Maliant – Oracle

Il 22/01/2026, di .

Gruppo: Maliant

Titolo Album: Oracle

Genere: , ,

Durata: 39:52 min.

Etichetta: Autoproduzione

Distributore: Distrokid

77

Debutto per questo quartetto italiano la cui line up racchiude membri di band come Elegy Of Madness ed Embrace Of Souls e che propone, con un’ottimizzazione che ci viene regalata in primis dalla durata, potenza, rabbia ma anche melodia. E se per il lato “nervoso” bisogna ringraziare i riff di De Rosa prima ed i growl di Aylin dopo, per le parti più soavi ci pensano le orchestrazioni di Amati, assecondate dal canto pulito della frontwoman. Si parte col botto, grazie alla furia di ‘Annihilation’ in grado di richiamare i più ispirati Arch Enemy, mentre in poco più di tre minuti sintetizzatori e chitarre rendono ‘Elementary’ un brano catchy ma allo stesso tempo risoluto. Ed è proprio “risoluto”, credo, l’aggettivo che meglio descrive ‘Oracle’, dato che come già scritto per ogni pezzo la band ha lasciato da parte inutili dirottamenti, puntando dritto al punto. Non a caso, unendo uno spirito melodic death a sinfonie care ai Nightwish, il primo singolo estratto ‘Rise And Fall’ sarebbe potuto durare il doppio, “navigando” ulteriormente nei meandri di quanto già citato ed innalzando (forse) ancor di più l’estro dei Maliant, invece grazie ai suoi quattro minuti non intacca la bravura di ciascun musicista, e soprattutto non stanca. ‘Stigmata’ punta più sul symphonic Metal, ma personalmente non incide quanto chi l’ha preceduta; poco male, perchè l’alternative Metal di ‘Entropy’ (sulla scia degli In This Moment) scorre piacevolmente tra una Aylin a suo agio su qualsiasi registro, ed una band abile nel modellare ciascun suono sulle sue corde vocali. ‘The Ritual Fire’ richiama ai Within Temptation più spinti ed alternativi, grazie a un De Rosa sugli scudi (qui forse alla sua miglior prestazione), assecondato da un’elettronica abile a prendersi il proprio spazio, stando però sempre al servizio della proposta. Ritorna un certo spirito mesto melodic death con ‘Mirror Of Deception’, coadiuvata da ritornelli sinfonici (ed una Aylin che, come spesso accade, si divide tra growl e clean vocals), ed un ponte magistralmente epico che apre all’assolo di De Rosa, per poi ritornare sul finale ad assecondare la frontwoman. Come da titolo, ad un’iniziale elettronica “futurista” (che ben sposa la tematica dell’intelligenza artificiale qui raccontata), ‘Cyber 9’ poi svolta nel solito, risoluto, symphonic ben supportato da decisi riff e cavalcate di chitarra, mentre a ‘The Witches’ Brew’, canzone più lunga del lotto (05:34) spetta chiudere l’album, nel suo abituale scambio di parti rabbiose e soavi, grazie come sempre ad una Aylin  che sa “giocare” sia pulito che sporco, ben coadiuvata come sempre da ottimali partiture di chitarra ed elettronica. In conclusione, un sentito ringraziamento ai Maliant, che nell’odierno, saturo e spesso borioso mercato musicale, hanno saputo andare dritti al punto senza perdersi in inutili vaneggiamenti, vincendo e convincendo. Debutti così possono solo che far bene a cuore e udito, oltre a dimostrare (ulteriormente) che la scena Metal italiana non ha nulla da invidiare a quella estera. Seppur il 2026 sia appena iniziato, senza dubbio considererò ‘Oracle’ nella mia personale top ten di fine anno.

Tracklist

01. Annihilation
02. Elementary
03. Rise And Fall
04. Stigmata
05. Entropy
06. Desert Prayer (Instrumental)
07. The Ritual Fire
08. Mirror Of Deception
09. Cyber 9
10. The Witches’ Brew

Lineup

Kyrah Aylin: vocals
Valerio Edward De Rosa: guitars
Larry “Ozen” Amati: bass, keyboards, orchestras, electronics
Franz Caputo: drums