Deserted Fear – Veins Of Fire

Il 28/08/2025, di .

Gruppo: Deserted Fear

Titolo Album: Veins Of Fire

Genere: , ,

Durata: 39 min.

Etichetta: Testimony Records

64

In realtà il percorso dei Deserted Fear, formazione death proveniente dal centro della Germania, è anche piuttosto semplice da descrivere. Partendo da un approccio più tombale e macabro che guardava oltre oceano (il monicker sa molto di Cannibal Corpse dopo tutto…), la musica del trio turingio cambia coordinate piuttosto in fretta, stabilizzandosi su un death meno gutturale ma più quadrato e feroce che faceva dei Bolt Thrower il proprio stampo principale. Con gli ultimi album, ‘Drowned By Humanity’ ma soprattuto ‘Doomsday’, si ha poi un ulteriore scossone, che allontana i Nostri dalla ferocia di Thompson e soci per approdare ai lidi più melodici del noto sound di Gotheborg. Un evoluzione del sound diciamo naturale, che passa quindi dall’istintività e rabbia tipiche della gioventù a un sound più codificato ma che  probabilmente meglio veste lo stile compositivo di Glatter e compagni, con risultati che vedremo sono sì apprezzabili ma non superlativi.

Quale è il problema quindi con questo nuovo ‘Veins Of Fire’? In realtà di veri e proprio problemi non ne ravvisiamo, è più una faccenda di approccio potremmo dire, ma andiamo per ordine.  Innanzitutto, il disco suona bene. Anzi, dannatamente bene. La perizia strumentale c’è, il growl è ben fatto, ben memore della violenza del passato, e le melodie – vocali o delle chitarre – sono azzeccate e di buona fattura. La melodia è sicuramente presente ma non del tutto pervasiva, e c’è quel tocco di gigioneria che li instrada sul percorso più degli In Flames che dei Dark Tranquillity o degli At The Gates. Volendo citare qualche canzone, abbiamo buona scelta: ‘Blind’ è caratterizzata da una bella intro, un andamento ritmico piacevole durante le strofe e ottime intuizioni a livello solistico durante tutto il brano; ‘Rise And Fight’ ha dalla sua un groove che piacerebbe molto a Bjorn Strid e ai Soilwork, e l’opener ‘Into The Burning Lands’ doppia con successo l’approccio che avevano gli In Flames su album come ‘Whoracle’ o il successivo ‘Colony’. Quindi, cosa manca a questo ‘Veins Of Fire’ per avvicinarsi ai dischi eccelsi dei loro attuali numi tutelari? Gli manca l’ultimo passo. Una banalità, forse; ma tanto volte un ultimo passo sembrano cinquanta, se si parla di musica. Volendo restare sulla band di Anders Friden, anche loro hanno fatto un percorso verso una melodia più marcata e un approccio più da stadio, e l’hanno fatto buttando il cuore oltre l’ostacolo, con ‘Pinball Map’ e ‘Only For The Weak’. Brani rischiosi, da ‘all in’ diciamo, in cui cerchi il colpo della grande audience rischiando i fischi della fanbase attuale. Scelte che – a decenni di distanza – vedono ancora schiere di metallari discutere se si tratta di mosse coraggiose o paracule ma che, appunto, a decenni di distanza fanno ancora parlare di loro. Ai Deserted Fear di quest’album, questo passo nel buio (buono o cattivo che sia) manca. La direzione verso cui puntano è chiara, gli intenti (quelli di comporre pezzi più semplici e di facile presa) sono manifesti, ci vuole appunto quella flessione delle ginocchia che ti facciano saltare quei pochi centimetri più avanti che ora mancano.

Beh, c’è tempo comunque, se vogliamo. Gli album sono sei, mica mille; il traguardo dei dieci anni di carriera non è passato da troppo, e il percoso di Glatter e soci sembra ancora in divenire. Possiamo permetterci di aspettare la nostra ‘Pinball Map’ sul prossimo album, per ora godersi ‘Vein Of Fire’ non è un peccato, anzi.

Tracklist

01. Into the Burning Lands
02. The Truth
03. Blind
04. Storm of Resistance
05. Embrace the Void
06. Rise and Fight
07. At the End of Our Reign
08. Echoes in the Silence
09. We Are One
10. Veins of Fire

Lineup

Simon Mengs: Drums
Fabian Hildebrandt: Guitars
Manuel Glatter: Guitars, Vocals