Soulfly @ Phenomenon – Fontaneto d’Agogna (NO), 26 luglio 2026

Il 10/08/2026, di .

Soulfly @ Phenomenon – Fontaneto d’Agogna (NO), 26 luglio 2026

Diciamolo subito: quando sai che al Phenomenon arrivano i Soulfly, difficilmente ti aspetti una serata tranquilla. A poco più di un anno dall’ultima apparizione italiana, Max Cavalera e soci tornano nel nostro Paese con il Tribal Technology Tour e, una volta saliti sul palco, fanno esattamente quello che ci si aspetta da loro: alzano il volume e trasformano la sala in un enorme moshpit. Quando le luci si spengono e ‘Back to the Primitive’ fa subito saltare gli indugi parte il caos, e davanti al palco si comincia a fare sul serio. La scaletta pesca senza problemi da tutta la carriera della band, alternando i brani più recenti di ‘Chama’, come ‘No Pain = No Power’, ‘Storm the Gates’, ‘Favela/Dystopia’ e la title track, ai classici che il pubblico aspettava probabilmente con maggiore impazienza. ‘Seek ‘n’ Strike’, ‘Prophecy’, ‘Bring It’, ‘Fire’ e ‘Downstroy’ fanno infatti decollare definitivamente il concerto, mentre il moshpit continua a crescere. Sul palco i Soulfly sono una macchina ben oliata: Max Cavalera guida lo show con grande naturalezza, alternando chitarra e microfono e incitando continuamente la platea; Mike DeLeon aggiunge peso alle chitarre, Chase Bryant tiene il basso bello presente e Zyon Cavalera dietro la batteria spinge il concerto senza concedere troppe tregue. È proprio l’incrocio tra groove, Thrash, Death e Nu Metal, insieme alla componente tribale che da sempre caratterizza la band, a rendere il loro live così fisico. ‘Tribe’, con l’intro di percussioni e il frammento di ‘Umbabarauma’, è uno dei momenti più particolari della serata, mentre ‘Favela/Dystopia’ e ‘Chama’ riportano l’attenzione sul materiale più recente. Dopo ‘Pain’ arriva una breve pausa, ma i Soulfly tornano per l’encore con ‘Headup’, cover dei Deftones, ‘Jumpdafuckup’ e infine ‘Eye For An Eye’, scelta perfetta per chiudere una serata che ha lasciato ben poco spazio alla calma. Alla fine resta quella sensazione tipica dei concerti dei Soulfly: o ci sei dentro fino al collo oppure probabilmente non è il tuo genere. Qui, però, il pubblico ci è entrato eccome, trasformando il Phenomenon in una bolgia di sudore, cori e circle pit. Max Cavalera, ancora una volta, dimostra di sapere esattamente come tenere in mano una platea e i Soulfly confermano di essere una macchina live costruita per una sola cosa: far muovere la gente.

Report a cura di Yamilè Barcelò

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