Megadeth – Megadeth
Il 21/01/2026, di Alex Ventriglia.
Gruppo: Megadeth
Titolo Album: Megadeth
Genere: Thrash Metal
Durata: 45:13 min.
Etichetta: BLKIIBLK
Dobbiamo subito ammettere che, già al primo ascolto, Dave Mustaine l’irriducibile abbia deciso di non correre rischi affidandosi a ciò che meglio gli riesce, perfino scomodando il suo passato illustre, di quando si affacciò sulla scena thrash metal come uno dei chitarristi più talentuosi e brillanti in circolazione, componente degli astri nascenti Metallica. Metallica che, puntualmente, tornano a bussar alla porta, oggi più insistentemente e forse a maggior ragione, come se l’eterna diatriba fosse finalmente giunta a compimento, estinguendosi, animata da un omonimo album speciale per tanti motivi, non soltanto perché è annunciato come l’ultimo della lunga avventura Megadeth. Fatto sta che il diciottesimo studio-album qui passato al “setaccio” mescola sapientemente le carte, tra le recrudescenze “thrashy” di cui parlavamo e un approccio più maturo ed intimista, che si esprime anche e soprattutto nelle liriche, profonde e significative, attraverso le quali Mustaine ci confida molto di sé stesso, delle sue verità e delle sue paure, dei travagli della propria “creatura”, di una band chiamata ora al passo d’addio. Una band che, trovata la quadra con l’ultimo innesto, vale a dire il chitarrista Teemu Mäntysaari giunto a rinforzare un apparato ritmico rodato ormai da tempo e composto da James LoMenzo (basso) e Dirk Verbeuren (batteria), trio che ha avuto il gran merito di mettere “il pepe al culo” al buon Dave, tornato su livelli elevatissimi da qualche anno a questa parte, al netto dei suoi problemi fisici più o meno gravi che ne hanno condizionato la salute e, conseguentemente, il cammino stesso di un gruppo che, diciamolo francamente e con più di un rimpianto, decide di lasciare nonostante ne abbia eccome di cartucce da sparare ancora. Almeno sotto il profilo compositivo, stando a questo ‘Megadeth’ che correva appunto il forte rischio di ridursi ad essere un mero esercizio autoreferenziale, ma che invece si rivela un gran bell’album, godibilissimo dall’inizio alla fine (e che fine, se poi il brano conclusivo, in qualità di bonus track, altri non è che un ‘Ride The Lightning’ sparato fuori più lancinante e fremente che mai! Come dire, ragazzi, non scherziamo con la “roba” mia…), il quale cresce ascolto dopo ascolto, forse assecondando un fil rouge magari non così sfacciato, ma che a pelle si sente, e pure molto. Con dalla sua un impatto chitarristico che non lascia indifferenti, anzi, tanto che i duetti tra Dave e Teemu spiccano come una delle chiavi di lettura lampanti del nuovo album, per non dire dell’impetuoso, “mirato” drumming di Verbeuren, tratti distintivi di ‘Megadeth’, ma che forse non equivalgono la grande prova di Mustaine dietro il microfono: gli anni passano, ci si invecchia impietosamente, ossa e articolazioni non sono più gli stessi e anche i muscoli non rispondono bene e appaiono logori, ma la timbrica vocale di Dave, tra le più belle e particolari dell’intero panorama metal, resta sempre lì, vivida, acida e sibilante, quasi triste sull’emblematica ‘The Last Note’, rispettosa, se non incalzante, su ‘Hey God’, corrosivo mid-time che, concettualmente, può spiegare molto dell’ultimo Dave Mustaine, il quale, tra il serio e il faceto, cerca di interloquire con Dio. ‘Another Bad Day’ profuma tanto di ‘Youthanasia’, mentre ‘Made To Kill’ è una sferzata thrash metal che richiama gli albori, come anche le già svelate ‘Tipping Point’, ‘I Don’t Care’, ‘Let There Be Shred’ e la magnifica ‘Puppet Parade’, con quest’ultima che può ricordare ‘Angry Again’ tanto l’humus “old fashioned” che la pervade. ‘Obey The Call’ è un episodio arioso e più orecchiabile, ma solo in apertura, perché poi la sezione ritmica prende il sopravvento, affiancata dalle chitarre, il quale funge da collante con ‘I Am War’, ideale punto d’incrocio tra i Megadeth più ortodossi e la loro versione più nuova, volta a chiudere i ponti. Purtroppo per noi, che dobbiamo subire. E che, forse, soltanto alla fine riusciamo a comprendere l’entità di questa dipartita, che è più forzata che voluta ed è probabilmente questo che fa più male, oltre ai vari dubbi, ai rimpianti e alle domande che hanno affollato sempre il mondo Megadeth. Certo che, Dave, lasciarci con una ‘Ride The Lightning’ di tale calibro, di confusione ne crei…
Tracklist
01. Tipping Point
02. I Don’t Care
03. Hey, God?!
04. Let There Be Shred
05. Puppet Parade
06. Another Bad Day
07. Made To Kill
08. Obey The Call
09. I Am War
10. The Last Note
11. Ride The Lightning (Bonus Track)
Lineup
Dave Mustaine: Vocals, Lead Guitars
Teemu Mäntysaari: Lead, Rhythm, Acoustic Guitars
James LoMenzo: Bass Guitar
Dirk Verbeuren: Drums