Klimt 1918 – Àmor
Il 24/07/2026, di Alessandro Ebuli.
Gruppo: Klimt 1918
Titolo Album: Àmor
Genere: Post Rock/Metal
Durata: 60 min.
Etichetta: Prophecy Productions
Ricordo perfettamente il momento in cui i Klimt 1918, ben ventitré anni fa, esordirono con ‘Undressed Momento’. Pensai ci siamo, finalmente una band italiana riesce a emozionarmi con un fresco Post Rock/Metal che non sia quello degli Anathema e dei Katatonia che, ricordiamolo, in quegli anni avevano definitivamente abbandonato il Metal degli esordi per dedicarsi a sonorità più rarefatte e liquide, meno aggressive ma certamente più riflessive e suadenti. Poi arrivò ‘Dopoguerra’ e fu una piacevole conferma, segno che i romani facevano sul serio. Sono passati lustri da quelle pubblicazioni e un momento di stop durato dieci anni che mi aveva fatto pensare alla definitiva dipartita del gruppo, lasciandomi un po’ di amaro in bocca. E invece, a dispetto delle mie previsioni, ecco arrivare un nuovo album, ‘Àmor’, che senza troppi giri di parole è un’opera strabiliante. La musica dei Klimt 1918 non è immediata, necessita di attenzione e certamente di uno stato d’animo predisposto all’ascolto; brani complessi per struttura e arrangiamenti che muovendosi sinuosi arrivano nel profondo dell’anima e scavano fino a raggiungere ogni più nascosta emozione. Il gruppo si muove come detto nei territori del Post Rock/Metal, che tanto deve allo Shoegaze e a certo Dream Pop, suo diretto discendente. Da qui nascono i brani del gruppo, complessi, stratificati eppure estremamente sognanti, con un gusto per la melodia straordinario. L’opener ‘Dream Core’ ne è esempio calzante, con voci rarefatte e chitarre delicate, mai invadenti, con un gusto rétro nello stile dei capostipiti dello Shoegaze, i My Bloody Valentine, che prosegue nella suggestiva ‘Aventine’, sulla stessa linea melodica della precedente, ancora delicata, suadente, lieve nel proprio incedere deciso. In ‘Nihil Vltra’ giungono echi di Sigur Ròs, con melodie carezzevoli che rimandano a luoghi freddi e inesplorati del nord Europa, salvo poi tornare al calore mediterraneo nelle sezioni più riflessive e Ambient. La più nervosa ‘Nexus’ riprende il filo lasciato in sospeso con altre importanti influenze della band provenienti dalla New Wave – Joy Division in primis – e dalla Dark/Goth – The Cure, of course, ma anche Bauhaus -, che qui ricorrono maggiormente nella compagine basso/batteria; ‘Un Eté Invincible’ torna allo Shoegaze più puro, ma riesce a mantenersi distaccata e vivere del proprio carattere, con un fantastico intreccio sul finale tra ritmica e chitarra, risultando uno dei brani più validi e convincenti dell’opera. Così come ‘Arcade’, capace di alternare parti evocative e sognanti ad esplosioni soniche in cui è sempre la chitarra a spiccare insieme alla magistrale prova vocale di Marco Soellner, il tutto naturalmente sorretto da un basso pulsante e da un drumming incisivo, ben presente, mai invadente. Il singolo anticipatore dell’album, ‘Petricore’, è il filo che ricuce lo strappo tra il monolitico doppio album ‘Sentimentale Jugend’ e il nuovo ‘Àmor’, mentre ‘Aftersun’ mi ha ricordato i Jesus And Mary Chain, ma si tratta di suggestioni date da un ascolto serale in cuffia, ad occhi chiusi, a mio modesto avviso il modo migliore per godere della lacerante malinconia generata dalle composizioni dei Nostri. Nella conclusiva e circolare ‘Mountain’ i Klimt 1918 tornano a lambire le numerose influenze sopra citate, con un importante tocco alla The Cure che non avrebbe fatto sfigurare questo brano meraviglioso su ‘Disintegration’ o ‘Bloodflowers’. Ho citato ‘Un Eté Invincible’ tra i brani più convincenti di ‘Àmor’, ma al prossimo ascolto potrei menzionare la delicata ‘Eros’, con un sottofondo di Sax ammaliante, oppure ‘Dream Core’ che vive del magma sonoro del Dream Pop di Beach House e pure di certe ambientazioni care persino ai Royksopp, sicuramente più legati all’elettronica ma che in fatto di melodie Shoegaze ne sanno quanto basta. Ogni nuovo ascolto fa crescere la bellezza di questo disco che in ogni nota sprigiona purezza, gusto, nuove e brillanti sfumature pregne di sovrapposizioni e sovrastrutture. ‘Àmor’ è un album incantevole, in cui la meraviglia e lo stupore per la finezza di ogni composizione lascia ogni volta sempre più incantati. Più di una riconferma, se mai ne avessimo avuto bisogno, un gradito e tanto atteso ritorno. Complimenti, strameritato Top Album per Metal Hammer!
Tracklist
01. Dream Core
02. Aventine
03. Nihil Vltra
04. Eros
05. Nexus
06. Un Eté Invincible
07. Arcade
08. Àmor
09. Petricore
10. Aftersun
11. Mountain
Lineup
Marco Soellner: Vocals, Guitar
Claudio Spagnuoli: Guitar
Davide Pesola: Bass
Paolo Soellner: Drums