Paradise Lost – Ascension

Il 08/10/2025, di .

Gruppo: Paradise Lost

Titolo Album: Ascension

Genere:

Durata: 65 min.

Etichetta: Nuclear Blast

85

Che i Paradise Lost siano una realtà mutevole e predisposta al cambiamento dovrebbe essere noto ai più. Dopo i primi più uniformi album, che a ogni band servono per consolidare immagine e fanbase, la band di Holmes e Mackintosh ha infatti attraversato un periodo di intensa sperimentazione, che ha portato alla creazione di album fortemente diversi tra loro come possono esserlo ‘One Second’, il controverso ‘Host’ o l’album omonimo. Da ‘Tragic Idol’ in poi alcuni aspetti di questa tendenza esasperata al cambiamento si sono assestati; ma anche sugli ultimi album – di nuovo uniformi, potremmo dire – si sentono sovente forti differenze.

Sebbene infatti alcune caratteristiche da ‘The Plague Within’ in poi siano ora sempre presenti nei dischi dei Paradise Lost (il growl profondo, i passaggi solisti sotto le melodie, la dedizione totale al gothic metal); in questa fase di carriera sono più altro l’intento e le sfumature a definire appieno i lavori dell’ultimo corso. E infatti l’intransigenza di ‘The Plague Within’ non la troviamo su ‘Obsidian’, così come la cupezza e la negatività di ‘Medusa’ appartiene solo a quell’album. ‘Obsidian’ stesso presentava passaggi più orecchiabili e radio-friendly (‘Hope Dies Young’ su tutte) completamente avulse da questa fase… e ovviamente ‘Ascension’ non è da meno.

‘Ascension’ ha infatti – come i recenti predecessori – una sua personalità unica e delle sue peculiarità definite. E’ solenne e muscolare, questi sono gli aggettivi che ci vengono più in mente dopo pochi ascolti, ma basta prestarne qualcuno di più per trovare residui anche delle matrici degli altri lavori, creando nell’unicità anche un senso di continuità che sinceramente poche band riescono a dare. Prendiamo due canzoni da quest’album, il singolo ‘Silence Like A Grave’ e ‘Serpents Of The Cross’… sono entrambe canzoni abrasive, ma lo fanno in modo diverso: una con l’immediatezza e i muscoli, l’altra con un riff che guarda addirittura ai primi lavori della band. L’andamento generale – come dicevamo – è generalmente più cupo e solenne, segnato dall’andamento lento e doomy di brani come ‘Salvation’ o ‘The Precipice’ che pure risultano assai diversi tra loro: gotico e incupito il primo, dolce ed etereo l’altro. Tirando le somme, quello che emerge da ‘Ascension’ è un formidabile senso di compattezza e di coerenza con se stessi, che rende l’album tra i lavori più solidi pubblicati dalla band da decenni.

A pensarci bene, quanto realizzato con ‘Ascension’ non è affatto facile. Il quintetto di Halifax riesce ancora a risultare imprevedibile e inaspettato all’interno di in un genere del quale loro stesso hanno definito (o controbuito a definire) le regole, e riescono a essere coerenti quanto basta per non creare rotture con la fanbase attuale, non rinnegando nemmeno un oncia di quanto creato artisticamente in trentacinque anni di carriera. Il tempo passa, la gente invecchia, e Holmes e soci riescono ancora a dirci che sono loro presentandoci un album che non ci aspettavamo. Non è cosa da poco, lo dicevamo anche prima.

Tracklist

01. Serpent On The Cross
02. Tyrante Serenade
03. Salvation
04. Silence Like the Grave
05. Lay a Wreath Upon the World
06. Diluvium
07. Savage Days
08. Sirens
09. Deceivers
10. The Precipe
11. This Stark Town
12. A Life Unknown

Lineup

Nick Holmes: vocals
Gregor Mackintosh: lead and rhythm guitars
Aaron Aedy: rhythm guitars
Stephen Edmondson: bass
Guido Zima Montanarini: drums