Neurosis – An Undying Love for a Burning World

Il 25/03/2026, di .

Gruppo: Neurosis

Titolo Album: An Undying Love for a Burning

Genere:

Durata: 63 min.

70

L’uscita di Scott Kelly dai Neurosis, dopo la confessione di abusi domestici, sembrava segnare la fine di tutto. Una di quelle storie che non trovano un secondo atto. Invece ‘An Undying Love for a Burning World’ appare nel 2026, inatteso e quasi insolente nella sua esistenza. Un decennio di silenzio, poi la musica e il primo suono è un urlo, ‘We are torn wide open’, siamo squarciati. Segue ‘Mirror Deep’, un morso secco che chiarisce subito di che pasta è fatto il disco. Otto brani depositati nel mondo senza annunci, senza campagne promozionali, come una pressione che si accumula finché il terreno cede.

La scelta di Aaron Turner, fondatore degli ISIS e dei Sumac, figura seminale nello stesso ecosistema sonoro, è una lettura lucida di ciò che la band aveva bisogno di essere. Turner occupa uno spazio nuovo, portando con sé una sensibilità che dialoga con l’identità dei Neurosis senza soffocarne la voce. La band stessa ha dichiarato che la sua energia corrisponde alla loro in modo naturale, come se fosse sempre stato lì. Le sue linee vocali hanno una qualità che disturba nel senso migliore del termine. Si insinuano, si aprono, lasciano il segno. Turner dal canto suo ha definito i Neurosis la musica che il suo cuore cercava da sempre, e questo disco suona esattamente così. Un incontro inevitabile.

‘An Undying Love for a Burning World’ dura 63 minuti. La durata media dei brani supera gli 8 minuti. Eppure si guarda l’orologio zero volte. Questo è forse il dato più significativo, perché nel metal atmosferico, che tende alla dilatazione come forma d’arte e come difetto cronico, mantenere l’attenzione viva per un’ora è un risultato raro. I Neurosis ci riescono perché ogni sezione ha uno scopo preciso. I riff hanno una qualità quasi arcaica e i momenti post-rock rallentano il ritmo senza mai allentare davvero la presa.

L’influenza post-industrial ed elettronica è il dettaglio che sorprende di più. Nelle transizioni tra i brani, in particolare il passaggio da ‘First Red Rays’ a ‘Blind’, si sente una mente che ragiona per contrasti. Il glitch digitale contro la massa organica del metal, il freddo contro il calore, il rumore contro il silenzio. Questa tensione attraversa tutto il disco e gli dà una coerenza che i due lavori precedenti della band avevano mancato. Quei dischi sembravano il prodotto di una band che si muoveva su un binario già tracciato. Questo invece ha la forma di qualcosa che si è dovuto guadagnare. Vale la pena ricordare che il disco è stato registrato dal vivo in sala, senza artifici di studio, da Scott Evans allo Studio Litho di Seattle nel corso di tre weekend, e mixato in tre giorni. Una velocità che si sente, c’è una fisicità in ogni traccia che le sessioni prolungate tendono a levigare via.

I due brani finali, ‘In the Waiting Hours’ e ‘Last Light’, sono il punto più alto del disco. I Neurosis hanno sempre avuto il talento per i finali pomposi e qui si confermano. Le due tracce raccolgono tutto ciò che il disco ha costruito e lo portano a una conclusione che accetta il peso del mondo.

Il comunicato della band parla di catarsi, di sopravvivenza, di una società che tende verso il collasso. La musica lo dimostra senza bisogno di ulteriori spiegazioni. C’è qualcosa di viscerale in questo disco, qualcosa che va oltre la competenza tecnica o la coerenza estetica. ‘An Undying Love for a Burning World’ suona come qualcosa che doveva esistere, distante anni luce da qualsiasi logica di prodotto. E questa differenza si sente fino all’ultimo secondo.

Dire che è il disco migliore della loro carriera è un’affermazione che richiede prudenza. Quarant’anni di discografia pesano. Il disco dimostra che certe band cambiano forma senza perdere sostanza e che, a volte, la crisi più profonda è l’unica cosa capace di produrre l’opera più onesta.

I Neurosis sono tornati. Diversi da prima. Sono andati avanti.

Tracklist

1. We Are Torn Wide Open

2. Mirror Deep

3. First Red Rays

4. Blind

5. Seething and Scattered

6. Untethered

7. In the Waiting Hours

8. Last Light

Lineup

Aaron Turner — voce e chitarra

Steve Von Till — voce e chitarra

Jason Roeder — batteria

Dave Edwardson — basso

Noah Landis — tastiere