Karnivool – In Verses
Il 07/02/2026, di Gianfranco Monese.
Gruppo: Karnivool
Titolo Album: In Verses
Genere: Progressive Metal
Durata: 63:07 min.
Etichetta: Inside Out Music
In attesa di vederli in Italia, per la precisione a Trezzo Sull’Adda, l’otto maggio prossimo assieme agli Interval, giungono a noi con un nuovo lavoro in studio (tredici anni dopo il precedente ‘Asymmetry’) gli australiani Karnivool. La loro proposta, va subito scritto, è intrigante nel basarsi su un progressive Metal che sa fare l’occhiolino all’alternative di Skyharbor e Royal Sorrow (recensione di ‘Innerdeeps’ [2025] QUI), nonché a certe sperimentazioni sonore care ai Lunatic Soul di Mariusz Duda (recensione dell’ultimo ‘The World Under Unsun’ [2025] QUI). Inoltre, la non eccessiva durata di ciascun brano (il più lungo, ‘Conversations’, arriva a otto minuti e un secondo) aiuta sicuramente a non stancare chi non è propriamente amante di questa musicalità, grazie a delle sperimentazioni che rendono il tutto fluido, in una continuità strumentale che non snerva. Esempio di ciò potrebbero essere i primi due pezzi, o ancor meglio il primo singolo estratto ‘Aozora’ il quale, coadiuvato da uno stimolante (e rilassante) ponte centrale, smorza dei piacevoli toni space Metal. ‘Animation’ si spinge maggiormente, rispetto a chi l’ha preceduta, su toni malinconici, ed è forse la linearità qui dimostrata il tallone d’Achille di una proposta che fin qui catturava grazie alla sua varietà. Anche in ‘Conversations’, data la sua lunghezza, ci si attendeva una sterzata in più, abituati come si era ad ascoltarne in pezzi più brevi, seguita da una ‘Reanimation’ che, nonostante l’ospitata del talentuoso chitarrista inglese Guthrie Govan, regala pochi guizzi e, personalmente, una retta che in questa parte centrale del disco non ci si aspettava. Fortunatamente, ci pensa il desolato orizzonte sonico di ‘All It Takes’ a risvegliare disco e fruitore da un certo torpore non per forza sgradevole: un brano che funziona grazie (anche) ad un gran tappeto sonoro regalato da chitarre ed elettronica, mentre egregia è la prova dietro le pelli di Judd in ‘Remote Self Control’, nel sostenere un ritmo calzante e variegato, funzionale sia per la canzone che per la proposta del quintetto. Giungiamo così alla fine con l’affascinante ‘Opal’, semi ballad in crescendo, mai invadente nelle chitarre (neanche quando sembrano incattivirsi, poco prima dello scoccare del terzo minuto) e dalle commoventi orchestrazioni, asso nella manica in accompagnamento alla voce di Kenny, e il fanalino di coda ‘Salva’, che nei suoi otto minuti scarsi regala sprazzi simil trip hop (all’inizio) ed altri alternative Rock, per un gran finale reso a festa grazie ad un lavoro d’insieme tra chitarre e cornamuse. In conclusione, nonostante una parte centrale a detta di chi scrive un po’ monotona, con ‘In Verses’ quello dei Karnivool è un gran ritorno, di quelli di cui si sentiva il bisogno. Un album suonato e pensato con classe, per descrivere la raffinatezza del quale basterebbero anche solo i due brani conclusivi. Bentornati.
Tracklist
01. Ghost
02. Drone
03. Aozora
04. Animation
05. Conversations
06. Reanimation (feat. Guthrie Govan)
07. All It Takes (2025 Remastered Version)
08. Remote Self Control
09. Opal
10. Salva
Lineup
Ian Kenny: vocals
Andrew Goddard: lead guitar
Mark Hosking: rhythm guitar
Jon Stockman: bass
Steve Judd: drums