Hollywood Vampires + Bambole Di Pezza @ Parco della Musica – Milano, 1 settembre 2026

Il 03/09/2026, di .

Hollywood Vampires + Bambole Di Pezza @ Parco della Musica – Milano, 1 settembre 2026

Johnny Depp con una chitarra in mano è un’immagine capace di attirare anche chi normalmente non frequenta i territori del rock. È probabilmente questo il punto di partenza di molti dei presenti al Parco della Musica di Milano, arrivati per vedere da vicino l’attore diventato musicista e, magari, per scoprire cosa ci fosse davvero dietro il nome Hollywood Vampires.

La risposta arriva direttamente dal palco: una formazione di musicisti di primissimo livello, con Alice Cooper, Joe Perry, Johnny Depp e Tommy Henriksen a dividersi ruoli, chitarre e microfoni, affiancati da Chris Wyse al basso e ai cori, Glen Sobel alla batteria e Buck Johnson alle tastiere e ai cori. Una vera band, non semplicemente una formazione costruita attorno alla presenza di Depp, capace di muoversi con grande disinvoltura dentro una scaletta che è soprattutto un viaggio nella storia del rock.

Prima di loro, sul palco, le Bambole di Pezza, una band che seguiamo dagli albori e che negli ultimi tempi ha conquistato una visibilità sempre maggiore, anche grazie al palcoscenico di Sanremo.

Ma il palco milanese conferma qualcosa che va oltre la ribalta televisiva: le Bambole di Pezza sono una band che sa stare sul palco. Sanno suonare, sanno coinvolgere e soprattutto portano con sé il valore di una gavetta costruita su centinaia di palchi in giro per l’Italia. Una presenza energica e convincente, quella di una formazione che si è fatta le ossa sul campo e che merita di essere apprezzata a prescindere dal recente salto di visibilità nazionale.

Poi arrivano gli Hollywood Vampires e il primo colpo è ‘I Want My Now’, seguito da ‘Raise the Dead’. La direzione è subito chiara: non siamo davanti a una semplice band che presenta il proprio repertorio, ma a una formazione che costruisce un grande racconto collettivo della musica rock.

‘I’m Eighteen’ di Alice Cooper, ‘My Dead Drunk Friends’, ‘The Boogieman Surprise’ e poi ‘Venus in Furs’ dei Velvet Underground, affidata alla voce di Johnny Depp. Ma quando arriva Alice Cooper alla voce, il palco cambia ancora una volta dimensione. Quasi ottant’anni e ancora un carisma e una presenza scenica pazzeschi: basta la sua presenza per ricordare perché Alice Cooper sia diventato una delle figure più riconoscibili e influenti della storia del rock. Non è soltanto una questione di voce o di nostalgia: è il modo in cui occupa il palco, con quella sicurezza e quell’attitudine che sembrano non aver conosciuto il passare degli anni.

Il viaggio attraversa epoche e atmosfere differenti, alternando brani originali e soprattutto cover scelte per raccontare gli artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del rock.

Arrivano quindi ‘People Who Died’ della Jim Carroll Band, ancora con Depp alla voce, e ‘Livin’ on the Edge’ degli Aerosmith. Ed è proprio qui che si comprende la natura degli Hollywood Vampires: una sorta di tribute band di lusso, costruita però attorno a musicisti che quella storia l’hanno vissuta e, in alcuni casi, contribuito a scriverla.

Il repertorio pesca a piene mani dai grandi nomi: The Who con ‘Baba O’Riley’, Johnny Thunders con ‘You Can’t Put Your Arms Round a Memory’, i Doors con ‘Roadhouse Blues’, Jeff Beck con ‘Beck’s Bolero’, fino ai Killing Joke di ‘The Death and Resurrection Show’ e naturalmente agli Aerosmith.

Ed è proprio la formazione a rendere interessante l’operazione. Alice Cooper porta sul palco decenni di storia del rock e un carisma scenico ancora intatto; Joe Perry è la chitarra degli Aerosmith, presenza monumentale ma mai ingombrante; Tommy Henriksen aggiunge energia e una seconda chitarra di grande solidità; Johnny Depp porta il suo carisma e, soprattutto nei brani affidati alla sua voce, una dimensione personale allo spettacolo. Alle loro spalle, Chris Wyse, Glen Sobel e Buck Johnson formano una macchina musicale precisa e affidabile, capace di sostenere ogni cambio di registro della serata.

È un concerto che rispolvera la memoria del rock e, soprattutto, alcune gemme che non sempre trovano spazio nelle scalette dei grandi spettacoli. Un’operazione nostalgica, certo, ma anche curiosa: per chi conosce quei brani è un piacere ritrovarli, per chi non li conosce può essere l’occasione per andare a riscoprirli.

E poi c’è Johnny Depp.

Il suo carisma è evidente, ma musicalmente è inevitabile che finisca per scomparire, almeno in parte, davanti a musicisti del calibro di Alice Cooper e Joe Perry. E Depp sembra esserne perfettamente consapevole.

La cosa interessante è proprio questa: non cerca mai di imporsi.

Rimane spesso nelle retrovie, suona, prende i suoi spazi con la chitarra e si prende dignitosamente la scena quando arriva il momento di cantare. Quando interpreta ‘Venus in Furs’, ‘People Who Died’, ‘The Death and Resurrection Show’ e poi ‘Heroes’ di David Bowie, la sua presenza assume un peso diverso. Non è più soltanto l’attore famoso che suona: è un musicista che si mette al servizio dello spettacolo.

Non percorre la passerella in mezzo al pubblico, non sembra voler dimostrare di essere la star della serata. Lascia la scena musicale a chi ha fatto la storia della musica e si inserisce all’interno di una formazione nella quale ogni componente ha un ruolo preciso.

Ed è probabilmente uno degli aspetti più apprezzabili della sua presenza sul palco: Johnny Depp sembra sapere perfettamente quale sia il suo ruolo e non ha bisogno di rubare spazio agli altri.

Se Depp è inevitabilmente il magnete che attira gli occhi del pubblico, Joe Perry rimane uno dei cuori musicali dello spettacolo, ma non l’unico. Accanto a lui ci sono l’esperienza e il carisma di Alice Cooper, l’energia di Tommy Henriksen e una band che funziona come un organismo unico. È proprio l’equilibrio tra queste personalità a dare agli Hollywood Vampires la loro identità: nessuno sembra avere bisogno di dimostrare di essere il protagonista assoluto.

‘Bright Light Fright’, ‘Walk This Way’ e poi ‘Highway to Hell’ degli AC/DC, con Tommy Henriksen alla voce e un omaggio a ‘Whole Lotta Love’, confermano la vocazione enciclopedica della serata.

Il finale arriva con ‘School’s Out / Another Brick in the Wall’, perfetto manifesto di uno spettacolo che non ha mai cercato di essere qualcosa di diverso da quello che è: una grande festa rock, costruita sulla memoria e sulla voglia di divertirsi.

E dopo l’encore, ‘The Train Kept A-Rollin” chiude definitivamente il viaggio.

Gli Hollywood Vampires sono, in fondo, una super cover band. Una tribute band di lusso, con musicisti straordinari e una scaletta che attraversa decenni di storia del rock, ma pur sempre una formazione che costruisce gran parte della propria identità attraverso il repertorio altrui.

Eppure sarebbe riduttivo fermarsi a questa definizione.

Perché il punto, alla fine, è che il concerto diverte. Riporta indietro di anni, rispolvera nomi, canzoni e atmosfere e mette sullo stesso palco artisti e brani che appartengono a capitoli differenti della storia del rock.

E c’è un’altra cosa che conta ancora di più: se qualcuno è arrivato al Parco della Musica attirato soltanto dalla presenza di Johnny Depp e, uscendo, decide di ascoltare gli Aerosmith, di riscoprire i Doors, di andare a cercarsi Johnny Thunders, David Bowie o magari i Killing Joke, allora ben venga Johnny Depp.

Ben vengano gli Hollywood Vampires.

Perché se la curiosità verso una star del cinema può diventare il punto di partenza per avvicinarsi alla musica, alla storia e alla cultura del rock, allora anche una tribute band di lusso ha centrato il bersaglio.

E alla fine di una serata così, conta soprattutto questo: ci siamo divertiti. E va bene così.

Foto Roberto Villani

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