Suburbiae Unexpected Fest @ Teramo, Arena De Carolis, 28 e 29 agosto 2026

Il 11/09/2026, di .

Suburbiae Unexpected Fest @ Teramo, Arena De Carolis, 28 e 29 agosto 2026

Facciamo un gioco: immaginate di chiedere a dei metallari che sono in fila per entrare in un locale qualsiasi in Italia “Cosa ti viene in mente nel sentire la parola Teramo?”, probabilmente qualcuno vi risponderà “il Gran Sasso”, qualcun altro sbaverà pensando ai piatti tipici e vi dirà “gli spaghetti con le pallotte!”, qualcuno citerà la buon’anima di Pannella o i più spavaldi diranno “il porticato!” e si lancerà con epiteti coloriti.

Difficilmente però sentirete “Beh, la scena metal!”, Teramo come provincia offre un po’ di caustica durezza hardcore, ma difficilmente risulta spontaneo associare il metal alla terra delle sagre più violente del centro sud.

Da giuliese un po’ ci scherzo su, ma noi della provincia lo sappiamo, Teramo è orfana di locali e serate di livello da anni, i nostri weekend ci vedono ospiti dei pochi locali rimasti soprattutto nel pescarese, eppure sui festival iniziamo a non avere nulla da invidiare ai cugini romani o al Nord Italia. Il Frantic Fest (qui il report dell’edizione 2026 scritto da Federica Sarra) e il In The Best Tradition  sono oramai due capisaldi della programmazione festivaliera italiana, ma da tre edizioni il Suburbiae Unexpected Fest sta iniziando a farsi largo e a trovare la sua identità.

Facciamo un passo indietro; il Suburbiae nasce nel 2024 dall’idea delle ragazze e dei ragazzi di JAY27, un collettivo teramano che prova a far qualcosa di diverso in una città che da anni non offre nulla a ciò che non lecca i piedi al panorama spocchioso e borghese di Teramo. Con stupore dei locali, i Nostri riescono a portare nella prima edizione Claudio Simonetti’s Goblin e nell’edizione 2025 i Godflesh, che, lasciatemelo dire, è incredibile anche solo dirlo ad alta voce.

E per il 2026 si alza il tiro, alla sua terza edizione il Suburbiae ospita per il loro ultimo show europeo i Wolfmother, accompagnati da Messa, Stoned Jesus, Shores Of Null e Lowmax.

La soluzione di quest’anno è divisa in due giornate, la prima è il warm-up dal tono punk e hardcore di promozione e con un occhio strizzato alla scena locale, che dal primissimo pomeriggio si esibisce con Atom Lux, Inerdzia, Rupe, Mud, Vibratacore e Alsaint; l’ingresso gratuito e la birra scontata convogliano una fiumana di persone che a fine serata riempie l’Arena De Carolis, come headliner del warm-up ci sono i Cyborg Zero, i quali si esibiscono coinvolgendo direttamente il pubblico buttandosi nel pit, e i torinesi Bull Brigade che possono vantare una fanbase numerosa e presa bene, autori di uno show di sentita fratellanza che non guasta.

Doccia ghiacciata, sonno ristoratore e il 29 agosto si riparte verso “Tetramo”, con gli amici ci fermiamo ad un bar e, guardandomi riflesso su una vetrata, mi sono accorto di essere più vicino ad un tributo del lebbroso in copertina di ‘Leprosy’ dei Death che ad un fotografo, il caldo ci accompagnerà fino a fine pomeriggio, fortuna vuole che l’area del festival abbia parecchie zone d’ombra e che il ponte sopra al parco fluviale proietti le sue arcate evitandoci una prepotente insolazione…

Aprono i Lowmax che tra tutte le proposte della giornata sono i più affini al big headliner, il loro hard rock un po’ southern e un po’ stoner suona bene, anzi, suonano davvero bene!

A seguire gli Shores Of Null, che avendoli visti fin dalla loro primissima prova in studio più di dieci anni fa potrei quasi definirmi in conflitto di interessi, ma poi conflitto de che? Questi giovincelli oramai sono una realtà internazionale e non hanno bisogno delle mie lodi, i loro tour oramai parlano per loro. Sono delle macchine da guerra e convincono l’intero pubblico. Due note: il nuovo singolo ‘Two Mountains’ è una mina (e, fun fact, dietro il ponte c’erano proprio quelle due montagne) e dei ragazzini ci hanno pure pogato sopra nonostante il caldo e le sonorità Doom. C’è speranza? Sì dai, c’è speranza.

Inizia a farsi buio e salgono sul palco gli ucraini Stoned Jesus, poco meno di un mese fa li avevo visti assieme ai Fu Manchu a Roma (qui il nostro report) e sinceramente li ho trovati molto più in forma, sia come condizione che per la prestazione, come dire “avevano più piglio”, il trio sceglie una scaletta più stoner e meno prog e la scelta si vede e si sente nel pubblico che decide di sfidare il caldo a spallate e “scapocciate”. Anche questa volta rinnovano l’invito a supportare la loro gente svincolandosi da simpatie e colori politici. I tre lasciano il palco e si mischiano nel pubblico, mentre i Messa fanno un rapido soundcheck.

Oramai il caldo è andato a scemare e sono calate le tenebre. Sono tutti trepidanti e lo si sente, sarò schietto, è come se più della metà del pubblico fosse a Teramo per loro. I Messa d’altronde nel 2026 non hanno più bisogno di presentazioni, quando si va all’estero e incontri dei metallari sai per certo che dovrai parlare di loro e, sinceramente, lo si fa con orgoglio.

L’esibizione comprende i migliori pezzi del loro ultimo album ‘The Spin’ e l’intero pubblico è ammaliato e in rispettoso silenzio, stregato dai soli virtuosi e dallo spettacolo di luci.

Unica nota stonata è la voce di Sara Bianchin, non nel senso letterale, i volumi della cantante non hanno dato giustizia alla sua incredibile estensione vocale, malgrado ciò escono con uno scroscio assordante di applausi e con un po’ di inaspettata timidezza accettando di fare il bis acclamato da molte urla sguaiate provenienti dal pit.

Finita l’esibizione dei Messa vado a mangiare un boccone, faccio appena in tempo e sento un mio amico che mi strattona “Daniè, vai a fare le foto!”, dannazione, questi australiani sono più puntuali di quanto pensassi, piovono dal cielo i Wolfmother!

Che dire, suonano bene, molto bene! Il frontman Andrew Stockdale ha una voce della Madonna e malgrado il tempo passi riesce a tenere l’intera escursione vocale senza stonare. A livello di presenza scenica avrei immaginato un po’ di chiacchiericcio e interazione con il pubblico, ma il loro rock psichedelico ha fatto pogare tre generazioni diverse in quel di Teramo, gli amanti del genere erano decisamente presi bene ma non odiatemi, quello dei Wolfmother non fa per me, penso di esser stato per l’80% del concerto con una voglia matta di andargli a chiedere se l’effetto Coriolis della puntata dei Simpson della sesta stagione dedicata agli australiani fosse vera. Poi non lo so, il restante 20% del concerto non ho fatto altro che pensare al frontman che somigliava davvero troppo a Weird Al Yankovic.

Rinsavito dai miei pensieri intrusivi vedo l’arena svuotarsi, vado nell’area merch a fare un po’ di chiacchiere con la créme de la créme teramana e ci troviamo a fare il punto della giornata. Eravamo un po’ tutti concordi e una settimana dopo confermo tutto, il Suburbiae è proprio una bella realtà piena di gatti stilizzati, birra a prezzi onesti, gente presa bene e una cura ai dettagli non da poco. Come l’area camping attrezzata, una crew di volontari sorridenti e disponibile, una zona merch bene organizzata e una città che per due giorni l’anno ha finalmente qualcosa da dire.

 

Testo e foto di Daniele Di Egidio

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