Celtica 30^ Edizione – Bosco del Peuterey, Courmayeur, 2-5 luglio 2026

Il 18/07/2026, di .

Celtica 30^ Edizione – Bosco del Peuterey, Courmayeur, 2-5 luglio 2026

Trent’anni di un sogno che continua a rinnovarsi, ogni volta uguale a sé stesso e ogni volta diverso, come il vento che attraversa il Bosco del Peuterey.
#Celtica 2026 ha celebrato un anniversario importante, ma soprattutto ha confermato una verità semplice: esistono luoghi che non ospitano soltanto un festival.
Custodiscono un modo diverso di stare insieme, di incontrarsi e riconoscersi.
Per qualche giorno, tra gli alberi del Peuterey, il mondo sembra tornare a essere un luogo solo.
Non contano più provenienze, lingue o distanze.
Restano volti che si incontrano, sorrisi, mani che si stringono, passi di danza e melodie che uniscono persone arrivate da ogni parte del mondo.
Forse è proprio questo il segreto di Celtica.
Non ricreare un passato lontano, ma ricordare qualcosa che la frenesia quotidiana spesso ci fa dimenticare: l’incontro con l’altro è una ricchezza e la musica, quando nasce dal cuore, non ha bisogno di traduzione.
Pensare che tutto questo sia nato trent’anni fa sembra quasi incredibile.
Non c’erano grandi investimenti, palchi monumentali o strategie di comunicazione.
C’era una vecchia cassetta consumata dall’ascolto, capace di suonare anche sotto la pioggia.
C’era un gruppo di amici innamorati della cultura celtica.
E c’era un’intuizione semplice: condividere una passione fino a trasformarla in patrimonio comune.
Quel sogno è cresciuto anno dopo anno, fino a diventare uno dei più importanti festival internazionali dedicati alla musica, all’arte e alla cultura delle nazioni celtiche.
Eppure, mentre tutto cambiava, Celtica ha continuato a custodire la propria anima.
L’edizione del trentennale, dal 2 al 5 luglio 2026, ha registrato 10.300 presenze complessive.
Un risultato importante, che racconta la capacità del festival di crescere senza perdere autenticità.
Perché i numeri descrivono il successo organizzativo, ma non spiegano ciò che rende Celtica unico.
Quello si scopre passando il ponte del Purtud ed entrando nel Bosco del Peuterey.
Ai piedi del Monte Bianco, il bosco non è soltanto la sede del festival.
Negli anni è diventato il suo cuore pulsante, un custode silenzioso di ricordi e incontri.
Tra larici secolari, radure e sentieri immersi nel verde, la natura sembra partecipare al racconto.
La luce attraversa i rami, il vento accompagna le cornamuse e il tempo assume un ritmo più lento e umano.
Quando arriva la sera, qualcosa cambia.
Le prime note si diffondono tra gli alberi, i tamburi sembrano nascere dalla terra e le persone si raccolgono spontaneamente, come richiamate da una memoria antica.
Per qualche ora ciò che resta fuori dal bosco perde importanza.
Rimangono la musica, il fuoco e la sensazione di appartenere a qualcosa di più grande.
Nel trentennale Celtica ha ampliato il proprio orizzonte, trasformando l’intera Valle d’Aosta in un racconto diffuso.
Il concerto inaugurale di Vincenzo Zitello e Fulvio Renzi nella Collegiata di Sant’Orso ha aperto un percorso che ha raggiunto i 2.200 metri del Ristorante Société, i 2.700 metri della Stella di Pila e il Forte di Bard.
Qui musica, danza e storia si sono incontrate in uno degli scenari più suggestivi della regione.
Come se l’intero territorio, per qualche giorno, avesse deciso di raccontare un’unica storia.
Il cuore del festival, però, ha continuato a battere nel Peuterey.
Soprattutto durante uno dei momenti più attesi: l’accensione del fuoco sacro.
Le percussioni ancestrali degli Aainjaa hanno dialogato con le cornamuse e i tamburi dei Celtic Knot Pipes and Drums in un crescendo capace di attraversare il bosco come un unico battito.
Le fiamme si sono alzate verso il cielo mentre migliaia di persone osservavano in silenzio.
In quell’istante il bosco è sembrato un tempio a cielo aperto, dove passato e presente continuavano a incontrarsi.
Durante questa trentesima edizione il richiamo a Braveheart è tornato più volte nei racconti di artisti e pubblico.
Non soltanto per la Scozia o per le atmosfere del film, ma per ciò che rappresenta: libertà, appartenenza e il coraggio di custodire le proprie radici aprendosi al mondo.
È proprio questa la forza di Celtica.
Essere profondamente identitario senza mai diventare esclusivo.
Il programma artistico del trentennale lo ha dimostrato con un mosaico di culture e tradizioni.
I Red Hot Chilli Pipers hanno portato l’energia del loro bagrock.
I londinesi PerKelt hanno proposto un concerto intenso, capace di unire ricerca musicale e spiritualità.
Dalla Galizia sono arrivati Óscar Ibáñez & Tribo, dalla Spagna gli Xara, dalla Francia i Green Lads.
L’Italia è stata rappresentata dagli Uncle Bard & The Dirty Bastards, insieme a Boira Fusca, Willos’, Duilleoga, Village H, Compagnia del Coniglio, Katia Zunino e molte altre realtà.
Tra tutte, una presenza continua a raccontare lo spirito più autentico del festival:i colombiani Aainjaa.
La loro musica dimostra che esiste un linguaggio capace di unire culture lontanissime.
Uno dei momenti simbolici dell’edizione è stata l’esecuzione corale di Greenlands, l’Inno delle Nazioni Celtiche.
Sul palco non c’erano più singoli artisti, ma una comunità musicale composta da decine di musicisti provenienti da Paesi diversi.
Uniti dalla stessa melodia sotto la direzione del maestro Devid Ceste.
Un’immagine potente di ciò che Celtica rappresenta: la cultura cresce quando incontra altre culture.
Raccontare Celtica soltanto attraverso la musica sarebbe riduttivo.
La sua forza nasce dall’incontro tra arte, storia, artigianato, divulgazione e natura.
Durante il trentennale il Bosco del Peuterey ha ospitato 104 appuntamenti tra conferenze, laboratori e stage, 48 artigiani, 53 rievocatori storici appartenenti a cinque gruppi e 29 incontri dedicati alla cultura e alle tradizioni celtiche.
Grande interesse ha suscitato anche la mostra archeologica “Dall’età del bronzo all’età del ferro”, un viaggio attraverso oltre tremila anni di storia.
Le 10.300 presenze raccontano un risultato importante.
Ma fermarsi ai numeri significherebbe vedere soltanto una parte della storia.
Il vero successo di Celtica è dimostrare che un sogno nato quasi per caso continua ancora oggi a parlare a migliaia di persone.
A chi torna ogni estate come se tornasse a casa.
E a chi lo scopre per la prima volta sentendosi subito parte di una comunità.
In un tempo che misura tutto in risultati, velocità e differenze, il Bosco del Peuterey continua a ricordare una verità diversa: le cose più importanti non si contano.
Si vivono.
Vivono nello sguardo di chi sorride senza conoscere la tua lingua.
Nella mano che si tende durante una danza.
Nelle note di una cornamusa che attraversano il bosco.
Nel fuoco che illumina migliaia di volti.
Sono questi momenti a raccontare ciò che Celtica custodisce da trent’anni: siamo molto più simili di quanto immaginiamo.
Quando l’ultimo fuoco si spegne e il bosco torna al suo silenzio, qualcosa rimane.
Rimane il ricordo di un sogno nato trent’anni fa attorno a una vecchia cassetta e a un gruppo di amici.
Rimane la certezza che quel sogno oggi appartiene a migliaia di persone.
Perché ci sono luoghi che si visitano.
E poi ci sono luoghi che continuano a vivere dentro di noi molto tempo dopo che l’ultima nota si è spenta.
Celtica è uno di quei luoghi.

Foto Lucia Cirillo

Leggi di più su: Aainjaa, Red Hot Chili Pipers.