Deflag – Of Scars and Sparrows
Il 23/12/2025, di Francesco Faniello.
Cosa succede se uniamo la passione per le bordate swedish dei Darkest Hour, il dedalo arzigogolato delle progressioni firmate Fordirelifesake e le atmosfere plumbee che da sempre accomunano la provincia americana con quella pedemontana di casa nostra e che hanno offerto ampie libagioni alla mappa globale dell’HC/punk?
Beh, non so se il risultato dell’addizione siano i Deflag sempre e comunque, però sul mio personalissimo pallottoliere è così.
Se leggo Novara, sulla mappa dell’HC di casa nostra leggo le fredde stanze del Cavalcavia e i primissimi vagiti dei Kontatto, in un luogo sospeso tra le sagaci innovazioni biellesi e aostane, con la solidità della tradizione torinese a farla da padrona sempre e comunque. Oltre che magari “in spirito” (continua?), nessuna di queste suggestioni abita i solchi di ‘Of Scars and Sparrows’, secondo EP del quartetto piemontese, le cui sonorità guardano prevalentemente ai succitati modelli a stelle e strisce.
È l’opener ‘Rungs’ a dire la sua con forza, muovendosi tra ritmi diversificati guidati ora dal pulsare della batteria, ora dalle chitarre o dal basso, e impreziositi dai sagaci assoli di Lorenzo Gamberini, vero e proprio asso della sei corde e valore aggiunto della formula dei Deflag. Sono i riff secchi di ‘Easy’ a far capire che qui si fa sul serio, eppure, per capire il valore del quartetto serve soffermarsi su ‘Thousand-Yard Stare’ e le sue aperture in acustico senza soluzione di continuità rispetto all’incedere “quadrato” del riffing principale.
I pregi e i difetti del formato EP sono ben noti a tutti, e ‘Of Scars and Sparrows’ non fa eccezione: se da un lato ci si attenderebbe di più, dall’altro si ha l’occasione di ascoltare una proposta condensata e ben calibrata. Per dirla con un amico, un concerto HC non dovrebbe mai durare più di un certo minutaggio pena la perdita di immediatezza, e lo stesso vale per le release in studio. Ecco dunque che possiamo apprezzare al massimo le digressioni jazz/fusion di ‘Enjoy (Your Own Tragedy)’, che intervengono poco dopo che determinati passaggi avessero preso una pericolosa calata pentatonica. E poi, l’incedere sommesso della conclusiva ‘The Call’ fa da contraltare al blast beat disperato e alle linee vocali ora urlate ora parossistiche, con il basso a fungere da ancora di salvezza per l’ascoltatore – e per il “critico”, perché no. Se è vero (come è vero) che esiste una scena HC degli anni ’20 con una sua peculiarità rispetto ai decenni precedenti, i Deflag ne fanno parte di diritto.
Tracklist
01. Rungs
02. Easy
03. Thousand-Yard Stare
04. Enjoy (Your Own Tragedy)
05. Candies For Slaves
06. The Call
Lineup
Alessandro Piccinelli: basso
Daniele Pagani: voce
Fabio Gianasso: batteria
Lorenzo Gamberini: chitarra