posto dove suonare” ma un vero e proprio parco vacanze estivo trasformato per un giorno in un tempio dell’estremo. Il palco, imponente, svettava all’ingresso della spiaggia come una cattedrale di ferro piantata nella sabbia, e chi arrivava presto, poiché i cancelli aprivano a mezzogiorno, poteva godersi il festival letteralmente da una sdraio, con ombrellone annesso, per poi avvicinarsi sotto il palco quando la temperatura del pogo lo richiedeva. Un lusso che pochissimi possono permettersi, e l’organizzazione di Up The Irons lo ha sfruttato alla perfezione, alternando i concerti a momenti di puro relax in riva al mare, con le onde che arrivavano a lambire i piedi di chi si concedeva una pausa tra un set e l’altro.
Parlando di organizzazione: il colpo d’occhio tecnico era di quelli che si notano. Cambi palco rapidi, sound check pressoché fulminei tra una band e l’altra, resa sonora costante e pulita per tutta la giornata anche con dieci gruppi in scaletta: dettagli da non dare per scontati. Un plauso anche alla gestione della sicurezza, fondamentale in una giornata da bollino rosso, con temperature vicine ai 40 gradi.
E poi c’era il cibo. Gli stand gastronomici puntavano sulla qualità più che sulla quantità, ma quel poco che offrivano era delizioso: panini farciti con mozzarella di bufala fresca e verdure grigliate da un lato, un ricco assortimento di falafel dall’altro, il tutto accompagnato da birre a prezzi onesti. Va detto che la location fosse a tutti gli effetti uno stabilimento balneare con ristorante interno; quindi, chi cercava un pasto più strutturato aveva comunque un’alternativa a portata di mano. L’ecosistema food & beach ha consegnato all’evento un’ulteriore identità difficile da replicare altrove.
La lineup comprendeva: Disaster Plan, Neurasty, Vanguard, Node, Game Over, The Spirit, Fimbul Winter, Hellripper, The Haunted e Decapitated.
Il primo pomeriggio è stato il vero laboratorio del festival: gli spazi ancora ampi sotto al palco, col pubblico che arrivava a piccoli gruppi e cresceva ora dopo ora fino a raggiungere le diverse centinaia in serata, hanno dato alta voce a quattro proposte emergenti del panorama italiano ed europeo.
Ad aprire le danze i Disaster Plan, seguiti da Neurasty e Vanguard, due realtà della scena italiana del Sud e una della città di Brno in Repubblica Ceca, con pochi riflettori puntati addosso fino ad ora, ma, per come si sono presentati, i margini di crescita saranno indubbiamente interessanti.
Attorno alle 16 è stata la volta dei veterani Node da Milano, tra le proposte più originali: un melodic death/metalcore che strizza l’occhio ai Children of Bodom d’annata, con giri di basso a cinque corde che si intrecciavano ai riff in modo quasi virtuosistico e un songwriting che puntava più sulla melodia che sulla brutalità pura. Una scelta di programmazione intelligente, che ha permesso al pubblico di scaldarsi in vista dell’intensa serata.
Dal tardo pomeriggio in avanti il Southammer infatti ha alzato sensibilmente l’asticella della caratura artistica, guadagnando intensità col passare delle ore verso il suo picco notturno.
Salivano poi sul palco i Game Over, freschissimi reduci da una tappa al Ferrara Summer Festival in compagnia di mostri sacri come Megadeth e Anthrax. Il quintetto ha rappresentato una delle proposte più convincenti del thrash metal tricolore: nessuna pretesa di reinventare il genere, ma un’esecuzione fresca, energica e tecnicamente solidissima che restituiva tutto lo spirito delle origini.
A seguire, la vera scoperta della giornata: The Spirit, progetto tedesco nato nel 2015, capace di fondere black e death metal con una scrittura compatta e un’anima quasi cosmica. Un mix di ferocia e controllo che si è rivelata devastante dal vivo, tra riff serrati e atmosfere che amplificavano l’impatto sonoro invece di ammorbidirlo, come una corrente sotterranea che affiorava a tratti in superficie.
Spazio poi ai Fimbul Winter, progetto che porta con sé un pedigree pesantissimo: tre quarti della formazione arriva dai primissimi Amon Amarth, e il sound era un melodic death di scuola svedese scritto per chi aveva amato i primi storici dischi della band. Una reunion evento, tra le più chiacchierate dell’anno nell’ambiente.
Con il tramonto arrivava uno dei nomi più attesi: Hellripper, il progetto solista dello scozzese James McBain, black/speed/thrash puro e viscerale che oggi rappresenta una delle proposte più fresche e riconoscibili del metal estremo internazionale. Dal vivo la one-man-band si è trasformata in una macchina da guerra a quattro elementi, capace di restituire cinquanta minuti di pura adrenalina, proprio mentre il sole scivolava dietro la linea del mare tingendo tutto di un rosso quasi liturgico: non stupirebbe vederlo presto tra gli headliner dei grandi festival europei.
Con le prime stelle che si affacciavano sopra le luci del palco, toccava ai The Haunted, istituzione svedese nata dalle ceneri degli At the Gates. Sul palco, la band ha mostrato una fisicità quasi brutale: un muro di chitarre affilate e una sezione ritmica implacabile che ha trasformato il pubblico in un unico corpo compatto sotto il palco. È mancata forse la scenografia di chi chiudeva la serata, ma non l’intensità: un set essenziale, diretto, costruito per colpire senza distrazioni, che ha ricordato a tutti perché la band sia considerata un punto di riferimento nella storia del passaggio tra thrash e death metal.
Hanno chiuso la serata, e l’intero festival, a malincuore, i polacchi Decapitated: scenografia imponente, colonne di luci che tagliavano il buio come lame, ghiaccio secco che scivolava sul palco, e un mix di death metal tecnico e thrash che hanno reso la band un punto di riferimento assoluto del genere. Con il nuovo cantante Eemeli Bodde la formazione ha guadagnato ulteriore carisma vocale, tanto da trasformare il Flava Beach in una bolgia di pogo e circle pit degni di un headliner internazionale, con il mare, buio e silenzioso alle spalle del palco, a fare da quinta scenica a tutto quel fragore.
Oltre alla musica, a colpire è stata l’atmosfera tra il pubblico, di età davvero varia, dai giovanissimi ai metallari di lunga data. Chiacchierando tra la folla si respirava l’orgoglio di una scena del Sud Italia viva e desiderosa di spazio: tanti i sorrisi stampati in faccia, il segno di un evento sentito, atteso e “rivendicato” da chi il metal lo vive lontano dai soliti circuiti.
Il festival, edizione dopo edizione, ha dimostrato che si possano fare begli eventi di musica estrema anche in posti improbabili della Campania. Promosso a pieni voti. Southammer, ci vediamo alla prossima edizione.