Blindead 23 – Deuterium

Il 23/05/2026, di .

Gruppo: Blindead 23

Titolo Album: Deuterium

Genere: , ,

Durata: 53:41 min.

Etichetta: Peaceville

82
Il talento è una qualità rara e, quando artisti che ne sono dotati si uniscono, spesso nasce qualcosa di estremamente intenso. È il caso dei Blindead 23, un supergruppo che vede tra le sue fila l’ex chitarrista dei Behemoth, Mateusz “Havoc” Śmierzchalski, insieme a Roger Öjersson (ex Katatonia), Paweł “Pavulon” Jaroszewicz alla batteria (Vltimas, ex Vader, ex Decapitated) e Patryk Zwoliński alla voce.
La band nasce dalle ceneri dei precedenti Blindead e ha già pubblicato l’EP ‘Vanishing’ oltre al singolo ‘Disposed’, lavori che hanno messo in luce l’oscura materia di cui è composta questa nuova entità.
Come dicevamo, il talento è la componente chiave che permette di addentrarsi in ambiti complessi e articolati, come quello della fusione proposta dal gruppo. Il loro sound affonda le radici nel post-metal, alternando intensi momenti atmosferici, sorretti da voce pulita, a violente esplosioni sludge, in cui un growl profondo e catacombale funge da perfetto contraltare.
Il risultato è un insieme di atmosfere avvolgenti, capaci di catturare l’ascoltatore grazie a raffinati interventi di synth e a una marcata impronta prog.
La complessità e la bellezza della proposta emergono con forza nelle iniziali ‘Immersion’ e ‘Immersion II’, due autentiche e speciali suite che dimostrano tutta la bravura della band nel ricreare scenari capaci di trasmettere perfettamente il fulcro del lavoro: un viaggio nell’animo umano e nei suoi diversi stati, da quelli più malinconici a quelli più distesi.
Si tratta di brani da studiare, da assaporare con calma e da apprezzare tanto nelle sezioni più soffuse, quasi ambient, quanto nelle improvvise e feroci accelerazioni. Il tutto è attraversato da un’interessante e costante componente melodica e tecnica, che sorregge in maniera perfetta sia il cantato pulito che quello più sporco e possente. Ne nascono momenti da godere appieno, magari al buio e in completa solitudine, anche grazie ad ambientazioni soffuse e affascinanti che, a mio parere, meritano più ascolti, tante sono le sfaccettature degne di attenzione.
I passaggi più eterei e artistici — e non si può definirli altrimenti — trovano piena espressione in ‘Wither’, un momento sospeso e quasi sublime, poggiato su una prova vocale intensa e perfettamente fusa con una melodia che definire evocativa è riduttivo. Il brano si configura come una sorta di traghettatore emotivo, un Caronte che accompagna l’ascoltatore verso gli abissi di ‘Worst Laid Plans’. Qui il registro cambia drasticamente: si entra in territori profondi, pesanti, quasi sulfurei. ‘Worst Laid Plans’ è una traccia densa, carica tanto di potenza quanto di sentimento, capace di alternare con naturalezza esplosioni di rabbia viscerale a passaggi meno taglienti eppure intrisi di pathos. Le clean vocals si inseriscono con intelligenza, smussando progressivamente gli angoli più aggressivi e guidando verso momenti di suggestiva riflessione.
Il risultato è un brano attraversato da una costante e strisciante inquietudine, quasi disturbante nella sua natura cangiante: un quadro dipinto da uno spirito combattuto, a tratti schizofrenico, ma proprio per questo incredibilmente affascinante. La contrapposizione tra le diverse anime del pezzo, sospeso tra furia e contemplazione, ne rappresenta il vero punto di forza, rendendolo uno degli episodi più magnetici e significativi dell’album. Un impatto che si ritrova, a mio avviso, anche nella title track, dove chitarre e synth assumono un ruolo ancora più centrale, dando vita a un’esplosione quasi autogenerante.
È proprio in questa dimensione che emerge con forza l’identità della band: una natura imprevedibile, mutevole, capace di trasformarsi continuamente senza perdere coerenza. La formula è tanto chiara quanto vincente: un equilibrio instabile che riesce a trasmettere all’ascoltatore tutta la profondità emotiva e la classe compositiva del combo.
La creatività in termini di luce e oscurità si sviluppa attraverso un raffinato gioco di contrasti in ‘Towards The Dark’, mentre la conclusiva ‘You Are The Universe’ rappresenta un unicum all’interno di ‘Deuterium’: più intima, con un cantato più graffiante ma mai eccessivo. Il finale, affidato alle note di pianoforte, chiude un’opera importante, colta e ricca di spessore.
In definitiva, ‘Deuterium’ non si concede con facilità e proprio nella sua complessità trova forza. È un disco che richiede attenzione e dedizione, ma che sa restituire molto di più a ogni ascolto, rivelando progressivamente tutte le sue sfumature. Un viaggio nell’inquietudine e nella bellezza, destinato a lasciare un segno duraturo.

Tracklist

01. Immersion I
02. Immersion II
03. Wither
04. Worst Laid Plans
05. Deuterium
06. Towards the Dark
07. You Are the Universe

Lineup

Patryk Zwoliński: vocals
Mateusz Śmierzchalski: guitars, synth, piano & soundscapes
Roger Öjersson: guitars, keyboards, vocals
Paweł Jaroszewicz: drums