If I Die Today – I Felt Nothing

Il 15/06/2026, di .

Gruppo: If I Die Today

Titolo Album: I Felt Nothing

Genere:

Durata: 35 min min.

Etichetta: Co-prodotto da Tifone Crew, Vollmer, Flamesdontjudge, Shove records, Poison hearts, Oltraggio produzioni e Masseria Autogestita

85

Qualche mese fa, di fronte all’ennesimo, ottimo, bicchiere di rosso piemontese, Marco e Morgan mi assicuravano che il nuovo disco della loro band, gli If I Die Today, sarebbe stato nelle mie corde. Complice il grado alcolico e una certa diffidenza di fondo verso l’eccessiva frenesia dei bpm, decisi di rimandare il giudizio a una fase successiva rispetto ai seppur ottimi demo che lì per lì mi fecero sentire. Avvicinarsi definitivamente e convintamente all’hardcore, per chi è cresciuto musicalmente con i ritmi ossessivi del post metal più cervellotico, non è compito semplice. Ma se ciò è stato possibile, per chi scrive, è stato anche grazie a questi ragazzi, soprattutto dopo aver visto una loro performance live a dir poco travolgente al Low-L fest di un paio di anni fa. Proprio all’ormai iconico festival lodigiano-piacentino, Fresia (alla voce) e compagni presenteranno questo nuovo lavoro, “I felt nothing”, in uscita il 19 giugno.

Reduci dal devastante e furioso “The abyss in silence” (2022), i quattro piemontesi tornano con un disco che, per certi aspetti, risulta ancora più sconvolgente. Il lavoro precedente, caratterizzato da un dolore cieco e sordo a qualsiasi compromesso, frutto di una profonda e lacerante riflessione sulla perdita e il lutto, viene qui rielaborato dopo una decantazione musicale e comunicativa invidiabile. Riuscire a canalizzare il dolore, a renderlo efficace e propedeutico al superamento di un’esperienza traumatica è sintomo di una capacità catartica non comune in un genere musicale che spesso si avvita su se stesso e fatica a mettere in ordine le cose. Questo processo si traduce in un album che è un gancio d’incontro dritto alla mascella, preciso, chirurgico, da knock-out, e non una gragnuola di colpi alla cieca come il lavoro previo. Attenzione: senza il passaggio precedente, senza la “confusione” che rovescia il banco -in assenza della quale è impossibile esprimere qualcosa di altrimenti inesprimibile- risulta difficile poi rielaborare e canalizzare questa rabbia, renderla in un certo senso comunicativa. È il tratto umano di questa grande band: complicato poter fare ordine senza aver prima sparigliato le carte sul tavolo. È un disco maturo, ragionato, efficacissimo. È la trasposizione musicale della maturazione, appunto, (finalmente) cosciente della perdita e della separazione.

Il disco si articola su undici tracce permeate da un groove che sospinge riff di chitarra che prevalgono nettamente rispetto ai lavori precedenti e regalano un Morgan Ferrua in grande spolvero e decisamente più estroso rispetto al passato. La sezione ritmica è al solito devastante, e Manavella alle pelli picchia come un ossesso senza soluzione di continuità. La grande sorpresa di questo disco sono i bassi pieni e che travolgono costantemente l’ascoltatore: nei live della band il lavoro di Grasso al basso si percepiva già netto nella classica “botta” da ampli sotto cassa, e finalmente è distintamente apprezzabile anche sul disco. La voce di Fresia, beh, è sempre quella: potente, graffiante, lacerante e tormentata. Il lavoro è impreziosito da collaborazioni con artisti di primissimo piano del panorama pesante: Alex dei Rope (“Monsters”), Papero dei Tons (“Isolation”), Ale degli Infall (“Tar”) e Mare (“End”). Tutti e undici i pezzi sono di una potenza frastornante, ma dovendo scegliere le punte di diamante di questo lavoro ci sarebbe da soffermarsi su “Rachel” (straziante e violentissima), “Light” (per l’atmosfera sospesa e il notevole cambio di passo finale) e “Tar” (un duello di voci al cardiopalma). Ma si tratta di una scelta veramente ardua.

Ciò che non lascia dubbio è, invece, il fatto che di fronte al rosso piemontese, Morgan e Marco ci avevano visto giustissimo. Questo è un grandissimo disco, il cui privilegio, tra gli altri, è anche quello di piacere molto anche a chi non è un fan dell’hardcore più puro e della primissima ora. Quello che succede, insomma, con band universali e universalmente apprezzate come i Converge. E scusate se è poco ma non ditelo troppo forte perché gli If I Die Today potrebbero montarsi la testa. E la cosa peggiore è che ne avrebbero ben donde.

Tracklist

  1. Lungs
  2. King
  3. End (feat. Mare)
  4. Dark
  5. Monsters (feat. Alex Rope)
  6. Rachel
  7. Isolation (feat. Papero Tons)
  8. Light
  9. Cowards
  10. 1984
  11. Tar (feat. Ale Santa Infall)

Lineup

Marco – Voce

Morgan- Chitarra

Marco- Batteria

Andrea- Basso