Lunatic Soul – The World Under Unsun
Il 08/11/2025, di Anna Maria Parente.
Gruppo: Lunatic Soul
Titolo Album: The World Under Unsun
Genere: Progressive Rock
Durata: 80 min.
Etichetta: Inside Out Music
Quando Mariusz Duda dà voce al suo alter ego, Lunatic Soul, entra in un territorio in cui la composizione diventa un rituale psicoanalitico. Al centro del progetto c’è un prog dilatato, rarefatto, contemplativo. Da oltre dieci anni, il vocalist e bassista dei Riverside scolpisce una dimensione parallela, più introspettiva e inquieta, nutrita da influenze che spaziano dai Dead Can Dance a Peter Gabriel, da Mike Oldfield ai Depeche Mode.
Ogni album del progetto è la fotografia di un’unica narrazione interiore, parte di un ciclo che non segue un tempo cronologico, bensì un impulso emotivo in continua trasformazione. ‘The World Under Unsun’, pubblicato lo scorso 31 ottobre via InsideOut Music e Mystic Production, si inserisce proprio in questo percorso. Primo doppio album del progetto, raccoglie quattordici brani per quasi novanta minuti di musica, articolati in due capitoli speculari da sette tracce ciascuno. Che Duda riprenda il filo interrotto con ‘Fractured’ lo si avverte sin dalle prime parole del brano d’apertura, le quali rilanciano e ampliano una storia segnata, per l’appunto, dalla frattura, dallo sradicamento e dal bisogno profondo di liberarsi da ciò che soffoca.
Tornando al brano d’apertura, ‘The World Under Unsun’, il legame con l’intero universo di Lunatic Soul emerge anche dalla sua struttura. È un pezzo meno marcato negli elementi elettronici rispetto a quelli successivi e si concentra su aspetti che riflettono l’impronta unica di Duda solista, distinguibile per la sua complessità fin dal primo ascolto. Con ‘Loop of Fate’, più conciso del precedente, il senso di inquietudine si fa ancora più palpabile, insinuandosi silenzioso nell’ascolto senza mai infrangere un ciclo che il destino sembra aver reso immutabile. Subito dopo, ‘Good Memories Don’t Want to Die’ riporta alla mente le atmosfere malinconiche di ‘Love, Fear and the Time Machine’ dei Riverside, grazie a un pianoforte viscerale e a un accenno di folklore che sanno di nostalgia pura.
Se il primo disco è costernato da malinconia e desiderio, il secondo, pur immerso in una densa oscurità, appare più energico, nonostante sin dal primo pezzo ‘Hands Made of Lead’ traspaia ancora una certa esitazione: «Returns from the dark abyss grow even harder / Will I have the strength for another?» — un dubbio che sembra incrinare, almeno per un istante, quella grinta ritrovata sul piano sonoro. Del resto, in questo album, i dubbi non mancano e le risposte non vengono cercate nel mondo esterno, ma all’interno. Come ha raccontato Duda in una recente intervista, questo ottavo capitolo è pensato per chi può ancora concedersi il tempo di fermarsi e ascoltare un disco, proprio come si faceva fino ai primi anni Duemila.
Anche nell’ultima parte di ‘The World Under Unsun’ riaffiora l’essenza folk — cifra stilistica tanto cara a Mariusz anche nei Riverside — che in ‘Ardour’ assume sfumature nuove, avvolgendosi di un’aura quasi medievale. Nello stesso schema si colloca ‘Game Called Life’, un pezzo dal tono cerimoniale che amplifica la dimensione mistica dell’intero album. Nel finalissimo troviamo tre tracce profondamente diverse tra loro. ‘Parallels’, dal respiro ambient e cinematografico, ‘Self in Distorted Glass’, energica e ‘complicata’ e, infine, ‘The New End’, un epilogo delicato. Ad ogni modo, ‘The World Under Unsun’ non è una conclusione definitiva, l’anima lunatica tornerà ancora, ne siamo certi.
Tracklist
1. The World Under Unsun
2. Loop of Fate
3. Good Memories Dont Want to Die
4. Monsters
5. The Prophecy
6. Mind Obscured, Heart Eclipsed
7. Torn in Two
8. Hands Made of Lead0
9. Ardour
10. Game Called Life
11. Confession
12. Parallels
13. Self in Distorted Glass
14. The New End
Lineup
Mariusz Duda – voce e strumenti