Slagmaur – Hulders Ritual

Il 03/04/2026, di .

Gruppo: Slagmaur

Titolo Album: Hulders Ritual

Genere:

Durata: 39:47 min.

Etichetta: Prophecy Productions

75
Quando si pensa al black metal come genere, il pensiero corre quasi inevitabilmente alla Norvegia, paese che ne ha sancito la nascita nei primi anni Novanta. In realtà, più che culla assoluta, la Norvegia rappresenta la forgia di una specifica declinazione del black metal: quella forse più atmosferica, gelida e oscura, se confrontata con le varianti più brutali e feroci riconducibili, ad esempio, alla scena svedese.
Con il passare degli anni il verbo si è evoluto, mutando forme e linguaggi, ma esistono ancora realtà che cercano di custodirne l’antica e “autentica” fiamma nera e pagana, riproponendo nei propri lavori le caratteristiche fondanti del genere. È il caso degli Slagmaur, che si dimostrano fedeli, anzi fedelissimi, agli stilemi originari, pur inserendo nel loro sound piccoli elementi di rinnovamento. Si tratta di sfumature moderne e leggermente disturbanti che non snaturano l’essenza del progetto, ma ne amplificano la forza espressiva. Il vero pregio del combo risiede proprio nella capacità di conservare intatto l’antico splendore delle origini, mantenendone vivo il fascino.
‘Hulders Ritual’ è quindi un album particolarmente suggestivo, costruito attorno al rituale della Huldra, spirito femminile seducente delle foreste nordiche, capace di ammaliare gli uomini fino a condurli alla morte. Questa presenza oscura e minacciosa prende forma all’interno dell’album attraverso un black metal puro e inquietante, contaminato da una trama sonora densa di elementi che generano un senso costante di caos e oppressione, in piena coerenza con la tradizione più ortodossa del genere.
A rafforzare ulteriormente l’impatto dell’opera contribuisce la partecipazione di figure che, nel corso degli anni, hanno plasmato il suono più oscuro della scena norvegese: tra queste spiccano Hoest dei Taake e Silenoz dei Dimmu Borgir, presenze che suggellano l’intento degli Slagmaur di affondare il colpo e lasciare un segno profondo nell’ascoltatore.
Come primo, e forse anche migliore, esempio non si può che partire dall’iniziale ‘Ritual Dogs’, brano imperniato su una melodia fredda e glaciale, in cui la voce cavernosa restituisce fin da subito l’idea di una prigionia sonora da cui sembra impossibile evadere. Le note appaiono incatenate a un’atmosfera opprimente, mentre il fondatore e anima della band, General Gribbsphiiser, chiarisce immediatamente l’intento: non esistono vie di fuga da questa foresta oscura.
‘Wildkatze’ ne è la dimostrazione più evidente: il ritmo incalzante si fonde con vocalità stridule e laceranti, sostenute da atmosfere maligne e perforanti che avvolgono l’ascoltatore in una spirale di tensione vera. È però in ‘Huldergeist’ (primo singolo estratto) che, a mio parere, si raggiunge l’apice compositivo del lavoro. La forte esposizione dell’elemento pagano trova qui la sua massima declinazione: negli oltre otto minuti di durata, la parte finale del brano si apre a una dimensione rituale intensa, impreziosita dalla presenza di una suggestiva voce femminile, quella di Maria Charlotte Lund, che amplifica il senso di mistero e di antica spiritualità.
Gli elementi più disturbanti, di cui si accennava in precedenza, trovano splendida concentrazione in ‘Hexen Herjer’, brano che con il suo andamento lento e ossessivo assume quasi le sembianze di un’infernale filastrocca, evocando atmosfere da film horror e consolidando il senso di inquietudine che permea l’intero album.
In definitiva, la presunta scomparsa del mastermind degli Slagmaur – così come quella di Snorre Ruch dei Thorns, coinvolto nel disco come produttore aggiuntivo – sembra aver contribuito a delineare con ancora maggiore forza l’obiettivo finale del full-length: dimostrare come le tradizioni possano restare vive anche nell’era digitale, dove tutto appare destinato a essere superato. L’antico, se correttamente rievocato, può continuare a incutere timore e fascinazione, e in questo gli Slagmaur riescono perfettamente nel loro intento.
Tutta questa cattiveria, freddezza e assoluta mancanza di pietà permea anche gli ultimi due intensi brani, ‘Warlok’ e ‘Rathkings’, che con una ferocia fuori dal comune aggrediscono l’ascoltatore anche nelle sezioni meno veloci. È proprio questa intransigenza sonora – particolarmente evidente nella seconda e conclusiva traccia – a mettere completamente a nudo l’attitudine oscura della band, autentica portabandiera del movimento black metal nidrosiano legato alla scena di Trondheim.
‘Hulders Ritual’ si conferma come un’opera profondamente radicata nella tradizione, ma capace di rinnovarne il linguaggio senza tradirne lo spirito originario. Gli Slagmaur dimostrano di saper evocare l’antico con credibilità e devozione, mantenendo viva quella fiamma nera che continua a bruciare, immutata, nel cuore più remoto del black metal norvegese.

Tracklist

01. Ritual Dogs
02. Wildkatze
03. Huldergeist
04. Hexen Herjer
05. Warlok
06. Rathkings

Lineup

General Gribbsphiiser: guitars
Dr. Von Hellreich: vocals
Mr. Unt Zilla: bass
Red Max: drums

Guest

D.G. (MISÞYRMING):  vocals on ‘Huldergeist’ & ‘Rathkings’
Hoest (TAAKE):  vocals on ‘Huldergeist’
Maria Charlotte Lund: vocals on ‘Huldergeist’
Silenoz (DIMMU BORGIR): vocals on ‘Rathkings’
Snorre W. Ruch (THORNS):  additional producer