Vision Divine – A Clockwork Reverie
Il 22/05/2026, di Gianfranco Monese.
Gruppo: Vision Divine
Titolo Album: A Clockwork Reverie
Genere: Power Metal, Progressive Metal
Durata: 34:02 min.
Etichetta: Scarlet Records
Tornano con un nuovo lavoro i Vision Divine, ma questa volta è diverso: la formazione, infatti, batterista a parte è la stessa del biennio 2004/2005 che consegnò i due capolavori ‘Stream Of Consciousness’ e ‘The Perfect Machine’. L’hype, dal rientro di Luppi prima, e Smirnoff poi, è salito non poco, complice una prestazione al Metalitalia Festival dello scorso 28 settembre (live report QUI) che non ha lasciato alcun dubbio su quanta qualità il quintetto italiano possa ancora dare alla scena Metal mondiale. E se, in quanto a dischi, il tempismo della dipartita dell’ex frontman Giannini ha fatto dimenticare fin troppo presto l’abbondante valore di ‘Blood And Angels’ Tears’ (2024, recensione QUI), fortunatamente oggigiorno guardare avanti riempie di gioia. Si, perché in questo EP prodotto da Thorsen e Luppi, mixato da Luppi e Simone Mularoni presso i Domination Studio e masterizzato da Luppi, già nella veloce titletrack è chiaro un songwriting schietto ma, nuovamente, di classe, ed una voce sicuramente matura, ma di fronte alla quale il tempo sembra essersi fermato. Menzione a parte meritano i fantasiosi effetti di Smirnoff nonché il basso di Torricini, in un ponte ad anticipare gli assoli di chitarra e tastiera, che personalmente ha richiamato quelli di gemme come ‘Colours Of My World’ e ‘The Perfect Machine’. Nel primo singolo estratto ’18 (It Feels Like Heaven)’, uscito il 16 aprile scorso, è chiara una maturazione più AOR/progressive sulla scia di canzoni come ‘Versions Of The Same’, nella quale troviamo un Luppi sicuramente a suo agio, e a detta di chi scrive è forse qui che il quintetto riesce a dimostrare maggiormente la sua classe. Iniziando con una frase del filosofo Friedrich Nietzsche, ‘Andromeda’ si sposta su territori power/speed, e gran merito va riconosciuto a Smirnoff, vero protagonista con riff ed effetti continui che spesso si prendono lo scettro, un Peruzzi che non conosce cedimenti ed un gran lavoro di Luppi alle voci. In quanto alle ultime tre tracce, reinterpretazioni di tre estratti pescati dai tre dischi registrati con Luppi tra il 2004 ed il 2007, credo che le sensazioni siano troppo personali per essere recensite: ci sarà chi le riterrà inutili, dato il valore delle originali ed il fatto che “auto coverizzarsi” sposti di poco le coordinate, chi un giusto “rinfrescamento”, dato anche il passare degli anni, e chi come il sottoscritto, alla ricerca di quel “particolare” diverso e/o in più, che può tradursi nella potenza vocale di Luppi sul finale di ‘Identities’ e, assieme al drumming autorevole di Peruzzi, di ‘God Is Dead’, nonché all’aver aumentato di poco la velocità di ‘The 25th Hour’, migliorandola. In conclusione, ‘A Clockwork Reverie’ è (un ulteriore) testimone di una band che per decenni ci ha deliziato con ottima musica, sempre ai vertici del power progressive, ed ancor di più oggi con una maturità che, soprattutto se impreziosita da sfumature AOR come in ’18 (It Feels Like Heaven)’, non ha eguali.
Tracklist
01. Sator Rotas
02. A Clockwork Reverie
03. 18 (It Feels Like Heaven)
04. Andromeda
05. Identities (2026 Version)
06. God Is Dead (2026 Version)
07. The 25th Hour (2026 Version)
Lineup
Michele Luppi: vocals
Olaf Thorsen: guitars
Oleg Smirnoff: keyboards
Andrea “Tower” Torricini: bass
Mattia Peruzzi: drums