Slaughterday – Dread Emperor
Il 21/01/2026, di Maurizio Buccella.
In un punto imprecisato tra l’inizio degli Anni Duemila, col mini cd di debutto dei Bloodbath, e l’implosione dei Dawn of Disease, giá transitati dall’Old School Death Metal a sonoritá piú prossime a Goteborg che a Stoccolma, gli Slaughterday sono emersi dal calderone del revival ODSM di stampo teutonico, in parte reazione autoimmune alla proliferazione globale del Deathcore, in parte operazione di tutela ambientale di quelle radici estreme tradite dagli stessi padri pellegrini del genere (leggi death ‘n roll). Fin dal demo di debutto ‘Cosmic Horror’, 5 dischi dopo nell’arco di poco piu di 10 anni, il sound di questo ‘Dread Emperor’ resta caratterizzato da un riffing corpulento, tagliente quanto basta ma di base unto di distorsioni sudice, sezione ritmica compatta che non teme di rallentare nei momenti più lassi, un growl ruvido che a tratti riporta alla memoria quella bestia sa palco che era LG Petrov, in altri momenti più Piotr Wiwczarek dei Vader. Ma la vera forza di traino rimane affidata agli arrangiamenti, a mio avviso fondamentali per la salute del genere, sempre efficaci nel tenere in asse circa 40 minuti di fuoco incrociato. Dopo l’epico intro di ‘Enthtroned’, ‘Obliteration Crusade’ rimanda ai tardi Dismember nelle loro incarnazioni più contaminate. Ma già con ‘Rapture of Rot’ e ‘Astral Carnage’ si torna al death Anni 90 puro e crudo. ‘Subconscious Pandemonium’ spicca per le eleganti – ebbene si – sovraimpalcature di arrangiamenti, in netto contrasto coi richiami punkeggianti ai Repulsion di ‘The Forsaken ones’ e ‘Necrocide’. La title track spezza il fiato con un mid tempo miasmatico quanto una fossa comune ad Agosto. Dopo la marcissima ‘Dethroned’, la cui parentela coi Celtic Frost non si limita al titolo, chiude la cover di ‘Golem’ dei Protector. In sostanza gli Slaughterday insegnano che si può intrattenere pur senza inventare nulla, dimostrando rimarchevole attenzione ai dettagli celata come complessi marchingegni leonardeschi sotto l’apparente minimalismo della decomposizione.
Tracklist
1. Enthroned
2. Obliteration Crusade
3. Rapture of Rot
4. Astral Carnage
5. Subconscious Pandemonium
6. Dread Emperor
7. The Forsaken Ones
8. Necrocide
9. Dethroned
10. Golem (Protector cover)
Lineup
Jens Finger – guitars, bass
Bernd Reiners – vocals, drums