Venom – Into Oblivion

Il 09/05/2026, di .

Gruppo: Venom

Titolo Album: Into Oblivion

Genere: , ,

Durata: 43:52 min.

Etichetta: Noise Records

Distributore: BMG

73

Una volta – in occasione di un festival open air – chiesi a Mauro Codeluppi dei Raw Power quale altro disco oltre a ‘Screams from the Gutter’ avrebbe mai consigliato a chi volesse approcciarsi alla sua band per la prima volta. La risposta suonava più o meno come uno “scegli tra i tanti che abbiamo pubblicato”. Come ogni tanto mi trovo a rimarcare, sulla lunga distanza questo discorso può essere applicato a gruppi dalla discografia vastissima, come i Napalm Death, gli Overkill, i Necrodeath. O i Venom, tanto per dire. Intendiamoci, i classici sono i classici: vale per i Necrodeath con Ingo e Claudio, per gli Overkill con Gustafson o per i primi quattro di Embury e soci, per non parlare dei vari “ritorni di forma” clamorosi e più o meno resistenti al passare del tempo.
Per i Venom il discorso è sovrapponibile, ma neanche tanto: forti di due, tre o quattro classici della formazione originale – a seconda di come la vedete, discorso analogo alla discografia di Malmsteen – avevano fatto parlare di sé in una certa misura in sede di comeback, per poi intraprendere un calo fisiologico (almeno nella risonanza su pubblico e critica) direttamente proporzionale allo sfaldarsi progressivo della formazione.
La verità è che parte di quell’hype si è riversato – sin dal 1989 – nell’incarnazione della band con Demolition Man alla voce: se è pur vero che dopo il primo, incredibile disco, anche quella formula abbia iniziato a mostrare la buccia, i germi per la futura confusione sopra e sotto il cielo erano stati diffusi, col risultato che ora abbiamo ben tre incarnazioni che reclamano l’eredità del minaccioso monicker.
Eppure, almeno sulla carta la compagine capeggiata da Cronos dovrebbe avere il blasone di ufficialità, se non altro più dei Sepultura di Kisser nella percezione generale. Sarà perché, come ha dichiarato Stuart “Rage” Dixon in una recente intervista su queste pagine, la differenza alle orecchie di tutti la fa proprio la timbrica inconfondibile di Conrad Lant? Può essere, ed è esattamente quanto affermava Bobby Schottkowski in altri contesti, ma sempre in riferimento all’inconfondibile marchio del suo allora datore di lavoro, il ben noto Angelripper.
Solo che Schottkowski all’epoca di queste dichiarazioni era (inconsapevolmente) a un passo dall’uscita dai Sodom, mentre Rage pare saldamente agganciato all’ascia che brandisce da quasi un ventennio, e le dichiarazioni di Cronos sul suo disinteresse nei confronti di una reunion sembrano confermarlo. D’altronde, il suo apporto chitarristico è indiscutibile, in una formula che lascia impercettibilmente ma progressivamente spazio ai giovani, come si direbbe in altri contesti. Ecco dunque i Venom: non una formazione nuova, né un ricettacolo di eccessive novità dal punto di vista sonoro, per via della longevità di Rage e Danté in line-up e anche per la stessa natura costitutiva del trio di Newcastle, poco avvezzo a fronzoli e orpelli sin dalle scelte di produzione.
Dunque, come si colloca ‘Into Oblivion’ nll’attuale fase dei Venom, quella con l’attuale formazione responsabile degli ultimi tre lavori? Probabilmente ne costituisce l’anello di forza, riprendendo come fa quanto di buono avevamo sentito su ‘From the Very Depths’ e rimescolandolo in un ambito più compatto, più thrashy e solido. Le veline promozionali parlano persino di prog, seppure in senso allargato, il che fa sorridere ma anche riflettere, se si pensa che i Nostri furono autori della prima Beggar’s Opera dell’extreme metal nel lontano 1984, il colossale ‘At War with Satan’. Prog da straccioni? Allora sì, forse, ed era un vanto non da poco per quei tre figli dell’altra NWOBHM, mentre adesso l’impressione è che dopo aver influenzato schiere e legioni di thrashers, deathsters e blacksters, per i Nostri sia arrivato il momento di raccogliere un po’ le influenze sparse qua e là e capitalizzarle nella propria formula.
Che è ben evidente nella title track posta in apertura, appagante come lo fu ‘Straight to Hell’ una ventina d’anni fa, ma in maniera diversa: più organica e meno roboante, laddove la predecessora aveva quell’effetto ‘Centuries of Sin’ che fa tanto la fortuna del singolo compromettendo quella dell’album intero. Poi c’è l’ammiccamento furbo del primo singolo ‘Lay Down Your Soul’ che rappresenta quel “ehi, siamo sempre noi… anzi, siamo davvero noi” e che fa il paio con il titolo del succitato disco del 2015. Come si diceva prima in materia di singoli vs. tracklist intere, quest’album ha varie frecce al suo arco e non parlo del singolo apripista, che è decisamente inferiore agli episodi che costituiscono la vera ossatura di ‘Into Oblivion’, come la succitata title track, l’overkilliana ‘Nevermore’ (sentite la variazione e ditemi se non pensate alla seconda parte di ‘New High in Lows’), l’oscura ‘Death The Leveller’ (probabilmente la mia preferita del lotto, con quel feeling Memento Mori / King Diamond nelle partiture di chitarra), la convincente e marcatamente thrash ‘Kicked Outta Hell’ e la conclusiva ‘Unholy Mother’, che rialza l’asticella dopo una serie di pezzi poco centrati, collocandosi immediatamente come uno degli episodi più interessanti grazie a un approccio incredibilmente fresco alla materia black/thrash con influenze scandinave che è appunto la cifra dei brani migliori di ‘Into Oblivion’.
Poi, chiaro: un disco dei Venom è materia di analisi critica fino a un certo punto, dato che l’ascoltatore è in cerca anche di quel marciume ravvisabile nei vecchi fasti di ‘Live Loud’ (sin dal titolo) o nei tipici mid tempo anthemici della band come ‘Legend’, ‘Dogs of War’ e ‘Man & Beast’, su cui sembra di sentire il richiamo “ST!” tanto caro a Mike Muir, prima che il pezzo si lanci in un’evoluzione molto simile al bridge di… (gulp!) ‘Walk’ dei Pantera. E poi c’è ‘As Above So Below’, che beneficia del minaccioso incedere dell’età di mezzo dei Nostri, per poi aggiungere effetti di coralità per la verità non esattamente convincenti. In effetti, non tutti i succitati sono ciambelle riuscite con il buco, ma possiamo dire davvero lo stesso di alcuni pezzi di ‘Possessed’ o di ‘Calm before the Storm’ – ‘Powerdrive’ e pochi altri a parte?
Come già accennato, un elemento di spicco è sicuramente il lavoro di Rage alla chitarra solista, a testimonianza di come alcuni vecchi leoni si reggano soprattutto (e fortunatamente) sul lavoro delle nuove leve, il che fa ben sperare sul presente e sul futuro delle formule sonore a noi tanto care. Ecco, se volete un esempio emblematico di come suoni una band storica nel corso del proprio quinto decennio di attività, beh… ‘Into Oblivion’ potrebbe fare al caso vostro. Senza pretese, nel bene e nel male, ma anche con la consapevolezza di avere tra le mani il loro album migliore da un po’ di anni a questa parte. Mutuando quindi il concetto espresso in apertura, se proprio dovete scegliere…

Tracklist

01. Into Oblivion
02. Lay Down Your Soul
03. Nevermore
04. Man & Beast
05. Death The Leveller
06. As Above, So Below
07. Kicked Outta Hell
08. Legend
09. Live Loud
10. Metal Bloody Metal
11. Dogs Of War
12. Deathwitch
13. Unholy Mother

Lineup

Cronos: bass, vocals
Stuart “Rage” Dixon: guitars, backing vocals
Danny “Danté” Needham: drums, backing vocals