Textures – Genotype

Il 11/03/2026, di .

Gruppo: Textures

Titolo Album: Genotype

Genere: ,

Durata: 45:43 min.

Etichetta: Kscope Music

77

Spetta a ‘Void’ introdurre quasi trionfalmente uno dei ritorni più graditi da parte di una delle band più interessanti di questo nuovo millennio, i Textures appunto, al momento impegnati in un tour europeo in compagnia di Unprocessed e Jinjer. Già: ritorno, in quanto va ricordato che gli olandesi si sciolsero nel 2017 dopo la pubblicazione di ‘Phenotype’ nel 2016, e con ‘Genotype’ già annunciato per quell’anno (i dischi vennero resi noti insieme). Che sia lo stesso ‘Genotype’ uscito lo scorso 23 gennaio, e che andiamo qui ad affrontare, non ci è dato sapere (la durata sembrerebbe coincidere, ma non il fatto che la tracklist sia composta da un unico brano). Andiamo quindi al sodo, ovvero al contenuto: rispetto a ‘Phenotype’, va scritto che oggigiorno i Textures limitano le matrici djent e avantgarde, in favore di tecnicismi al servizio di brani sicuramente dalla durata consistente, ma comunque trascinanti e, perché no, catchy. Ed in questo, il ruolo principale lo gioca l’elettronica di Dijk, senza la quale personalmente la band non avrebbe una sua identità, che unita alle chitarre e ad una solida sezione ritmica, rende l’album armonioso (sulla scia di quanto proposto dai Vola), aggettivo forse azzardato per il passato discografico della band, decisamente più articolato nella tecnica. E’ il caso della convincente ‘At The Edge Of Winter’ dove, tra clean vocals e growl da parte di de Jongh, ciliegina sulla torta è l’ospitata dell’ex Delain Charlotte Wessels. La cadenzata ‘Measuring The Heavens’ abbraccia un alternative Metal sperimentale (una sorta di Korn “futuristici”), e similmente si muove il crescendo elettro/alternative di ‘Nautical Dusk’, mentre in ‘Vanishing Twin’ le chitarre provano a prendersi lo scettro, con cavalcate space Metal sulla scia degli Angels And Airwaves, ed un finale che abbraccia il Metalcore, grazie al camaleontico registro vocale di de Jongh. Con ‘Closer To The Unknown’, brano più corto del lotto (se si esclude l’intro ‘Void’) spunta un pò di rabbia, ma sinceramente il tutto risulta fugace ed impalpabile. Fortunatamente, ‘A Seat For The Like-Minded’ si fa cadenzata nelle parti metalliche, introspettiva nell’elettronica, con la voce questa volta a servizio della parte strumentale. Chiude il disco ‘Walls Of The Soul’, forse il pezzo più completo per descrivere la proposta degli olandesi, nonché quello che farà più felice la vecchia guardia, dove progressive e Devin Townsend si mescolano alla perfezione, e l’elettronica non risulta parte fondante come nelle sette tracce precedenti. In conclusione, se come il sottoscritto siete amanti dell’alternative Metal, e soprattutto non sapete resistere all’elettronica come molti caddero all’ascolto del canto delle sirene citate da Omero, allora questo è il voto che ‘Genotype’, personalmente, merita. Se invece desiderate valutarlo assieme al passato dei Textures, e quindi a quello che tecnicamente potrebbero offrire, abbassate il voto di almeno mezzo punto.

Tracklist

01. Void
02. At The Edge Of Winter
03. Measuring The Heavens
04. Nautical Dusk
05. Vanishing Twin
06. Closer To The Unknown
07. A Seat For The Like-Minded
08. Walls of the Soul

Lineup

Daniël de Jongh: lead vocals
Bart Hennephof: guitar, backing vocals
Joe Tal: guitar
Uri Dijk: keyboards
Remko Tielemans: bass
Stef Broks: drums