Nevermore + Deep As Ocean @ Live Music Club, Trezzo sull’Adda, 4 settembre 2026

Il 08/09/2026, di .

Nevermore + Deep As Ocean @ Live Music Club, Trezzo sull’Adda, 4 settembre 2026
Quando da ragazzo iniziavo ad avvicinarmi al metal, comprese le sue sonorità più estreme, c’era una frase che ricordo di aver letto più volte. Bastava che il nuovo album di una grande band deludesse, anche solo in parte, le aspettative perché tra gli appassionati e sulle pagine della critica comparisse quasi inevitabilmente una considerazione che nel tempo mi è rimasta impressa: “e intanto i Nevermore non sbagliano un colpo”.
Erano gli anni della seconda metà dei novanta e dell’inizio del nuovo millennio, quelli di ‘The Politics of Ecstasy’, ‘Dreaming Neon Black’ e ‘Dead Heart in a Dead World’. Tre album che contribuirono ad indirizzare un intero modo di intendere la musica che più amiamo. In un periodo attraversato da profondi cambiamenti, trasformazioni, evoluzioni i Nevermore erano diventati una certezza, una band dotata di una personalità enorme e di un linguaggio che sembrava appartenere soltanto a loro.
E’ importante dire che parte di quell’unicità nasceva dalla straordinaria simbiosi tra Warrel Dane e Jeff Loomis, due musicisti profondamente differenti, ma in grado di completarsi attraverso un processo compositivo che sembrava non conoscere battute d’arresto o perdite d’ispirazione. La voce, l’interpretazione e l’inquietudine del primo incontravano il talento e la visione chitarristica del secondo, dando vita a qualcosa di riconoscibile e difficilmente replicabile soprattutto per profondità e classe.
La prematura scomparsa di Dane ha rappresentato per questo un colpo durissimo. Forse il capitolo Nevermore, almeno nella forma in cui lo avevamo conosciuto, si era già chiuso da tempo, ma la sua perdita sembrava aver portato via anche l’ultima possibilità di poter rivedere un giorno una band che per molti, tanti, tantissimi era diventata imprescindibile.
Da qualche mese, però, qualcosa è cambiato. Spinti dalla passione di Jeff Loomis e Van Williams, i Nevermore sono tornati ad alimentare un’aspettativa che sembrava ormai appartenere soltanto al passato, offrendo una nuova possibilità a tutti coloro che continuavano a custodire nel cuore performance e note mai dimenticate. Non si tratta assolutamente, a mio parere, di cancellare ciò che è stato e nemmeno di sostituire Warrel Dane, ma di permettere a quella musica di tornare a vivere nella sua dimensione più naturale: il palco e personalmente spero non solo.
Accanto a Loomis e Williams troviamo oggi tre nuovi compagni di viaggio: Jack Cattoi alla chitarra, Semir Özerkan al basso e soprattutto Berzan Önen alla voce. Una formazione profondamente rinnovata e chiamata inevitabilmente a confrontarsi con un’eredità enorme. L’attenzione, almeno inizialmente, non può che concentrarsi soprattutto su Önen: interpretare un repertorio legato in maniera così indissolubile alla voce e alla personalità di Dane rappresenta probabilmente la sfida più complessa di questa nuova incarnazione dei Nevermore. Cercare un suo clone non avrebbe alcun senso; riuscire invece a rispettare quei brani imprimendovi qualcosa di personale potrebbe rappresentare la vera chiave di questo nuovo percorso.
Il live di venerdì 4 settembre a Trezzo, unico da headliner della nuova e recente calata italica, diventa quindi tutto questo: un’occasione, speriamo la prima di molte, per assaporare nuovamente la musica dei Nevermore e, perché no, iniziare anche a valutare il nuovo assetto della band, insomma la curiosità e’ tanta.
Il compito di aprire la serata spetta ai milanesi Deep As Ocean, chiamati a scaldare il pubblico del Live Club. La formazione sfrutta bene il tempo a disposizione proponendo il proprio modern metal dalle marcate venature metalcore, con un approccio energico e diretto che riesce progressivamente a coinvolgere i presenti. Una prova efficace, utile a preparare il terreno per il momento più atteso dello show.
Bastano però pochissimi minuti per comprendere la portata di ciò a cui stiamo assistendo. I Nevermore si presentano compatti, affamati e tremendamente convincenti, ma c’è soprattutto un elemento destinato a catalizzare progressivamente l’attenzione: la prestazione di Berzan Önen. Il cantante di origine turca prende possesso del palco con una sicurezza impressionante, offrendo una prova dominante e poderosa che rappresenta probabilmente la sorpresa o a questo punto la conferma più importante dell’intera serata.
‘Beyond Within’ e ‘My Acid Words’ forniscono indicazioni estremamente chiare in questo senso. Önen possiede potenza, controllo e presenza scenica, ma soprattutto dimostra di saper entrare all’interno di queste composizioni con personalità, facendole proprie senza snaturarne l’essenza.
Cosa dire poi di Jeff Loomis. Osservarlo nuovamente sul palco con i Nevermore significa ovviamente ritrovare uno degli elementi fondamentali della loro identità. La sua è una prestazione monumentale, nella quale tecnica, precisione e gusto convivono con una naturalezza impressionante. Riff e assoli ricordano continuamente la grandezza di un chitarrista fuori dal comune, ma ciò che colpisce maggiormente è la convinzione con cui si è “riappropriato” di queste composizioni e del mondo Nevermore.
Al suo fianco Jack Cattoi, Semir Özerkan e Van Williams contribuiscono a restituire l’immagine di una formazione estremamente sul pezzo, nella quale il nuovo assetto ha trovato rapidamente un proprio equilibrio.
‘Inside Four Walls’ porta in primo piano il volto più aggressivo ed evocativo dei Nevermore, con tecnica e potenza che procedono ininterrottamente e un Van Williams devastante dietro le pelli. Sensazioni che trovano conferma nell’iniziale ‘Narcosynthesis’, dove l’imponente riffing scandisce il brano con una forza impressionante e contribuisce a trascinare un pubblico sempre più coinvolto. La band spinge, il Live Club risponde e l’energia che corre tra palco e platea diventa uno degli elementi fondanti della serata.
È però ‘This Godless Endeavor’ a rappresentare uno dei passaggi più significativi per comprendere fino in fondo il valore del nuovo frontman. Nella parte iniziale, più melodica e raccolta, Önen dimostra interpretazione e sensibilità, per poi accompagnare con grande sicurezza la trasformazione del brano. Il ritmo si fa pesante e scandito, le accelerazioni ne modificano continuamente l’intensità e l’intera formazione sprigiona una verve impressionante. La sua non è soltanto una prova di carattere: Önen dimostra di possedere registri e soluzioni differenti e, soprattutto, di saperli mettere al servizio di composizioni tutt’altro che semplici.
‘Born’ esalta invece il lato più granitico della band, con un impatto che conferma ancora una volta lo straordinario stato di forma mostrato sul palco, mentre ‘Believe in Nothing’ cambia completamente prospettiva. Qui la componente emotiva assume un peso differente e Önen trova lo spazio per mostrare un’altra sfumatura della propria interpretazione. È proprio nella capacità di attraversare anime così diverse del repertorio che la sua prestazione acquista ulteriore valore.
I punti salienti sarebbero ancora molti, ma in fondo stiamo parlando di classici che non attendevano altro che ritrovare la luce di un palco. Una luce che questa sera, al Live Club di Trezzo, ha brillato con un’intensità forse persino difficile da immaginare alla vigilia, restituendo vigore e vita a un repertorio che il tempo non è riuscito minimamente a scalfire.
Ma c’è un altro elemento che finisce inevitabilmente per imporsi nel corso della serata, ed è quello puramente emotivo. Non servono grandi scenografie o particolari artifici quando a comandare sono le sensazioni di un pubblico che può finalmente ritrovarsi davanti a quelle note, ascoltarle nuovamente prendere vita e sentirne intatta tutta la forza. Basta guardarsi intorno per comprendere quanto questa musica sia rimasta radicata in chi l’ha amata e attesa per così tanto tempo. Ed è forse proprio nei volti, nelle reazioni e nella partecipazione dei presenti che arriva la conferma più importante della serata: i Nevermore non stanno semplicemente celebrando ciò che sono stati. I Nevermore sono tornati!

Adesso la speranza non può che rivolgersi al futuro e soprattutto alla nuova musica prevista nel 2027, prossimo banco di prova per capire fin dove potrà spingersi questo nuovo corso. Nel frattempo, però, quanto visto questa sera a Trezzo ci permette di rispolverare quella vecchia frase con cui abbiamo iniziato questo racconto: “e intanto i Nevermore non sbagliano un colpo”.

Setlist Nevermore

01 Narcosynthesis
02 My Acid Words
03 Inside Four Walls
04 Beyond Within
05 The Heart Collector
06 This Godless Endeavor
07 Engines of Hate
08 Final Product
09 Sentient 6
10 I, Voyager
11 Believe in Nothing
12 Moonrise (Through Mirrors of Death)
13 The River Dragon Has Come
14 Born
15 Enemies of Reality

Galleria fotografica a cura di Erika Gagliardi

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