Abyssian – Let Me Die Under the Stars
Il 08/07/2026, di Filippo Corso.
Gruppo: Abyssian
Titolo Album: Let Me Die Under the Stars
Genere: Dark, Doom Metal, Gothic Metal
Durata: 48:36 min.
Etichetta: Black Widow Records
Che gli Abyssian siano una delle realtà più interessanti del panorama italiano dark-gothic-doom è ormai una certezza condivisa tanto dai fan quanto dagli addetti ai lavori. Dopo lavori intensi e carichi di fascino come ‘Nibiruan Chronicles’ del 2016 e ‘Godly’ del 2021, la creatura musicale ideata da Roberto Messina, già fondatore dei Sinoath, continua a dimostrare una notevole solidità artistica ed una precisa identità stilistica.
Con ‘Let Me Die Under the Stars’ la band accentua ulteriormente il lato più dark della propria proposta, affidandosi anche alla convincente interpretazione vocale di Umberto Vono, in grado di alternare profondità espressiva e potenza con grande naturalezza. Sin dall’opener strumentale ed eterea ‘In My Time of Forlorn’ emerge chiaramente la volontà di costruire un viaggio sonoro immersivo, dominato da atmosfere sospese, malinconiche e dense di fascino.
Il cuore del disco è rappresentato dalle tre composizioni che condividono il titolo ‘Let Me Die Under the Stars’, veri pilastri dell’intero concept e perfetta sintesi delle coordinate stilistiche degli Abyssian. In questi episodi la band riesce a fondere con efficacia pesantezza doom, aperture melodiche ed un gusto quasi cinematografico. Le chitarre si muovono con sensibilità tra riff portanti ed assoli ricchi di pathos, mentre la sezione ritmica accompagna l’ascoltatore in uno scenario rarefatto e decadente. Particolarmente ammaliante la parte terza, impreziosita da passaggi narrati e soluzioni sonore che amplificano ulteriormente l’impressione di trovarsi di fronte a scenari alieni, antichi e misteriosi.
L’intero album privilegia la profonda costruzione emotiva rispetto all’impatto immediato, scelta che dona coesione all’ascolto ma che, in alcuni frangenti, limita leggermente la capacità dei brani di imprimersi con decisione sin da subito. Gli Abyssian sembrano infatti concentrarsi maggiormente sulla cura dei dettagli e sull’uniformità espressiva, mantenendo costante quell’aura cosmica e decadente che caratterizza l’opera dall’inizio alla fine.
A spezzare parzialmente questo splendido equilibrio interviene ‘Back to Tilmun + AD2025’, episodio più robusto e diretto, vicino a sonorità si doom ma più’ ancorate al metal. L’inizio del brano introduce dinamiche differenti rispetto al resto della tracklist, senza però apparire fuori contesto; con il procedere della composizione tutto torna gradualmente entro coordinate più vicine all’anima contemplativa ma sempre possente in musica del disco, creando un buon equilibrio tra forza e ricercatezza atmosferica.
La conclusione affidata ad ‘Avalon’ riporta invece la musica su territori più soffusi e crepuscolari, lasciando emergere in maniera definitiva la capacità della band di costruire paesaggi sonori suggestivi e coinvolgenti. È proprio in questa dimensione sospesa tra misticismo cosmico e la buia appartenenza che gli Abyssian trovano il loro principale punto di forza, sostenuti da arrangiamenti curati e da una produzione pulita in grado di valorizzare ogni sfumatura del sound.
In definitiva, più che puntare sull’immediatezza, gli Abyssian scelgono di accompagnare l’ascoltatore all’interno di un percorso fatto di suggestioni oscure, carica emotiva e scenari dal fascino enigmatico. ‘Let Me Die Under the Stars’ è un lavoro che richiede tempo e attenzione, ma che proprio nella sua natura introspettiva riesce a trovare la propria forza più autentica.