MC50 – 10 More
Il 17/12/2025, di Francesco Faniello.
Sono praticamente certo che il monicker MC5 dirà qualcosa a più di qualcuno tra i lettori, al pari almeno del logo dei Ramones o delle famigerate magliette dei Joy Division. Per parte mia, ricordo distintamente come la fissa per loro fosse esplosa in alcuni amici che non facevano che citarli a ogni piè sospinto – per quanto i miei dubbi sulla loro effettiva competenza in materia permangano tuttora. Poi ci si mise il solito Mixo a mettere in programmazione la storica versione live di ‘Kick out the Jams’ in una storica serata di Planet Rock, e la mia curiosità crebbe a dismisura. Intendiamoci, non si può seguire tutto da vicino, e men che mai si poteva farlo in un periodo pre-YouTube, così la band di Detroit è rimasta per lungo nel fascicolo “da approfondire”, seppur nello scaffale mentale dei gruppi storici e “seminali”.
Che poi, il fatto che per me il punk propriamente detto inizi da ‘Never Mind the Bollocks’ o dall’omonimo dei Ramones – a seconda della prospettiva atlantica da cui lo si guardi – può essere un’opinione opinabile e altamente contestabile, ma non mi sono mai fidato più di tanto di chi inserisce tout court MC5 e Stooges nel calderone tout court del ’77 ante litteram, preferendo l’etichetta “proto-” e soprattutto il riconoscimento fuori dalle strette maglie di genere per chi abbia decisamente anticipato tempi e mode, come Wayne Kramer e James Newell Osterberg Jr. hanno decisamente fatto.
Ecco, veniamo a Kramer. Una manciata di anni prima della sua scomparsa aveva avuto l’idea di celebrare il cinquantesimo anniversario di ‘Kick Out The Jams’ mettendo su una all star band con gente del calibro di Kim Thayil, Brendan Canty, Billy Gould e Matt Cameron. Il nome? MC50, chiaramente, con cui ha realizzato una prima release dal titolo ’10 x MC5′ (la matematica non è un’opinione) a cui oggi si aggiunge questo ’10 More’, sempre riferito al trionfale tour del 2018.
Siamo lungi da una raccolta di leftovers, se ve lo state chiedendo. ‘Kick Out The Jams’ era ovviamente stata inclusa nella release precedente, ma qui trovate perle come il bluesaccio di ‘I Believe to My Soul’, il flavour da ZZ Top ante litteram di ‘The American Ruse’, con ‘Rocket Reducer No. 62’ che beneficia di quell’incedere a cui i Blues Brothers dovevano praticamente tutto e che nella sezione di improvvisazione in coda sembra riproporre le evoluzioni dei Deep Purple degli anni d’oro (quelli di ‘Doing Their Thing’, per intenderci).
Gli MC50 sciorinano poi l’ottima ‘Skunk’, che mostra come i Led Zeppelin avrebbero suonato se fossero stati americani e si fossero portati i Grand Funk Railroad in tour, l’impegno politico di ‘Looking at You’ che ricorda una versione ancora più sporca e selvaggia degli Who, fino al delirio psichedelico in acido di undici minuti della conclusiva ‘Starship’ (nomen omen, come si suol dire).
Non ci sarebbe bisogno di dirlo, ma la maestria strumentale degli ospiti illustri emerge eccome, restituendoci un tributo credibile e definitivamente postumo a un capitolo imprescindibile della storia del rock. Dunque, non ci resta che esclamare con Mixo “kick out the jams, motherfuckers”!
Tracklist
01. Call Me Animal
02. I Believe to My Soul
03. Rocket Reducer No. 62 (Rama Lama Fa Fa Fa)
04. The American Ruse
05. Skunk (Sonicly Speaking)
06. Teenage Lust
07. Looking at You
08. High School
09. Baby Won’t Ya
10. Starship
Lineup
Wayne Kramer: guitar, horn
Kim Thayil: guitar
Marcus Durant: vocals
Billy Gould: bass
Brendan Canty: drums
Matt Cameron: drums