Achathras – A Darkness of The Ancient Past
Il 09/10/2025, di Maurizio Buccella.
Gruppo: Achathras
Titolo Album: A Darkness of The Ancient Past
Genere: Black Metal, Symphonic Black Metal
Durata: 43 min.
Etichetta: Cult Never Dies
Lo step successivo, in direzione della negazione dell’identità, dopo i cappucci integrali di Mgla e Garea è la totale assenza di informazioni sui membri. Come in passato era capitato per i Monumentum Damnat la Cult Never Dies mantiene il riserbo sui nomi di questi Achathras specificando solo che si tratta di musicisti navigati della scena black. Fin dal nome dell’album ‘A Darkness of The Ancient Past’, in uscita a fine mese, appaiono palesi le intenzioni di celebrare il black puro degli esordi.
Dopo l’intro fitto di tastiere melanconiche, che con simmetria chiudono l’outro’The Uttermost cold’, ‘Anointed with Moonfire’ riversa fuori dalle casse una colata nera di scale epiche che, sempre accompagnate da tastieroni in stile Old’s Man Child, s’intrecciano in accelerazioni violente e rallentamenti atmosferici. La voce – per ora senza un volto – ricorda da vicino lo Shagrath di Stormblast. L’influenza dei Dimmu Borgir diventa ancora più pregnante nella successiva ‘a Cerement of flame’ costruita attorno linee tastieristiche che riecheggiano i fasti di ‘Mourning Palace’. In linea di massima le chitarre sorreggono con maestria il mood epico trainato da queste ultime, a dimostrazione della stoffa di veterani degli anonimi membri, per assurgere al ruolo di protagoniste in passaggi cone ‘Emanation of Chaos’ e ‘A Lamenting Presence’. Il problema nucleare dell’album è forse l’indole troppo retributiva che, in sostanza, esaurisce la tracklist in una parata di tributi a questo o quel mostro sacro della tradizione symphonic black sacrificando spunti che invece potrebbero definirela personalitàdella band, al punto che ti immagini questa cricca di incappucciati tutti presi ad incensare combustioni di vecchie riviste anni 90 sotto immense effigi in metallo annerito dai fumi aromatizzati. Durante l’ascolto mi è venuto automatico il confronto con il debutto degli Avmakt: se questi ultimi erano più legati alle radici marce del genere – Carpathian Forest e Darkthrone su tutti – gli Achathras si rifanno alla successiva evoluzione epico/sinfonica della seconda generazione black, non solo made in Norway ma anche della scena svedese. Vedi Nagflar e Sacramentum. In finale possiamo dire che l’act – scandinavo? inglese? brianzolo? Non è dato sapere – compensa in modo egregio la carenza di spunti innovativi con l’abile sapienza di mescitori consumati delle materie oscure.
Tracklist
1. The Weaving Of The Worlds
2. Anointed With Moonfire
3. A Cerement Of Flame
4. Emanation Of Chaos
5. Melancholy Wanderer
6. The Curse Of Supremacy
7. The Despiser Triumphant
8. A Lamenting Presence
9. The Uttermost Cold