Byzantine – Harbingers

Il 10/09/2025, di .

Gruppo: Byzantine

Titolo Album: Harbingers

Genere:

Durata: 42 min.

Etichetta: Metal Blade Records

75

In un panorama metal affollato da revival scolastici e incroci forzati tra TikTok-core e nostalgia mal digerita, i Byzantine tornano a mettere i puntini sulle ‘i’ (e i breakdown sui denti) con ‘Harbingers’, il loro settimo disco e, senza troppi giri di parole, il più ambizioso e riuscito della loro carriera.

Otto anni di silenzio discografico separano ‘Harbingers’ dal precedente ‘The Cicada Tree’, ma non chiamatela assenza. Byzantine non sono mai spariti: si sono evoluti nell’ombra, hanno gestito cambi di formazione, registrato un EP nel 2022 (Black Sea Codex), e hanno orchestrato il ritorno di Tony Rohrbough, storico chitarrista e co-fondatore, giusto in tempo per entrare nella storia—di nuovo.

Prodotto da Peter Wichers (Soilwork, All That Remains, Nevermore), Harbingers è un album dalla doppia anima: familiare e fresco, abrasivo e raffinato, tecnico ma viscerale. Nove tracce, quarantacinque minuti di un groove moderno che spinge sui muscoli ma sa piegare le ginocchia alla melodia quando serve.

Si parte con ‘Consequentia’, intro acustica intima, quasi fragile, che ti accarezza prima della tempesta. Un falso senso di sicurezza che implode in ‘A Place We Cannot Go’, dove la voce di Chris Ojeda si fa guida tra riff geometrici e aperture vocali luminose. I Byzantine giocano con le dinamiche come pochi nel metal odierno: alternano tensione e rilascio, e quando esplodono lo fanno con stile, non con l’esibizionismo.

‘Floating Chrysanthema’, il primo singolo, è già un anthem: riff a incudine, atmosfere da sci-fi horror post-umano e un groove che sembra programmato da un’AI in overdose da Pantera e tecnicismi. Se The Cicada Tree flirtava con il prog, Harbingers lo assorbe e lo metabolizza, lasciandoci con una band che non ha più bisogno di etichette. Thrash, death, groove, prog? Byzantine sono solo loro. Fine.

‘The Clockmaker’s Intention’ porta in dote echi Alice In Chains e un ritornello che si incolla ai neuroni, mentre ‘Riddance’ è una delle loro cose più aggressive da anni, con stop & go ritmici che fanno il solletico ai fan dei primi Lamb of God e riff che odorano di ruggine e sangue.

La title track ‘Harbinger’ è potente: riff serrati, gang vocals da barricata, e un testo che dipinge con ferocia i vertici del potere come parassiti ossessionati dall’ascesa, ‘leaping over broken bones’. A impreziosire il tutto, un assolo ospite di Rohrbough che scava nella carne come un bisturi arrugginito.

È nel secondo lato dell’album che Harbingers si fa davvero epico. ‘The Unobtainable Sleep’ si muove tra le pieghe del progressive death con un’ombra che sa di Extol e una malinconia gotica da post-metal scandinavo. ‘Kobayashi Maru’ ci catapulta in una trappola claustrofobica fatta di groove dissonante e liriche esistenziali (con un titolo che farà impazzire i trekkies), mentre la conclusiva ‘Irene’ è una montagna: un incrocio tra i Mastodon più spirituali e gli Alice in Chains più introspettivi. Un’ode alla figura femminile che dà il nome all’artwork, Irene di Bisanzio, imperatrice e araldo di un cambiamento silenzioso ma titanico.

Dopo venticinque anni, Byzantine non rincorrono più niente. Non vogliono ‘arrivare’, non vogliono piacere a tutti. Harbingers non è un disco accomodante, ma un’opera matura, tagliente, elegantemente incazzata. Non cerca hype, lo crea.

Per chi li ha snobbati finora, Harbingers è il campanello d’allarme. L’ultima occasione per salire a bordo prima che il treno vi travolga.

Tracklist

01. Consequentia
02. A Place We Cannot Go
03. Floating Chrysanthema
04. The Clockmaker’s Intention
05. Riddance
06. Harbinger
07. The Unobtainable Sleep
08. Kobayashi Maru
09. Irene

Lineup

Chris Ojeda – Voce, Chitarra
Brian Henderson – Chitarra, Voce
Tony Rohrbough – Chitarra
Ryan Poslethwait, Basso e Voce
Matt Bowles – Batteria