Zu – Ferrum Sidereum
Il 09/01/2026, di Anna Maria Parente.
Gruppo: ZU
Titolo Album: Ferrum Sidereum
Genere: Jazz Metal
Durata: 79 min.
Etichetta: House of Mythology
C’è un ferro che non affiora dalle profondità della terra, ma precipita dal cielo. ‘Ferrum Sidereum’, titolo del nuovo album degli Zu, allude proprio a questa origine altra. È il ferro meteoritico, materia primordiale e sacra, forgiata nel vuoto cosmico prima ancora di entrare in contatto con il mondo degli uomini. Un elemento raro e densamente simbolico, capace di portare con sé il peso delle stelle e il silenzio dell’infinito. Non è, naturalmente, una scelta casuale o ornamentale, come da tradizione, il nuovo lavoro della band di Roma si fonda sull’incontro e sullo scontro degli opposti, che si attraggono, si frantumano e infine si ricompongono, per poi rimettersi in movimento in forme autonome.
Un album che mette in tensione anche gli impulsi più viscerali dell’animo e che, nel contempo, assicura una visione profondamente contemporanea. Questo dialogo è già chiaramente anticipato dal secondo dei due brani di presentazione, ‘A.I. Hive Mind’, che richiama l’idea di intelligenze artificiali interconnesse, fuse in una coscienza collettiva o superorganismo.
Ad ogni modo, fin dai primi pezzi di ‘Ferrum Sidereum’ si ha l’impressione di trovarsi nelle narrazioni di Asimov, dove la psicostoria di Hari Seldon lascia il posto a una rete pulsante di LLM interconnessi e a un esoterismo quanto mai sofisticato.
Come si legge dalla presentazione, l’album è il risultato di un lungo lavoro, tra Bologna e Imola, fatto di anni di prove incessanti e registrazioni live in studio, con l’intento di dare spazio a composizioni epiche, lontane dalle logiche dell’industria algoritmica. La svolta è giunta con l’arrivo del produttore e ingegnere del suono Marc Urselli (Laurie Anderson, Lou Reed, Mike Patton), che ha guidato la band verso una registrazione quasi interamente dal vivo, in un mix che unisce, come tanto piace alla band romana, intensità grezza e raffinement.
Il viaggio si apre con ‘Charagma’, un brano segnato da un crescendo monumentale, per poi proseguire con ‘Golgotha’, dove il sax di Luca Mai a un certo punto prende il sopravvento, creando una vita propria… una vita ‘hulkiana’ (passateci questo neologismo da fumettari) che domina tutto il resto del pezzo. Ma questo è il bello degli Zu, quella loro capacità di trasformare la ‘semplice’ eccellenza stilistica in una potenza che arriva dritta dritta allo stomaco. Potenza che si trasforma in illuminazione spirituale in ‘Kether’, una traccia con atmosfere leggermente più morbide che rallenta un po’ il cammino verso la fine dell’album, senza mai spezzare quell’iniziale filo teso.
Il simbolismo raggiunge il suo culmine con ‘The Celestial Bull and The White Lady’, l’ottavo brano del disco che in alcuni punti sembra avvicinarsi moltissimo ai Tool di ‘10.000 Days’, ma che esprime, al contrario di questi ultimi, una dimensione meno materica, anche grazie alla frenetica batteria di Mongardi.
Che dire… il 2026, per il jazz-metal italiano — se così vogliamo definirlo, anche se è impossibile inscatolare ciò che fanno gli Zu — è iniziato col botto. E chissà che un album così carico di significato, tra ciò che affiora in superficie e ciò che resta in ombra, non stia già tracciando un presagio positivo per il cammino musicale di tutto l’anno davanti a noi. Quello che però è certo, è che l’energia è già alle stelle.
Tracklist
1. Charagma
2. Golgotha
3. Kether
4. A.I. Hive Mind
5. La Donna Vestita Di Sole
6. Pleroma
7. Fuoco Saturnio
8. The Celestial Bull and the White Lady
9. Hymn of the Pearl
10. Perseidi
11. Ferrum Sidereum.
Lineup
Luca T. Mai – sassofono baritono ed elettronica
Massimo Pupillo – basso
Paolo Mongardi – batteria