Tezza F – Echoes From The Winter Silence
Il 17/11/2025, di Francesco Faniello.
Gruppo: Tezza F
Titolo Album: Echoes From The Winter Silence
Genere: Power Metal, Symphonic Metal
Durata: 51:38 min.
Etichetta: Elevate Records
Distributore: Broken Bones Promotion & Productions
Avevamo lasciato Filippo Tezza al disco precedente, uscito l’anno scorso, sul quale mi ero espresso lodando gli intenti da vero e proprio artigiano del fiabesco lì realizzati, a scapito di un panorama che tende all’appiattimento – e non solo in ambito power/symphonic.
Certo, una volta codificato questo principio il rischio è che sulla carta si potrebbe ripetere la stessa recensione album dopo album in riferimento al progetto Tezza F, anche per via di un canone non esattamente a maglie larghe qual è quello scelto dall’ugola dei Chronosfear.
Non mi aspettavo in effetti una nuova release a così stretto giro di posta, anche guardando alla scansione discografica osservabile fino al precedente ‘Key To Your Kingdom’, ma è chiaro che il Nostro deve aver sentito un’urgenza compositiva che questa volta lo ha tra l’altro portato a sparigliare (per quanto possibile) le carte su cui si gioca la formula sonora del progetto. Un intento chiaro sin dalla copertina, dove le tematiche fantasy lasciano intendere un’intromissione della più stretta e sanguinosa attualità, laddove per attualità si intende in realtà la guerra su scala globalizzata che caratterizza gli ultimi decenni della nostra cosiddetta civiltà. A queste tematiche “allargate” si accompagna un quasi impercettibile ma effettivo “indurimento” del suono, specie in singoli episodi dove la narrazione richieda una simile risoluzione.
Se devo essere sincero, l’opener di ‘Echoes From The Winter Silence’ non mi ha esattamente esaltato, dato che ‘For a New Hope’ sembra tratta da uno di quei manuali su come realizzare in poco tempo un brano di happy metal; le cose vanno decisamente meglio con la successiva ‘The Shining Path’, in cui i più scafati riconosceranno chiari echi dei Dragonforce, ma a me basta l’intento più smaccatamente hard rock del riffing per sottoscriverne la fattura più “verace”.
Come già accennato, episodi come ‘One Last Sacrifice’ hanno il merito di variegare di molto l’offerta, non solo per il taglio da suite offerto alla composizione, ma anche per il gradito indulgere di alcuni passaggi su sonorità più “oscure”. Non fa eccezione in questo senso l’interessante strumentale ‘Tides Of War’, che non può non ricordare gli albori dell’Hollywood Metal con le sue sonorità reminiscenti dei Rhapsody di ‘Legendary Tales’.
Se ‘Echoes From The Winter Silence’ abbia o meno maggior spessore dei predecessori sarà probabilmente il tempo a dirlo, anche a fronte di un mercato saturo nella fetta specifica di genere che tende magari a premiare le band anche in funzione di fattori come capacità di promozione, possibilità di realizzare prodotti audiovisivi accattivanti e anche possibilità di suonare dal vivo. Ciò che possiamo dire è che di per sé questo resta un disco interlocutorio, con alcune interessanti frecce al suo arco ma anche con episodi che non mi hanno convinto appieno. Uno di questi è ‘This Journey Begins’ sembra giocare sulle prime la carta delle atmosfere da brughiera celtica, ma è davvero solo per “aficionados”, nella misura in cui tutti i canoni della ballad power (occhio, non della power ballad!) sono qui enumerati, incluso il salto di tonalità d’ordinanza.
In più, anche nel confronto tra suite conclusive degli ultimi due album la cosa che salta agli occhi è il minutaggio, che si attesta sui quattrodici minuti e passa in entrambi i casi, ma anche questa volta manca quello che probabilmente dovrebbe essere l’obiettivo principale, ossia l’individuazione di un hook che porti l’ascoltatore ad “attendere” quel momento come risolutivo di una narrazione data (la semi-citazione di uno dei temi del Signore degli Anelli di Peter Jackson nella sezione conclusiva di ‘Winter of Souls’ è un buon inizio, ma bisogna osare un po’ di più). Succedeva sin dai tempi dei Jethro Tull di ‘Thick as a Brick’, succede ovviamente sui Rhapsody dei primi tre dischi, tanto per citare gli esempi più eccelsi dei Maestri di casa nostra.
In conclusione, nonostante la passione per le lunghe partiture, il nostro Filippo Tezza ha dimostrato di muoversi con maggiore naturalezza quando esercita una certa capacità di sintesi: è il caso di ‘Sacred Fire’ – su cui è impossibile non riconoscere la citazione di Oppenheimer – un pezzo che si muove sugli stilemi del power drammatico mantenendo la tensione alta dalla prima all’ultima nota. Ecco, un’idea può essere quella di ripartire da quanto di buono realizzato in vista di una crescita artistica che esuli dalla stretta riproposizione dello schema concettuale. Staremo a vedere…
Tracklist
1. For a New Hope (5:24)
2. The Shining Path (3:59)
3. Darkness (5:42)
4. One Last Sacrifice (7:28)
5. Tides of War (5:02)
6. This Journey Begins (5:11)
7. Sacred Fire (4:11)
8. Winter of Souls (14:38)
I – Battle Cries
II – And the Winter Rages On…
III – Letters
IV – As the Sunlight Rises
Lineup
Filippo Tezza: guitars, bass, keyboards, piano, vocals, drum programming