Sodom – The Arsonist

Il 28/07/2025, di .

Gruppo: Sodom

Titolo Album: The Arsonist

Genere:

Durata: 49 min.

Etichetta: Steamhammer Records

66

Oramai stiamo diventando vecchiotti… e nel mondo che cambia volto a velocità vertiginose ogni tanto fa piacere trovare una sorta di isolotto dove il tempo passa un po’ più lentamente. Non proprio si ferma diciamo – non siamo (ancora) cosi nostalgici da voler vedere all’infinito sempre lo stesso panorama – ma trovare un’isoletta dove il panorama rimanga grossomodo quello che si conosce senza essere troppo spesso stravolto da tempeste male non sarebbe, ecco. E i Sodom personalmente hanno sempre rappresentato per noi un po’ questo concetto dell’isoletta che vi abbiamo descritto.

Siamo saliti a bordo dell’elicottero griffato Sodom a cavallo della furiosa accoppiata ‘Code Red’ e ‘M-16, sul finire degli Anni ’90. Abbiamo quindi visto dal finestrino retrovisore ‘Agent Orange’ e ce ne siamo innamorati a distanza di tempo; abbiamo poi sparso napalm con l’incendiario ‘In War And Pieces’ e ci siamo anche distratti un po’ sulle note strambe e dissonanti dell’atipico ‘Decision Day’. Beh, è stato – ed è tuttora – un viaggio emozionante quello affrontato con Angelripper e soci; ma appunto caratterizzato, seppur nei suoi alti e bassi, da una cifra di elementi familiari e comuni, proprio come dicevamo all’inizio con la parabola dell’immaginaria isoletta ai margini del Tempo.

Cosa vi diciamo quindi a proposito di ‘The Arsonist’? Che da un lato è un disco che gronda di quella familiarità che dichiariamo di anelare in dischi come questo; dall’altro però non riusciamo a non considerarlo come un momento un po’ transitorio del nostro volo in elicottero. Gli elementi che ci aspettiamo ci sono grossomodo tutti: il pungente cinismo delle liriche sempre attuali, l’abrasività del cantato (qui puramente thrash oriented e scevro di storture più estreme) e l’andamento tellurico dei brani più tirati… tutto insomma grido Sodom da ogni dove, però quello che manca è la miccia corta che faccia veramente esploderci l’album tra le mani. Il disco è veloce, brutale (‘Battle Of Harvest Moon’, ’Gun Without Groom’), ma non più di quanto fossimo abituati in passato. E’ maligno e velenoso anche quando non è veloce – come dimostrano progressioni chitarristiche Slayeriane di ‘Twilight Void’ o l’occhiolino semi-hardcore di ‘Taphephobia’ – ma sebbene questi brani più sporchi risultino sicuramente trai più interessanti del lotto, anche qui dobbiamo dire che in passato ci siamo trovati una vena sperimentale più coraggiosa. L’album è lungo (forse troppo) e ha un buon numero di cartucce potenti, ma nessun missile da infilare nel tubo sopra al mitra per chiudere definitivamente la faccenda.

Forse è ingeneroso da parte nostra aspettarci questo, non è che i Sodom al diciassettesimo album abbiano ancora da doverci dimostrare qualcosa; però è anche vero che in tutti gli ultimi passaggi discografici – soprattutto ‘Genesis XIX – c’era qualcosa che ci rifilava il colpo del KO. Che fosse il black di ‘Nicht Mehr Mein Land’, il groove di ‘Occult Perpetrator’ o la furia hardcore di ‘Indoctrination’, l’album precedente mostrava più spigoli e in una band come questa qualcosa che taglia e sbrindelli è proprio quello che vogliamo. Forse, il discorso tornava ancora sul tema della vecchiaia che abbiamo scomodato in apertura… non sappiamo ancora quanti dischi dei Sodom usciranno in futuro e quante altre date live faranno… qualsiasi formazione negli anni capitanata da Tom Angelripper è sempre stata una band da fuochi d’artificio sparati in mezzo alla folla dove fa più danno e ci è un po’ spiaciuto, in ‘The Arsonist’, non vedere questo atteso gran finale. Ma per ora, il viaggio continua.

Tracklist

01. The Arsonist
02. Battle Of Harvest Moon
03. Trigger Discipline
04. The Spirits That I Called
05. Witchhunter
06. Scavenger
07. Gun Without Groom
08. Taphephobia
09. Sane Insanity
10. A.W.T.F.
11. Twilight Void
12. Obliteration Of The Aeons
13. Return To God In Parts

Lineup

Tom Angelripper: vocals, bass
Frank Blackfire: guitars
Yorck Segatz: guitars
Toni Merkel: drums