Elektradrive – LIVE!
Il 19/06/2026, di Fabio Magliano.
Gruppo: Elektradrive
Titolo Album: LIVE!
Genere: AOR, Hard Rock, Melodic Rock
Durata: 92 min.
Etichetta: Andromeda Relix
Ci sono dischi dal vivo che documentano una band. E poi ci sono dischi che ti trascinano dentro una storia, dentro una città, dentro una vita intera passata a credere in un certo modo di intendere il rock. Questo ‘LIVE!’ degli Elektradrive appartiene senza esitazione alla seconda categoria.
Lo dico da piemontese, con quella familiarità quasi istintiva che si ha quando certi nomi non sono solo “storia del rock italiano”, ma sono anche un pezzo di identità personale. Gli Elektradrive non sono mai stati una band qualsiasi: sono stati — e restano — una dichiarazione d’amore all’hard rock melodico, quello suonato con il cuore aperto e la schiena dritta, senza mai rincorrere mode o compromessi. E questo doppio live, pubblicato per Andromeda Relix, arriva oggi come una fotografia viva, pulsante, quasi testarda nel suo rifiuto di sembrare “archiviata”.
C’è qualcosa di profondamente umano in questo ritorno. La formazione originale, riunita dopo anni, non si limita a ripercorrere un repertorio: lo riabita. Elio Maugeri canta come se ogni parola fosse stata tenuta in sospeso per decenni, Simone Falovo disegna le chitarre con quella eleganza che non ha bisogno di dimostrare niente a nessuno, e intorno tutto il resto respira come una macchina perfettamente imperfetta — ed è proprio lì che nasce la verità del live. Quando Falovo parla di “qualche leggera imperfezione”, viene quasi da sorridere: perché se c’è una cosa che questo disco non nasconde è proprio il battito umano, quel tremolio che separa un’esecuzione da una testimonianza.
‘LIVE!’ non è un semplice best of suonato davanti a un pubblico. È un viaggio che attraversa quarant’anni senza mai sembrare un esercizio nostalgico. Si parte con ‘Take Off’ e ‘Secret Of The Holy Grave’ e subito si capisce che non c’è nessuna intenzione di fare finta: il suono è pieno, compatto, ma soprattutto vivo. Le voci si intrecciano nei cori come se la band fosse ancora quella promessa iniziale degli anni ’80, quando tutto era ancora da conquistare e il futuro sembrava una strada aperta verso qualcosa di enorme.
Poi arrivano episodi come ‘Lord Of The Rings’ o ‘The Riot Of The Young Guns’, e lì succede una cosa che nei live non è affatto scontata: la continuità emotiva. Non senti il passaggio del tempo, non senti lo stacco tra le epoche discografiche. Senti invece una coerenza quasi ostinata, come se questi brani fossero stati scritti tutti nello stesso respiro creativo. E quando riemerge ‘Brainstorm’, all’esordio assoluto della band, non è nostalgia: è consapevolezza. È la prova che certi gruppi nascono già completi dentro la loro visione.
La parte centrale del primo disco ha momenti che ti restano addosso. ‘Time Machine’ non è solo un titolo perfetto: è proprio quello che accade. Le tastiere di Eugenio Massanero aprono spazi che non sono semplici arrangiamenti, ma veri corridoi emotivi. E quando la band rallenta, come in ‘Lucille’ o ‘Still Remember’, succede qualcosa di ancora più raro: il pathos non diventa mai retorica. Rimane sempre controllato, elegante, ma profondamente sentito.
Il secondo disco apre un’altra finestra, forse ancora più cinematografica. ‘Prelude To A Hero’ e ‘Fly High (Hero)’ sembrano arrivare da un altro immaginario, ma è solo un’impressione: sono sempre loro, solo più consapevoli, più larghi, più maturi. Eppure non c’è mai quel distacco tipico delle reunion “di mestiere”. Qui si percepisce una band che ha ancora qualcosa da dire, e soprattutto che ha ancora voglia di dirlo insieme.
‘Snake 92’ è uno di quei momenti in cui capisci quanto gli Elektradrive abbiano sempre giocato con le sfumature, senza mai irrigidirsi in una formula. E poi ‘Big City’, ‘Pain’, ‘Magic Lamp’: ogni brano sembra una diversa declinazione dello stesso linguaggio, che è quello di un hard rock melodico che non ha mai avuto bisogno di gridare per farsi ascoltare.
Arrivando verso la fine, ‘Back On The Road’ e ‘Escape From The Rock’ hanno qualcosa di simbolico, quasi inevitabile. Non suonano come chiusure, ma come dichiarazioni di permanenza. Come a dire: siamo ancora qui, e non per nostalgia.
La verità è che questo disco fa anche un po’ male. Non per quello che è, ma per quello che rappresenta. Perché ascoltandolo viene spontaneo chiedersi come sia possibile che una band di questo livello sia rimasta troppo spesso ai margini di una scena che ha premiato altro, talvolta meno autentico, meno vissuto, meno necessario. Ma forse è proprio questo il destino di certi gruppi: diventare culto non per mancanza di valore, ma per eccesso di integrità.
Se esiste una giustizia musicale, questo ‘LIVE!’ dovrebbe essere ricordato non come una semplice celebrazione, ma come una conferma definitiva. Gli Elektradrive non tornano: continuano. E nel farlo ci ricordano che l’hard rock melodico, quando è suonato così, non invecchia mai. Respira.
E alla fine, resta solo una sensazione, molto piemontese anche quella: rispetto. Profondo, sincero, e un po’ orgoglioso.
Tracklist
- Take Off
- Secret Of The Holy Grave
- Lord Of The Rings
- The Riot Of The Young Guns
- Brainstorm
- Dirty War Of Bloody Angels
- Lucille
- Time Machine
- Still Remember
- Evil Empire
- Prelude To A Hero
- Fly High (Hero)
- Snake 92
- Big City
- Pain
- Magic Lamp
- St. Valentine’s Day
- A Man That Got No Heart
- Back On The Road
- Escape From The Rock
Lineup
Elio Maugeri – voce
Simone Falovo – chitarra
Eugenio Massanero – tastiere
Stefano Turolla -basso
Alex Jorio – batteria