Corrosion of Conformity – Good God / Baad Man
Il 18/04/2026, di Francesco Faniello.
Gruppo: Corrosion Of Conformity
Titolo Album: Good God / Baad Man
Genere: Hardcore, Stoner Rock/Metal
Durata: 66:54 min.
Etichetta: Nuclear Blast Records
Storia interessante, quella dei C.O.C. Per chi come me è affascinato dalle buone, vecchie contaminazioni tra metal e hardcore – quello che una volta si chiamava thrashcore e che oggi definiamo crossover thrash – sono in qualche modo un punto di riferimento, anche in considerazione di un approccio mai ortodosso alla materia trattata.
In fondo, i Corrosion of Conformity sono un po’ come la Grande Mela: ognuno ne ama un pezzo diverso, ognuno ne può mordere un pezzo differente, sia esso la furia primigena di ‘Animosity’ o il rovente metallo di ‘Blind’, l’altrettanto rovente e scintillante stoner di ‘Deliverance’ o lo stilosissimo ‘America’s Volume Dealer’. Ecco, ‘Good God / Baad Man’ rappresenta il ritorno che non mi aspettavo, io che ero rimasto sospeso sull’interlocutorio ‘No Cross No Crown’ e che non posso fare a meno di osservare che la passione per le dicotomie e i giochi di parole non è svanita, in casa Keenan.
Inatteso ma meritatissimo, per noi che aspettavamo che MTV passasse ‘Dance of the Dead’, con poi un sorriso beffardo al cospetto di ‘Staring through the Eyes of the Dead’ dei Cannibal Corpse, palesemente ispirato al videoclip di epoca Agell / Swisher; questo ‘Good God / Baad Man’ è un doppio disco definito the Dark Side of the Doom dal nuovo produttore Warren Riker (nuovo per loro, non per i fan dei Down), che si dipana in due parti distinte la cui interpretazione per me è sufficientemente limpida: Good God nel senso di inchino e riconoscimento per i pilastri del Grande Suono, a partire dai Black Sabbath per giungere a quell’hardcore che sfocia nel crossover thrash che anche i Nostri hanno contribuito a forgiare, senza dimenticare gli acidi miasmi del Sud degli Stati Uniti, pregni di blues e di quei suoni codficati nelle quicksands dei Dixies. Baad Man spariglia decisamente le parte e offre campo libero all’estro di Pepper Keenan, scatenatissimo nel suo multiforme cambio di registro che va dall’assalto grattugioso in stile ‘Damned for All Time’ all’acidità non priva di un suo aplomb che aveva fatto la fortuna di ‘Congratulations Song’, ad altre istanze che prendono a piene mani da una personalissima ed eclettica visione dell’heavy psych più fangoso, senza che l’ammirazione mostrata da e verso l’amico James Hetfield venga scalfita di un grammo.
Certo, è anche il tempo di una svolta senza ritorno: Dean non è più della partita e il compianto Mullin non è più tra noi. Idealmente, la loro assenza è rimarcata dalla preghiera doom di ‘Run for Your Life’, recitata anche da quell’outsider assoluto che è Jason Everman (il cui curriculum alterna pieni e vuoti tra i nomi in cui ha militato e l’effettivo peso negli stessi). E mentre sei in raccoglimento, il superstite Weatherman e il mattatore Keenan hanno già riempito l’ambiente dell’incenso delle loro SG, facendoti sentire decisamente a casa.
Laddove a casa, nel limbo dei suoni del Grande Rumore, avevi già deciso di esserci sin dall’opener che-più-classica-non-si-può ‘Good God / Final Dawn’, quando il polveroso charleston di ‘You Or Me’ chiama Sabbath come l’asso chiama sette, come è ben evidente in una cosa nello stile della gloriosa ‘The Warning’ nella versione dei padri putativi.
Qualcuno ha pensato e pensa ancora che la formula perfetta dei C.O.C. sia quella del trio puramente dedito all’HC e poco più? Eccovi serviti: su ‘Gimme Sum Moore’ Keenan rimette l’orologio ai tempi di ‘Blind’ e si lancia nella rabbia giovanile che fece la fortuna di ‘Vote with a Bullet’, prima di sciogliere nel ferale assalto cadenzato di ‘The Handler’ tutta l’acidità abbacinante di ‘Deliverance’ e ‘Wiseblood’.
Certo, per un attimo all’attacco di ‘Baad Man’ ho dovuto controllare di aver davvero tolto dalla piastra la cassetta di ‘Stain’ dei Living Colour, ma è il segno di un cambio di passo da parte dei Nostri in onore della seconda parte del lavoro: Keenan gigioneggia come solo lui sa fare, il blues di ‘Lose Yourself’ ricorda i Kyuss più muscolari, mentre ‘Handcuff County’ tiene fede al titolo e ci rimanda idealmente a come sarebbe stato il compianto Scott Weiland nei panni di un astante dei saloon di Raleigh. Per non parlare del finale affidato a ‘Forever Amplified’, lisergica e a suo modo solenne, con un piglio a metà tra lo schiacciasassi e un improbabile coro gospel da Dixieland.
E a proposito… si scrive southern rock del ventunesimo secolo, si legge ‘Asleep On The Killing Floor’: prendete nota. In un’America sempre più scollata dalla realtà quotidiana, tanto vale credere in qualcosa di solido: i Corrosion of Conformity, ad esempio. Sono passati otto anni, ma ne è decisamente valsa la pena.
Tracklist
01. Good God / Final Dawn
02. You Or Me
03. Gimme Sum Moore
04. The Handler
05. Bedouin’s Hand
06. Run For Your Life
07. Baad Man
08. Lose Yourself
09. Mandra Sonos
10. Asleep On The Killing Floor
11. Handcuff County
12. Swallowing The Anchor
13. Brickman
14. Forever Amplified
Lineup
Pepper Keenan: vocals, guitar
Woody Weatherman: guitar
Bobby Landgraf: bass
Stanton Moore: drums