Crippled Black Phoenix – Sceaduhelm
Il 18/05/2026, di Alessandro Ebuli.
Gruppo: Crippled Black Phoenix
Titolo Album: Sceaduhelm
Genere: Elettronica, Post Rock/Metal, Progressive Rock
Durata: 66 min.
Etichetta: Season of Mist
Classificare un album come ‘Sceaduhelm’ non è per nulla facile, l’eterogeneità fa da padrona nelle dodici tracce qui contenute. Se di base possiamo considerare i Crippled Black Phoenix una band Prog/Post Rock, perché i suoni girano qui intorno, risulterebbe fin troppo semplice incasellarla in uno spazio tanto ristretto. Si prenda ad esempio la splendida ‘No Epitaph / The Precipice’, brano dalla forte tinta Alternative Country, nella quale la voce cavernosa di Ryan Patterson gira all’interno di una ritmica che tanto ricorda i Pink Floyd di ‘Echoes’, con una struttura che nel crescendo della composizione si avvicina al Southern Rock dei leggendari Lynyrd Skynyrd. Parliamo della voce di Ryan Patterson, nello specifico, che qui è in veste di guest e conferisce al brano una veste cantautorale assolutamente imperdibile, riuscendo nella parte finale del brano, avvolto da una sezione strumentale densa di suoni elaborati, ad entrare nella matrice Prog del gruppo, uscendone vincitrice. In ‘Sceaduhelm’ i musicisti sono molti e non mancano le collaborazioni, tanto che ogni brano assume connotati differenti dagli altri riuscendo ad entrare nel cuore pulsante di differenti generi. ‘The Void’ è un intermezzo Space Rock elettronico che apre alla suggestiva ‘Hollows End’ in cui il Post Rock si sposta verso lo Shoegaze più maturo in linea con le ultime fatiche degli Slowdive, ma anche di formazioni storiche come i My Bloody Valentine, sorretta dalla voce di Belinda Kordic con il suo stile talvolta ispirato al movimento Riot Girrrl, ma anche a PJ Harvey. Melodia e cura dei particolari sono alla base di questa strepitosa release che affascina ad ogni ascolto e cresce sempre più, mostrando ogni volta nuove qualità compositive. La voce di Belinda stordisce per la raffinata interpretazione anche su ‘Ravenettes’, uscito come singolo apripista del disco, dalla ritmica nervosa e cupa. Un brano che riporta agli anni novanta, quando l’elettronica si mescolava al Rock e ne uscivano prodotti strepitosi come fu ‘Adore’ degli Smashing Pumpkins, ma anche raffinatezze come l’impressionismo dei Mogwai e le pennellate artistico/psichedeliche dei Flaming Lips, fino alla già citata PJ Harvey di ‘To Bring You My Love‘ o ‘Stories from the City, Stories from the Sea‘. ‘Sceaduhelm’ tocca veramente più generi e li condensa attraverso un substrato sonoro che parte dal Post Rock ma si innesta a tutte quelle soluzioni di ricercatezza che gli anni novanta hanno visto esplorare da numerose band. ‘Things Start Falling Apart’ sfiora i Porcupine Tree, i NoSound, i Riverside, i Lunatic Soul, per comprendere meglio le sfumature del brano che si lega a queste band tra loro certamente affini, ma al suo interno c’è spazio anche per sonorità Dream Pop lievemente accelerate. Cocteau Twins, Beach House, The XX, fra i nomi più conosciuti, ma anche Royksopp per quanto riguarda le soluzioni più marcatamente elettroniche. ‘Dropout’ è un concentrato di Shoegaze industriale in cui nuovamente troviamo la voce di Belinda Kordic ad arrampicarsi su trame che rimandano ai remix di Trent Reznor (‘Year Zero RMX’). ‘Vampire Grave’ con alla voce Ryan Patterson riempie uno spazio fino ad ora inesplorato, mi azzardo a definirlo Post/Gothic Rock, una sorta di brano alla The 69 Eyes ma rivisitato in chiave Country gotico. Mi rendo conto del fatto che leggendo tutti questi nomi e generi sembra di trovarci davanti a un prodotto che prende qua e là da gente che queste cose le ha già scritte e suonate. Eppure, a dispetto delle molteplici influenze – sono molti qui i musicisti coinvolti e sarebbe strano se mancassero influenze eterogenee – i brani funzionano e persino l’alternanza tra gli stili di ogni singola composizione apparentemente lontana l’una dall’altra il disco scivola che è un piacere, lasciando estremamente soddisfatti. Disco sufficientemente lungo, ma del resto per contenere una tale mole di suoni e idee un’ora abbondante è inevitabile. ‘Colder And Colder’, ‘Under The Eye’ e ‘Tired To The Bone’ sono tre slow-tempos Shoegaze convincenti, in particolare ‘Under The Eye’, e la conclusiva ‘Beautiful Disorder’ riaccende la miccia del Post/Prog, con distorsioni e ritmo in levare e nuovamente la voce di Ryan Patterson a conferire solennità al brano. Cos’altro dire di questo disco che non abbia convinto? Semplicemente che si tratta di un prodotto imperdibile, un disco straordinario che nel proprio segmento avrà certamente vita lunga, perché si tratta di un prodotto di qualità eccelsa. Top album più che meritato!
Tracklist
Lineup
Justin Greaves: Guitar, Bass, Keybords
Belinda Kordic: Vocals, Percussions
Georg Paco Nitschke: Synth, Keyboards, Sax
Justin Storms: Vocals, Guitar
René Misje: Guitar
Wesley J.Wasley: Bass
Timo Kosi: Drums