Atlantic Ridge – Atlantic Ridge

Il 04/06/2026, di .

Titolo Album: Atlantic Ridge

Genere: , ,

Durata: 41:28 min.

Etichetta: Dusktone

85

Ci sono generi che, senza troppi clamori, s’inabissano, mutano, si auto-stravolgono, per poi tornare alla ribalta. Gli Atlantic Ridge, al loro debutto omonimo sotto l’egida Dusktone Records, sono la dimostrazione vivente di come il doom, nelle sue ibridazioni estreme, sia in fase di grande rinascita, concetto che per molti versi trovo esemplificato nell’ immagine della mastodontica bestia marina sulla cover (così splendidamente atipica nelle sue tinte luminose), nell’atto di emergere dalle acque, abbarbicata sulle rocce come un frammento di crosta terrestre che ha preso vita, in tutta la sua massiva veemenza. Si potrebbe stare ore a discutere se il loro doom vira più al death o al black, di sicuro siamo anni luce dal funeral, ma più affini alle primissime incarnazioni del genere quali My Dying Bride e Paradise Lost prima che introducessero clean vocals e strutture meno dilatate. L’opener ‘Leo Terra Propriamente Protegat (South Georgia e South Sandwich Islands)’ resta più di intro ma ancora troppo sfumato completo: è più un invito a penetrare il mood dell’opera, fatto di un lavoro di chitarre che si dilata e si contrae, tracciando paesaggi che appaiono e scompaiono al ritmo delle onde. Già la successiva ‘Our Faith is Our Strength (Tristan de Cunha)’ si caratterizza per incursioni nel black più epico alternate a distensioni ritmiche dall’incedere atmosferico. Il riffing di ‘Abandoned Buildings (Pyramiden, Svalbard) in prima battuta riporta alla mente il doom death dei finnici Hooded Menace per poi virare verso derive atmospheric black. Se lo screaming resta sempre un po’ sullo sfondo, mai troppo in primo piano nella produzione, le linee di chitarra portano avanti le linee melodiche senza deviare in soluzioni ritrite (in questo mi ricordano molto i romani Orgg), scivolando attraverso una varietà di registri che va dal metal classico ai lidi death/black, a tratti accompagnato da un uso dei synth dosato, dal sapore quasi prog. Strange Paradise (Socotra, Yemen)’ mantiene lo stesso tenore melanconico cavalcando le sfuriate di doppia cassa, in netta contrapposizione con i ritmi dilatati di ‘The Non Existent Island (Freezeland)’. Chiude ‘Contemplating the Vastness of the Universe ( the Gobi Desert, Mongolia)’ lasciando in bocca il sapore straniante di un naufragio verso spazi più interni che esterni. Un disco che ha il pregio fondamentale di saper stupire ad ogni cambio, senza pretendere di riscrivere i generi eppure capace di fonderli in un’anatomia peculiare che, da un lato, guarda alle moderne evoluzioni del black verso il post, mentre dall’altro attinge a piene mani dal death doom dei primi Anni 90.

Tracklist

  1. Leo terram propriam protegat (South Georgia and the South Sandwich Islands)
  2. Our Faith Is Our Strength (Tristan da Cunha)
  3. Abandoned Buildings (Pyramiden, Svalbard)
  4. Strange Paradise (Socotra, Yemen)
  5. The Non-Existent Island (Freezeland)
  6. Contemplating the Vastness of the Universe (The Gobi Desert, Mongolia)

Lineup

Jacopo Gianmaria Pepe (chitarre, basso, synth)

Giuseppe Emanuele Frisine (vocals)