Blood Incantation – All Gates Down

Il 05/06/2026, di .

Gruppo: Blood Incantation

Titolo Album: All Gates Down

Genere: ,

Durata: 61 min.

Etichetta: Century Media Records

90

Prima di parlare di ‘All Gates Down’ è necessaria una precisazione: non si tratta di un nuovo album dei Blood Incantation, ma la naturale evoluzione di un percorso intrapreso con il disco ‘Absolute Elsewhere’ del 2024. Nello specifico ‘All Gates Down’ è la colonna sonora del documentario girato dalla band agli Hansa Studios di Berlino durante la lavorazione di ‘Absolute Elsewhere’, nella cui versione Artbook era già presente in un disco bonus con il sottotitolo ‘In Search Of Absolute Elsewhere’. Per questo motivo deve essere analizzato da due differenti punti di vista. Se lo prendiamo come un disco a sé stante, ‘All Gates Down’ è una soundtrack Ambient che riprende le sonorità più delicate e riflessive dell’ultimo album in studio, ammorbidendo ulteriormente quelle sfumature psichedeliche da trip cosmico, da Kosmische Music, allineate ad altre più marcatamente legate ad un certo Kraut Rock seventies tanto caro ai Neu e ai Can, formazioni che hanno dato un’impronta decisiva alla musica del proprio periodo plasmando le tipiche sonorità Prog con nuove esplorazioni Space Rock sperimentali. Qui le composizioni si presentano più rarefatte, tutte strumentali, laddove un ascolto immersivo può risultare totalizzante, permettendo di fluttuare dentro un magma sonoro denso di suggestive ambientazioni liquide, quasi ci si trovasse a galleggiare all’interno di loop ed effetti elettronici (Curiosità: nel 2018 è uscito un libro contenente la storia dei Can dal titolo ‘All Gates Open’ scritto dal giornalista Rob Young e da Irmin Schmidt, membro fondatore dei Can, segno che i Blood Incantation non sono poi così lontani dalla sperimentazione dei Can).

Dal punto di vista della colonna sonora del documentario, beh, la visione generale cambia drasticamente. Se infatti lo consideriamo la trasposizione vinilica di quanto presente nella parte video (qui in formato Blu-Ray), allora ci troviamo tra le mani un semplice prodotto per completisti, fine a se stesso, da ascoltare in totale relax seduti sul divano davanti a un buon bicchiere di vino. Il documentario, diretto da Niklas Tschaikowsky e Tammo Dehn, offre uno sguardo intimo e senza filtri sul processo creativo della band, sulla loro quotidianità, con una totale immersione nel tessuto culturale berlinese e conduce gli spettatori all’interno dei leggendari Hansa Tonstudios di Berlino, dove la band si è trasferita per un mese per scrivere e registrare ‘Absolute Elsewhere’

Qualunque sia l’uso che della versione album della soundtrack si voglia fare, l’analisi dei singoli brani è presto fatta. Quattro tracce, delle quali ‘Dawn’, la terza e più breve del lotto, è un solenne inno pinkfloydiano (non dimentichiamo che sul finire degli anni sessanta e l’inizio dei settanta i Pink Floyd, per sperimentazione, non erano secondi a nessuno); qui le sonorità si fanno più rarefatte e appare chiaro che la band abbia voluto rifarsi ai mostri sacri del genere per apporre il proprio sigillo sperimentale. L’iniziale ‘Balance’ invece, di oltre venti minuti di durata, esplora sonorità spaziali ed eteree e nel suo incedere è piuttosto lineare nella rappresentazione della partenza per il viaggio, e ‘Flight’, medesima durata della precedente, prosegue sulla falsa riga ma con maggiore piglio orchestrale, con un delicato crescendo e una ritmica che si appoggia all’elettronica dei Tangerine Dream (what else?), il cui tastierista Thorsten Quaeschning aveva collaborato proprio in ‘Absolute Elsewhere’.

‘Rain’, per quanto possa apparire strano, si avvicina molto al tema iniziale di ‘Spinning Song’, opener dell’album ‘Ghosteen’ di Nick Cave; ovviamente si tratta soltanto di similitudini relative alla texture ambient del brano, non certo una mera scoppiazzatura alla quale i Blood Incantation non hanno bisogno di ricorrere, ma rende l’idea di come alcuni percorsi artistici talvolta possano incontrarsi anche se apparentemente distanti anni luce tra loro. ‘Rain’, quasi quattordici minuti di durata, a dispetto del titolo apre a sonorità più solari e ancora più magniloquenti degli altri brani, laddove delicate chitarre acustiche vengono avvolte da tappeti di tastiere in continuo crescendo. ‘Rain’ è un ulteriore viaggio nel cosmo sonoro dei Blood Incantation, che sul finire del brano riporta per ovvi motivi alla fine di un viaggio, come se la nostra navicella spaziale stesse atterrando dopo le esplorazioni cosmiche di ‘The Stargate’ e ‘The Message’, le due suite divise in movimenti dell’album ‘Absolute Elsewhere’.

“Due composizioni estremamente articolate (circa 45 minuti) per un viaggio interstellare avventuroso in terre e mondi sconosciuti, tra atmosfere ora dilatate e ora inquietanti e cupe ma dotate di una grande forza evocativa. Un album che abbatte ogni frontiera per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima” scriveva il collega Giuseppe Bellobuono due anni fa nella recensione ad Absolute Elsewhere.

A conti fatti ‘All Gates Open’ è un album per i die-hard fan del gruppo americano, ma l’ascolto delle tracce strumentali durante la visione del documentario sarà un vero viaggio interstellare, oltre ogni confine, ferma restando l’importanza del resoconto video delle registrazioni di ‘Absolute Elsewhere’.

‘All Gates Open’ in fondo è il completamento sonoro del disco al quale fa riferimento, mostrando ancora più marcatamente le universali strategie compositive di un gruppo che tra qualche decennio verrà ricordato senza timore di smentita come uno dei più influenti di questa epoca.

 

 

Tracklist

01. Balance
02. Flight
03. Dawn
04. Rain

Lineup

Paul Riedl: Vocals, Guitar
Isaac Faulk: Drums
Morris kolontyrsky: Guitar
Jeff Barrett: Bass