L’Impero delle Ombre – Oscurità

Il 08/08/2025, di .

Gruppo: L’Impero delle Ombre

Titolo Album: Oscurità

Genere:

Durata: 55:28 min.

Etichetta: Black Widow Records

83

Avevo appena finito di scriverlo, da qualche altra parte: quando si parla di un certo tipo di HM italiano, si pensa sovente a una chiara declinazione dello stesso con connotazioni oscure se non epiche, e tematiche che rasentano il cimiteriale. Un genere che è in pratica un’elegia di Thomas Gray condita con quelle declinazioni del gotico che avevano fatto la fortuna di Horace Walpole.
Digressioni letterarie a parte, non è difficile individuare un prolifico filone attraverso la Penisola che richiami scenari decadenti e brume mattutine senza per questo scadere nel grand guignol e negli eccessi dell’extreme metal, mantenendo anzi un legame fortissimo con l’altra tradizione di casa nostra, il prog degli anni ’70. Ecco, L’Impero delle Ombre è un gruppo ben noto per essere uno degli esponenti di culto di un certo sound, avendo fatto della qualità e non della quantità la propria cifra stilistica. Se infatti ricordavo distintamente il loro secondo album ‘I compagni di Baal’ (sarà un caso che io stia leggendo il testo biblico Cazzullo proprio in questo periodo? Direi di no), il calendario rivela come sia passato quasi un quindicennio da quella release, con un solo capitolo discografico risalente ormai a un lustro fa.
La mia attenzione è stata in ogni caso catturata sin dai mesi scorsi dal singolo apripista ‘Il Mio Ultimo Viaggio’, per via di un’attitudine marcatamente “chainiana” coronata da un assolo di chitarra che è un chiaro omaggio al maestro pesarese. Tuttavia, se l’opener resta una delle punte di diamante di questo ‘Oscurità’, è chiaro sin dal pezzo successivo che il quarto lavoro a firma L’Impero delle Ombre ha connotazioni multiformi e variegate, muovendosi all’interno delle tematiche trattate con una scelta di timbri e registri adeguata ma mai strettamente aderente alla materia doom, di qualsiasi matrice essa sia.
Così, è un orrifico simil clavicembalo a introdurre ‘Zulphus Et Mercurius’, prima di lasciare spazio a un riff in maggiore dominato dall’organo, alla maniera di ‘Majesty’ dei Ghost, una scelta di modulazione che permette alla traccia di muoversi su coordinate ariose e tributare al contempo un ideale omaggio alla tradizione sabbathiana, pur nell’originale scelta della lingua italiana.
Una scelta, quella linguistica, che è lungi da far scivolare la band in una categoria di second’ordine, sottolineando anzi le tematiche qui scelte, che spaziano dall’opera di Poe e Lovecraft, per giungere al cinema di genere e all’occultismo di cronaca. Così, è il blues macabro di ‘Lacrime nella Pioggia’ a richiamare i grandissimi Blood Ceremony negli inserti di fiati pur muovendosi a metà tra coordinate “ozzyaniche” e la tradizione HC/punk del triangolo industriale nella scelta delle linee vocali. Strano a dirsi? Ascoltare per credere, prima di cedere alla solenne celebrazione del mostro marino del Maestro di Providence con ‘Dagon’, al caleidoscopio sonoro sottolineato dagli stop’n’go di ‘Macara’ e alla danza macabra de ‘La Taverna’, che ricorda i Fiaba più oscuri, con la conclusiva ‘Circolo Spiritus Navona 2000’ che è quasi beat nell’incedere acustico dell’apertura, fino a che le taglienti bordate di chitarre vengono a patti con la tematica trattata.
Ecco, l’incedere più diretto di determinati passaggi di ‘Oscurità’ fa da contraltare alle suggestioni protoprog, laddove è la chitarra di Andrea Cardellino a dettare la linea anche nei momenti più impensabili, rappresentando il trait d’union tra l’anima più rock e quella più notturna del progetto. Un lavoro da incorniciare, ecco tutto.

Tracklist

01. Il Mio Ultimo Viaggio
02. Zulphus Et Mercurius
03. Lacrime nella Pioggia
04. Dagon
05. Macara
06. La Taverna del Diavolo
07. Il Gatto Nero
08. Circolo Spiritus Navona 2000

Lineup

John Goldfinch: voice and choirs
Andrea Cardellino: lead guitar
Rob Ursino: guitar
Vins Ceriotti: bass
Dave Cristofoli: keys and organ
Mickey Ercolano: drums