Evanescence + Poppy + Nova Twins @ Unipol Arena, Casalecchio di Reno (BO), 28 settembre 2026

Il 30/09/2026, di .

Evanescence + Poppy + Nova Twins @ Unipol Arena, Casalecchio di Reno (BO), 28 settembre 2026
Per comprendere fino in fondo cosa significhi essere una band generazionale basta probabilmente guardarsi intorno questa sera all’interno dell’Unipol Arena di Bologna. Ultimamente mi capita spesso, forse per semplice casualità, di ritrovarmi davanti a situazioni simili: un po’ come accaduto la sera prima a Milano con i Fear Factory, sotto lo stesso palco si riuniscono appassionati della musica dura provenienti dalle estrazioni più diverse, dal nu metal al black e al death metal, passando attraverso molti altri sottogeneri. Quando accade significa che qualcosa di importante sta per succedere.
Gli Evanescence sono evidentemente riusciti negli anni a fungere da catalizzatore, superando confini che spesso separano frange differenti del metal. Ovviamente non tutti sono attratti dalla band di Amy Lee, ma è altrettanto evidente come questa trasversalità trovi proprio nella formazione americana uno dei suoi punti di incontro.
Questa sera all’Unipol Arena va quindi in scena un evento importante, sold out e accompagnato fin dalle prime ore del pomeriggio da un entusiasmo palpabile. Un’attesa alimentata anche dalla bontà di ‘Sanctuary’, ultimo lavoro particolarmente ispirato e che, personalmente, considero il miglior album pubblicato dagli Evanescence dai tempi di ‘The Open Door’.
Nel 2003, con l’uscita di ‘Fallen’, gli Evanescence riuscirono in qualcosa che all’epoca appariva quasi impensabile: portare atmosfere oscure, suggestioni gothic e una figura come quella di Amy Lee nel cuore del mainstream. I temi erano certamente differenti rispetto a quelli di molta della scena più estrema, ma per chi visse quel periodo negli anni dell’adolescenza quel disco finì inevitabilmente per assumere un significato particolare, tanto da essere ricordato ancora oggi con evidente affetto. Il suo successo andò inoltre ben oltre i confini della musica dura, indicando una strada che negli anni successivi avrebbe trovato numerose declinazioni nell’ambito del grande pubblico.
L’Italia ha la possibilità di rivivere una parte di quella storia insieme ai tanti altri successi arrivati nel corso degli anni, ma soprattutto di capire cosa siano diventati gli Evanescence e quanto della loro identità originaria si sia conservato nel tempo. Perché da quel 2003 molte cose sono cambiate e della formazione che conquistò il mondo con ‘Fallen’ oggi rimane soltanto Amy Lee, unico vero filo conduttore di una storia attraversata da numerosi cambi di line-up. Attorno a lei si è però consolidato da tempo un nucleo formato da Troy McLawhorn e Tim McCord alle chitarre, Emma Anzai al basso e Will Hunt alla batteria, assetto con il quale la band ha trovato negli ultimi anni una nuova stabilità. Le premesse per un grande spettacolo ci sono tutte.
Ad aprire la serata sono le Nova Twins, formazione britannica composta da Amy Love alla voce e chitarra e Georgia South al basso, chiamate a scaldare un’Unipol Arena che comincia progressivamente a riempirsi. La loro è probabilmente la proposta più difficile da incasellare all’interno del cartellone: alternative rock, hip hop ed elettronica si intrecciano in un mix che piace complessivamente al pubblico. A emergere è soprattutto il lavoro di Georgia South, con un basso fortemente distorto che spesso assume quasi il ruolo di una seconda chitarra. Pochi minuti a disposizione, ma sufficienti per presentare al pubblico bolognese una realtà molto particolare e comunque distante da ciò che arriverà più tardi.
Il secondo spazio della serata è affidato a Poppy, protagonista negli anni di un’evoluzione piuttosto particolare. Partita da territori vicini al pop e all’elettronica, Moriah Rose Pereira ha progressivamente incorporato industrial, alternative metal e metalcore; la sua proposta si è quindi sempre più orientata verso sonorità pesanti. Una direzione confermata dal recente ‘Empty Hands’, settimo album pubblicato all’inizio dell’anno, che trova naturalmente ampio spazio anche questa sera.
La sua presenza nel tour si lega inoltre alla collaborazione con Amy Lee e Courtney LaPlante degli Spiritbox in ‘End Of You’, incontro tra tre interpreti che accende inevitabilmente la curiosità anche sulla sua esibizione.
La scelta appare molto più centrata e assimilabile a ciò che gli Evanescence rappresentano. È un’esibizione che non si limita a riscaldare il pubblico, ma riesce progressivamente a trascinarlo, soprattutto nelle parti più heavy, senza rinunciare ad alcuni passaggi dalle sfumature più dark. La sensazione è che l’artista garbi parecchio a tutto il palazzetto e, dal canto mio, non posso che confermare la bontà non soltanto della performance, ma anche di una proposta che dal vivo sembra trovare pienamente la propria dimensione. Anche l’immagine contribuisce, con i componenti della band mascherati a creare un bellissimo contrasto tra la luce della protagonista e il buio che avvolge il resto del gruppo. Una prestazione interessante che trova proprio nell’incontro tra pop e metalcore la sua dimensione più convincente.
A questo punto l’ingresso degli Evanescence diventa spettacolare. A giudicare dal boato che li accoglie, la distanza dall’ultimo concerto italiano sembra quasi secolare, e invece sono trascorsi appena due anni. L’approccio è quello di una band perfettamente consapevole di essere osannata, ma che allo stesso tempo sembra sentire il bisogno di meritarsi fino in fondo tutto questo affetto. L’immedesimazione è totale fin dai primi istanti.
‘Sanctuary’ apre una prima parte che sceglie di guardare soprattutto al presente, proseguendo con ‘Tell Me When You’ve Had Enough’, ‘Afterlife’ e ‘Rapture’, senza affidarsi immediatamente ai grandi classici. Una scelta che fa capire quanto la band creda nel suo ultimo lavoro e, considerando la qualità del disco, come darle torto.
Sul palco Amy Lee catalizza inevitabilmente ogni sguardo, con una bravura tale da dare quasi l’impressione che non riuscirebbe a sbagliare una nota neanche se volesse, ma alle sue spalle gli Evanescence mostrano una compattezza impressionante e soprattutto un peso che dal vivo rende ancora più evidente la componente metal e oscura della loro musica.
Con le prime note di ‘Going Under’, però, l’Unipol Arena si accende ancora di più. Migliaia di voci riportano inevitabilmente agli anni segnati da quello splendido lavoro ed è un susseguirsi di emozioni con la platea assoluta protagonista. Il pianoforte amplifica ulteriormente il tutto con ‘Lithium’ e ‘Like You’, quest’ultima tratta dal secondo album ‘The Open Door’, che proprio quest’anno festeggia il ventennale, e mai eseguita integralmente prima di questo tour. Emerge così la componente più intima e malinconica della band, mettendo ancora una volta al centro una voce che rimane semplicemente inconfondibile.
È questa alternanza tra fragilità e potenza a continuare a colpire anche chi conosce da una vita la band. Ne è un esempio ‘Self Destruct’, con la sua melodia e i suoi breakdown: gli Evanescence passano da momenti raccolti ad accelerazioni improvvise senza perdere neanche per un attimo il filo. Naturalmente ci sono poi canzoni davanti alle quali qualsiasi equilibrio è destinato a saltare. ‘Bring Me to Life’ trasforma l’arena in un unico gigantesco coro, mentre ‘Imaginary’ riporta alla luce l’anima più oscura e sognante di ‘Fallen’. Anche la scenografia fa la sua parte, senza mai sovrastare ciò che accade sul palco: immagini, luci e musica procedono insieme, accompagnando lo spettacolo e scandendone visivamente i diversi momenti.
Il ritorno di Poppy per ‘End Of You’ chiude idealmente il cerchio aperto all’inizio della serata e dà forma dal vivo a una collaborazione che unisce percorsi e generazioni differenti, prima che ‘My Immortal’ riporti Amy Lee al pianoforte per un altro momento da ricordare.

Alla fine rimane soprattutto l’immagine di una formazione che, dopo oltre vent’anni, non sembra avere alcuna intenzione di limitarsi ad amministrare la propria storia. Amy Lee resta inevitabilmente il cuore degli Evanescence, ma intorno a lei c’è una band viva, pesante e completamente immersa in quello che sta facendo. E quel boato iniziale, che in forme diverse ha finito per accompagnare tutto il concerto, racconta probabilmente qualcosa di importante: continuare a far coincidere gli Evanescence esclusivamente con i primi due album è ormai un cliché che ha davvero poco motivo di esistere. Gli Evanescence non sono grandi per quei due dischi, o almeno non soltanto. Lo sono perché, dopo tutti questi anni, nella loro unicità sono ancora semplicemente LORO ed a quanto pare lo saranno per molto tempo ancora.

Setlist Evanescence
01. Sanctuary
02. Tell Me When You’ve Had Enough
03. Afterlife
04. Rapture
05. Going Under
06. Lithium
07. Like You
08. Self Destruct
09. Calm Down
10. Call Me When You’re Sober
11. Beautiful Lie
12. Wasted on You
13. Forever Without You
14. Bring Me to Life
15. Imaginary
16. Better Without You
17. About Us
18. End of You
19. Who Will You Follow
20. My Immortal
21. Wide Open Heart

Galleria fotografica a cura di Roberto Villani

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