If I Die Today – I Felt Nothing
Il 15/06/2026, di Nicola Neso.
Gruppo: If I Die Today
Titolo Album: I Felt Nothing
Genere: Hardcore
Durata: 35 min min.
Etichetta: Co-prodotto da Tifone Crew, Vollmer, Flamesdontjudge, Shove records, Poison hearts, Oltraggio produzioni e Masseria Autogestita
Qualche mese fa, di fronte all’ennesimo, ottimo, bicchiere di rosso piemontese, Marco e Morgan mi assicuravano che il nuovo disco della loro band, gli If I Die Today, sarebbe stato nelle mie corde. Complice il grado alcolico e una certa diffidenza di fondo verso l’eccessiva frenesia dei bpm, decisi di rimandare il giudizio a una fase successiva rispetto ai seppur ottimi demo che lì per lì mi fecero sentire. Avvicinarsi definitivamente e convintamente all’hardcore, per chi è cresciuto musicalmente con i ritmi ossessivi del post metal più cervellotico, non è compito semplice. Ma se ciò è stato possibile, per chi scrive, è stato anche grazie a questi ragazzi, soprattutto dopo aver visto una loro performance live a dir poco travolgente al Low-L fest di un paio di anni fa. Proprio all’ormai iconico festival lodigiano-piacentino, Fresia (alla voce) e compagni presenteranno questo nuovo lavoro, “I felt nothing”, in uscita il 19 giugno.
Reduci dal devastante e furioso “The abyss in silence” (2022), i quattro piemontesi tornano con un disco che, per certi aspetti, risulta ancora più sconvolgente. Il lavoro precedente, caratterizzato da un dolore cieco e sordo a qualsiasi compromesso, frutto di una profonda e lacerante riflessione sulla perdita e il lutto, viene qui rielaborato dopo una decantazione musicale e comunicativa invidiabile. Riuscire a canalizzare il dolore, a renderlo efficace e propedeutico al superamento di un’esperienza traumatica è sintomo di una capacità catartica non comune in un genere musicale che spesso si avvita su se stesso e fatica a mettere in ordine le cose. Questo processo si traduce in un album che è un gancio d’incontro dritto alla mascella, preciso, chirurgico, da knock-out, e non una gragnuola di colpi alla cieca come il lavoro previo. Attenzione: senza il passaggio precedente, senza la “confusione” che rovescia il banco -in assenza della quale è impossibile esprimere qualcosa di altrimenti inesprimibile- risulta difficile poi rielaborare e canalizzare questa rabbia, renderla in un certo senso comunicativa. È il tratto umano di questa grande band: complicato poter fare ordine senza aver prima sparigliato le carte sul tavolo. È un disco maturo, ragionato, efficacissimo. È la trasposizione musicale della maturazione, appunto, (finalmente) cosciente della perdita e della separazione.
Il disco si articola su undici tracce permeate da un groove che sospinge riff di chitarra che prevalgono nettamente rispetto ai lavori precedenti e regalano un Morgan Ferrua in grande spolvero e decisamente più estroso rispetto al passato. La sezione ritmica è al solito devastante, e Manavella alle pelli picchia come un ossesso senza soluzione di continuità. La grande sorpresa di questo disco sono i bassi pieni e che travolgono costantemente l’ascoltatore: nei live della band il lavoro di Grasso al basso si percepiva già netto nella classica “botta” da ampli sotto cassa, e finalmente è distintamente apprezzabile anche sul disco. La voce di Fresia, beh, è sempre quella: potente, graffiante, lacerante e tormentata. Il lavoro è impreziosito da collaborazioni con artisti di primissimo piano del panorama pesante: Alex dei Rope (“Monsters”), Papero dei Tons (“Isolation”), Ale degli Infall (“Tar”) e Mare (“End”). Tutti e undici i pezzi sono di una potenza frastornante, ma dovendo scegliere le punte di diamante di questo lavoro ci sarebbe da soffermarsi su “Rachel” (straziante e violentissima), “Light” (per l’atmosfera sospesa e il notevole cambio di passo finale) e “Tar” (un duello di voci al cardiopalma). Ma si tratta di una scelta veramente ardua.
Ciò che non lascia dubbio è, invece, il fatto che di fronte al rosso piemontese, Morgan e Marco ci avevano visto giustissimo. Questo è un grandissimo disco, il cui privilegio, tra gli altri, è anche quello di piacere molto anche a chi non è un fan dell’hardcore più puro e della primissima ora. Quello che succede, insomma, con band universali e universalmente apprezzate come i Converge. E scusate se è poco ma non ditelo troppo forte perché gli If I Die Today potrebbero montarsi la testa. E la cosa peggiore è che ne avrebbero ben donde.
Tracklist
- Lungs
- King
- End (feat. Mare)
- Dark
- Monsters (feat. Alex Rope)
- Rachel
- Isolation (feat. Papero Tons)
- Light
- Cowards
- 1984
- Tar (feat. Ale Santa Infall)
Lineup
Marco – Voce
Morgan- Chitarra
Marco- Batteria
Andrea- Basso