Imbolc – Sette Cornici di Purificazione

Il 10/05/2026, di .

Gruppo: Imbolc

Titolo Album: Sette Cornici di Purificazione

Genere: , ,

Durata: 59:00 min.

Etichetta: Masked Dead Records

78
Con ‘Sette Cornici di Purificazione’, gli Imbolc giungono al terzo capitolo della propria discografia affondando con decisione nei territori più tenebrosi del black metal melodico, dando forma a un lavoro ricco di sfumature e tensione espressiva. Il disco oscilla tra sfuriate gelide e passaggi rarefatti, dove chitarre acustiche e synth dal gusto cinematografico — chiaramente debitori dell’horror tra anni ’70 e ’90 — contribuiscono a costruire un’atmosfera cupa e immersiva. Non sorprende, d’altronde, osservando la line-up della band: tra le fila degli Imbolc militano infatti musicisti provenienti da realtà ben note della scena estrema italiana come Darkend, Demiurgon e Unbirth, un background che si traduce in una scrittura solida e in un approccio ormai maturo al genere.
Il marchio di fabbrica è senza dubbio un riffing tagliente, vero asse portante di una proposta che affonda le radici nel black metal più puro, nel solco di realtà come Satyricon, ma che non rinuncia a guardare verso territori atmosferici e post-black, richiamando per sensibilità nomi come i primi Alcest e Agalloch. Le sei corde costruiscono paesaggi sonori freddi e suggestivi, passando dalla furia a frangenti dilatati e contemplativi, mentre le tematiche liriche scavano nelle crepe dell’esistenza umana tra sofferenza interiore e alienazione.
L’album prende forma fin dalle prime battute di ‘Chasmigatron’, lunga apertura che introduce l’ascoltatore con un’impronta quasi doom prima di sfociare in un black metal feroce e spettrale. Nei suoi undici minuti il pezzo alterna accelerazioni improvvise a rallentamenti carichi di pathos e sezioni rituali, tracciando un percorso che prepara il terreno alle composizioni successive.
Segue ‘Enigmalife’, che mantiene alto il livello dell’opera e introduce una componente melodica marcata: il ritornello si imprime facilmente nella memoria mentre le chitarre, impreziosite da assoli particolarmente ispirati, costruiscono una tessitura plumbea e maligna. La sezione parlata, con l’alternanza di voci femminili e maschili, aggiunge un ulteriore elemento distintivo prima di lasciare spazio a una perentoria accelerazione finale.
Le coordinate restano oscure anche in ‘Monolith Where Nails Are Condemned To Carve’, che parte da un impianto più tradizionalmente black per poi aprirsi progressivamente a inserti doom e a una sezione eterea di grande impatto, capace di trasformare la traccia in uno dei momenti più incisivi del disco. Con ‘Architecture of Suicide’ il sound cambia nuovamente passo: l’impatto iniziale è velocissimo e quasi punk nell’attitudine, ma nel cuore della composizione rallenta, trasformandosi in un passaggio rarefatto e quasi ambient, arricchito da un cantato in lingua madre particolarmente evocativo. Da qui il tutto evolve verso un finale dai contorni prog-black, sospeso e onirico.
In ‘Slashed and Buried’ la band mostra il lato più ombroso della propria proposta. Qui le sei corde tornano a dominare la scena con riff affilati e incisivi che alternano sezioni cadenzate a improvvisi strappi, confermando quanto il lavoro chitarristico rappresenti il vero tratto distintivo dell’intero album.
A spezzare — ma solo momentaneamente — l’innata rabbia arriva ‘No Peace for the Leaving’, episodio intimo e riflessivo che interrompe l’incedere del disco con toni malinconici e sospesi, offrendo uno dei passaggi più evocativi e contemplativi dell’intero lavoro.
In chiusura ‘In the Reign of Light Only Darkness Could Be’, brano potente e primordiale che riporta il disco verso coordinate dirette e selvagge. Un finale deciso che sintetizza perfettamente lo spirito dell’album: oscuro, spigoloso ma al tempo stesso capace di lasciare spazio a una sorprendente vena melodica.
Con ‘Sette Cornici di Purificazione’, gli Imbolc firmano un lavoro solido e visionario, capace di fondere gelo, malinconia e slanci atmosferici in un percorso musicale strutturato e affascinante. La band dimostra piena maturità compositiva e consapevolezza della propria identità all’interno della scena black metal italiana, confermando come anche dalla nostra penisola possano emergere proposte credibili e affascinanti, in linea per sensibilità e immaginario con la tradizione scandinava.

Tracklist

01. Chasmigration
02. Enigmalife
03. Monolith – Where Nails Are Condemned to Carve
04. Architecture of Suicide
05. Slashed and Buried
06. No Peace for the Living
07. In the Reign of Light Only Darkness Could Be

Lineup

Valentz: drums, vocals, effects
Imajes: guitars, bass, effects