Puscifer – Normal Isn’t
Il 07/03/2026, di Anna Maria Parente.
Gruppo: Puscifer
Titolo Album: Normal Isn't
Genere: Alternative Rock
Durata: 55 min.
Etichetta: Alchemy Recordings / BMG
“Confidants fewer… still navigating the triggers”. La frase, tratta dal brano che dà il titolo al nuovo album dei Puscifer, è diretta e priva di fronzoli. Racconta con nitidezza la condizione in cui siamo immersi, un mondo che ci bombarda continuamente di trigger, stimoli o fattori scatenanti che ci trattengono in uno stato di perenne inquietudine, costringendoci a navigare senza sosta. Navighiamo in rete, navighiamo nei nostri pensieri, navighiamo verso obiettivi che spesso appaiono irraggiungibili o forse nemmeno realmente esistenti.
È da questa consapevolezza che prende forma ‘Normal Isn’t’, un lavoro che si inserisce con decisione nella discografia dei Puscifer, il progetto parallelo che da oltre vent’anni accompagna il percorso artistico di Maynard James Keenan, iconico frontman di Tool e A Perfect Circle.
In tutta onestà, ma (sempre) con molta ammirazione, l’album non stravolge nulla, eppure racconta il presente con l’intelligenza con cui Maynard lo esplora da anni. Forse proprio per questo, insieme alla minuzia con cui sono stati confezionati tutti i brani, è stato definito dalla critica come il miglior album di sempre dei Puscifer.
Ed effettivamente lo è, poiché complesso e viscerale e poiché nasconde quel cruccio dell’animo che tutti vorrebbero mostrare, ma non sempre riescono. E non è nemmeno un album facile, a dirla tutta, richiede infatti un ascolto attento, ripetuto, prima di piantarsi dentro, proprio nello stomaco, penetrando poi in profondità ancora più oscure.
Perfetta anche lei, Carina Round, la cantautrice britannica classe 1979 che dal 2011 è entrata a far parte del progetto sia in studio che dal vivo. Una voce intensa che si sposa perfettamente con quella eterea di Maynard.
Un richiamo alle esperienze iniziali dei musicisti, incluse quelle di Mat Mitchell, il terzo membro del progetto, produttore, ingegnere del suono e artista poliedrico che dà ai lavori di Puscifer quel sapore elettronico che rende universalmente moderna l’esperienza di quel “goth che incontra il punk”, per dirla alla maniera di Maynard.
Il nuovo capitolo dei Puscifer si apre con ‘Thrust’, un brano in cui la materia sonora sembra agitarsi in una sorta di entropia controllata. Quel senso di visceralità di cui tanto si è parlato qui prende forma concreta. È un caos percepito che, paradossalmente, si coagula in poesia proprio mentre si sporca le mani. Le stratificazioni elettroniche e il battito ritmico producono una tensione febbrile, come se il pezzo fosse costantemente sul punto di collassare — ma invece di cedere, si trasfigura in un equilibrio sghembo. Tra le tracce successive, ‘Bad Wolf’, tra i momenti più spiccatamente rock del disco. Un brano nervoso, quasi muscolare, che insieme a ‘Self Evident’ aveva già preannunciato con discreta lucidità l’orientamento di questo nuovo album. Qui la band affila il proprio linguaggio con una sicurezza quasi beffarda, a dimostrazione che anche quando si avvicina a coordinate più tradizionali riesce comunque a mantenerle oblique.
La traiettoria emotiva muta poi con ‘Pendulum’, una parentesi tenera e leggermente amara che sembra filtrare gli anni ’80 attraverso una lente crepuscolare, dove la nostalgia non è mai stucchevole ma piuttosto assorta. In ‘Seven One’ compare inoltre un innesto significativo, infatti, alla batteria troviamo Danny Carey che introduce un dinamismo percussivo più stratificato e rituale, quasi ipnotico. Con ‘Mantastic’ emerge invece una dinamica vocale particolarmente magnetica. L’interazione tra Maynard James Keenan e Carina Round diventa il vero motore del pezzo, un dialogo quasi teatrale fatto di rimandi e contrappunti. Il disco si chiude infine con ‘The Algorithm’, che suona come una coda enigmatica, quasi profetica, dove l’estetica dei Puscifer si contrae in una forma sospesa, lasciando l’ascoltatore con la sensazione che sotto la superficie dell’album continui a muoversi qualcosa di irrisolto e forse volutamente indecifrabile.
Tracklist
- Thrust
- Normal Isn’t
- Bad Wolf
- Self Evident
- A Public Stoning
- The Quiet Parts
- Mantastic
- Pendulum
- ImpetuoUs
- Seven One
- The Algorithm (Sessanta Live Mix)
Lineup
Maynard James Keenan: voce
Carina Round: voce
Mat Mitchell: chitarre, tastiere, produzione
Gunnar Olsen: batteria
Josh Moreau: basso