Kaptura Festival – Day 2 @ Piea (AT), 25 luglio 2026
Il 08/08/2026, di Melissa Ghezzo.
Il bello del KaPtura Festival è che, appena arrivi, capisci subito che non sei semplicemente davanti a un palco. Il festival di Piea, nel cuore del Monferrato, mette insieme musica, natura e quella dimensione un po’ da vacanza che rende tutto più piacevole: campeggio gratuito a pochi passi dai concerti, stand gastronomici, bancarelle, dischi, merchandise e gente che passa la giornata tra una birra e un concerto.
Sabato 25 luglio è la giornata dedicata al Power e al Symphonic Metal, con i Rhapsody of Fire attesi come protagonisti assoluti della notte. Prima di loro, però, c’è una lunga sequenza di band italiane che accompagna il pubblico dal caldo pomeriggio fino al buio.
Alle 16 in punto tocca agli Evilizers, che inaugurano la giornata. Per loro è anche una delle prime occasioni con Andrea Marchisio dietro al microfono, appena entrato in formazione. Il loro Heavy Metal guarda senza troppi giri di parole alla tradizione britannica, tra NWOBHM e grandi classici, e funziona soprattutto per immediatezza e grinta. Una partenza convincente, nonostante il sole ancora alto.
Seguono gli Axeblade, guidati da una Paola Goitre che prende subito il controllo del palco. Il loro Heavy Metal è vecchia scuola nel senso migliore del termine: riff, velocità e tanta voglia di far muovere il pubblico. Il caldo non sembra fermare nessuno e sotto il palco comincia a vedersi sempre più movimento.
I Septem hanno poco tempo a disposizione, ma lo sfruttano bene. Il set è diretto e potente, con una sezione ritmica che spinge parecchio e il nuovo singolo ‘Ghosts of Moon’ a rappresentare uno dei momenti più interessanti, anche grazie al ritorno del chitarrista Giacomo Lomasti.
Tra un cambio palco e l’altro c’è tutto quello che rende il KaPtura una piccola esperienza a sé: food & beverage, espositori, vinili, CD, gadget e merchandise. C’è anche la mostra itinerante ‘Pictures of You’, nata dalla collaborazione tra il fotografo Henry Ruggeri e Massimo Cotto.
Nel tardo pomeriggio arrivano i Derdian, e qui il Power Metal comincia a diventare protagonista. La doppia cassa di Roberto Gaia spinge forte, le chitarre regalano gli immancabili assoli neoclassici e Ivan Giannini, al microfono, si dimostra un frontman molto comunicativo. ‘Black Typhoon’, introdotta dal racconto della tempesta che aveva sorpreso la band durante un’attesa all’aeroporto di Osaka, è uno dei momenti più curiosi del set, mentre ‘Burn’ e ‘The Hunter’ fanno il resto.
Gli Embrace of Souls portano invece sul palco soprattutto il materiale di ‘The Battle of the Dead’, alternandolo a brani come ‘The Number of Destiny’. La presenza della giovane soprano Martina Mazzeo aggiunge una bella componente lirica a uno spettacolo già fortemente orientato verso atmosfere epiche.
Quando il sole cala arrivano i Winterage, e probabilmente non poteva esserci momento migliore per la loro musica. Power Metal, classica, suggestioni medievali e tradizione irlandese si mescolano grazie a violino e cornamuse, creando uno dei set più particolari della giornata. ‘The Mutineers’ porta anche una piacevole atmosfera piratesca, mentre la band dimostra una crescita evidente.
Alle 21 è il momento degli Eldritch, ultima formazione prima degli headliner. Le luci blu e il buio che ormai avvolge il bosco fanno da sfondo perfetto alla loro proposta più oscura e tecnica. Chitarre e tastiere si incastrano alla perfezione e la band offre una prova solida, precisa e senza sbavature.
Poi arriva il momento che tutti stavano aspettando.
Sono circa le 23 quando il palco si spegne e nell’area concerti parte ‘The Dark Secret’. Bastano le prime note perché sia chiaro che l’attesa è finita.
I Rhapsody of Fire entrano subito nel vivo con ‘Unholy Warcry’ e ‘Rain of Fury’, e il pubblico risponde immediatamente. Davanti al palco si canta, si salta e si spinge, mentre Giacomo Voli dimostra ancora una volta di essere perfettamente a suo agio in un ruolo che richiede non soltanto una voce importante, ma anche una certa dose di teatralità.
E di teatralità, questa sera, ce n’è parecchia.
La sua voce domina il palco, ma Voli non resta fermo un attimo. Parla con il pubblico, lo provoca, lo fa cantare e cerca continuamente un contatto diretto con la platea. Roby De Micheli alla chitarra, Alessandro Sala al basso e Paolo Marchesich alla batteria costruiscono alle sue spalle un muro sonoro preciso e potente, nel quale non mancano naturalmente riff neoclassici e assoli.
La scaletta riesce a mettere insieme presente e passato senza che una parte sembri fuori posto. ‘Wizard’s Dream’ e ‘Challenge the Wind’ convivono con pezzi che ormai appartengono alla storia del Power Metal italiano, e il pubblico dimostra di conoscere praticamente ogni parola.
Uno dei momenti più divertenti arriva durante ‘On the Way to Ainor’, quando Voli si concede anche un breve crowdsurfing. Poco dopo, sulle note di ‘Chains of Destiny’, arriva la richiesta di un circle pit. Il frontman scende dal palco e si lancia nel mezzo, corre per qualche secondo insieme al pubblico e poi torna al suo posto come se niente fosse.
È proprio questo atteggiamento a rendere particolarmente riuscita la serata: dietro tutta la componente fantasy e sinfonica dei Rhapsody of Fire c’è una band che sa ancora divertirsi e, soprattutto, sa coinvolgere chi ha davanti.
La parte finale è praticamente un susseguirsi di inni. ‘Kreel’s Magic Staff’ prepara il terreno a ‘Dawn of Victory’, che viene cantata a squarciagola. Quando arriva l’encore con ‘Land of Immortals’ ed ‘Emerald Sword’, ormai non c’è più bisogno di chiedere nulla al pubblico: canta tutto il bosco.
E forse è proprio questa l’immagine migliore per chiudere la giornata. Le ultime note arrivano a notte inoltrata, dopo ore di Metal e con un pubblico evidentemente stanco ma ancora entusiasta.
Il KaPtura Festival riesce così a mettere insieme due cose che sulla carta potrebbero sembrare lontane: la tranquillità delle colline piemontesi e un genere musicale che vive di velocità, amplificatori e grandi melodie. I Rhapsody of Fire, dal canto loro, chiudono la seconda giornata nel modo più spettacolare possibile, dimostrando che il Power Metal, quando viene suonato con questa convinzione, è tutt’altro che un genere appartenente al passato.
A Piea, per una notte, il bosco è diventato un regno fantasy. E nessuno, sotto quel palco, sembrava avere voglia di andarsene.